Ritrovare la Tramontana

Quando ho deciso di dedicare ad Elvezia una pagina, ho deciso di focalizzare la mia attenzione sul passato, su come la sua carriera è cominciata e il percorso che l’ha portata alla magnifica persona che è! Ma per l’Elvezia di oggi non si può pensare a scostarla dalla sua casa, immersa nei boschi, un rifugio non solo per lei ma per le persone che le sono vicine…

vi ripropongo prima di cominiciare quello che ho scritto su di lei su Airbnb sito specializzato nella ricerca di alloggi di charme in tutto il mondo evitando gli impersonali alberghi e mettendo a disposizione un ambiente confertevole e perché no anche artistico:

Quando conosci Elvezia e il suo mondo, ti senti in un posto che raccoglie tutti i posti insieme! La nostra conoscenza è avvenuta in un lontano pomeriggio, quando una stagista un po’ cicciotta ha illustrato a una donna affascinante e solare le opere di un’altra artista, senza sapere che con un’artista ci stava parlando! Dopo qualche tempo eccoci in un altro posto, altrettanto affascinante, che non era casa di Elvezia ma lei era dovunque! Sorseggiando un infuso e gustando con gli occhi tutto quello che lei esprime attraverso i suoi gioielli e i suoi vestiti. Tutto e ancora di più l’ho ritrovato nella casa lato Tramontana, in un posto protetto in cui la natura si esprime in tutto il suo cambiamento e attraverso dettagli di gusto e persone piacevoli che ti accolgono con chiacchiere, sorrisi e con gustosità varie, ti fa evadere dal quotidiano a due passi da tutto quello che lo è! Un posto dove scappare e poi lasciare senza il rimpianto di un posto di vacanza, perché vicina e vivibile in tutti i suoi ambienti. Se vuoi la Guest House si tramuta in un’isola del pacifico, oppure nella meta prediletta degli appassionati di montagna o ancora nel rifugio di una misteriosa e luminosa donna francese. Da conoscere!

Quattro ore con Elvezia Allari è stato dare un taglio alla comunicazione, il mio cellulare decide di non esserci con nessuno e godersi invece un rapporto con il verde, che nonostante la mia vita campestre, tendo a sfuggire. A Tramontana e abbastanza alta per vedere da un lato la pianura e la zona dei colli ancora con verdeggianti campi, dall’altra il bosco, abitati da leggiadri animali che in particolari ore del giorno, ma con la certezza di non essere disturbati, si mostrano nel giardino “abitato” da Julies et Jim, la casa è invece spesso al centro del mondo, per gli ospiti che da ogni dove vengono a soggiornarci!

La tua formazione si è svolta nel campo della ceramica e successivamente nel restauro, in particolare della pietra e dell’affresco. Ma la vita ti ha portato a fare altro, come hai cominciato?

La scuola di restauto l’ho intrapresa per una “tradizione” di famiglia, mio padre aveva una ditta di restauro e decorazione. Mi interessava tutto quello che riguardava l’arte e dalla scuola Engim del Patronato Leone XIII di Vicenza ho appreso in particolare lo studio delle tecniche e dei materiali più disparati. Poi dopo la conoscenza con Giovanni Todescato, attore e direttore artistico dell’Ensemble Vicenza Teatro, ho iniziato come scenografa per cinque anni. L’ultimo lavoro di scenografia l’ho realizzato per un progetto che è stato portato successivamente a Malta.

Dalle tue precedenti interviste ho scoperto che il tuo approccio con il silicone è avvenuto per caso, nel 2006 lo consideravi il materiali migliore per è ancora così?

Ho scoperto il silicone per caso proprio quando stavo realizzando la scenografia per Ensemble Vicenza Teatro, sempre sotto la direzione artistica di Giovanni Todescato, in occasione dello spettacolo a Malta. Con il solo colore non trovavo un modo soddisfacente per rendere la cornice di una finestra, e allora ho trovato il silicone e ho provato. Ne sono rimasta soddisfatta e dopo ho cominciato tracciando cerchi di silicone e aspettando che si indurissero. Da lì vari progetti come quello dell’abito da sposa presentato al MART di Rovereto L’altalena. Quadro di donne con sposa, composto da burka originale, proveniente dall’Afganistan, da Il mio futuro abito da sposa e da burka in silicone decorato con gocce di vetro, con il testo e la regia di François Bruzzo. Ispirante la figura di Marcel Duchamp. Dalla tridimensionalità passo al bidimensionale realizzando anche le tende per la casa e nel 2001, ho cominciato anche con i monili, il silicone ha la consistenza della glassa e così sono nati i Budini da passeggio, Prendimi per l’affusolato collo, titoli ludici, come i gioielli accompagnatori, come i bracciali Accompagnatori, impossibili da indossare da soli e da favorire così un approccio dolce e non verbale, con l’altro sesso.

Nel 2007 durante una tua mostra a Padova hai affermato “oggi il silicone nella donna è una sorta di burqua per le occidentali, è un materiale dietro il quale nascondersi” la pensi ancora così?

Si! Leggendo il libro di Fatima Mernissi L’Harem e l’occidente (Giunti editore), riguardo la taglia 42, ho capito che viviamo in una società che ci impone delle costrizioni. Non esiste nessuna differenza tra il burqua orientale e quello occidentale! Dopo aver compiuto un certa età le donne entrano in un’altra consapevolezza.

Gli abiti in silicone sono di taglia 36, praticamente una magrissima, nel 2007 l’intervista di Ines Thomas era lagata alla denuncia nei confronti del sistema moda! Ma bisogna pur riconoscere che anche una Bibbia della moda come Vogue, ormai dedica alla donna curvy interi numeri. Secondo te la donna moderna è ancora ossessionata dalla taglia perfetta?

Si! Perfezione dall’aspetto al modello di comportamento, essere una moglie, madre, compagna, lavoratrice perfetta. Bravissime in tutto e multitasking. Invece dovrebbe essere bello essere imprevedibili e donne che rendono la vita non ripetitiva.

Cosa ti ha ispirato di più nel tuo lavoro?

Io sapevo di diventare questo! Quando da piccola mi facevano l’orribile domanda “Cosa vuoi fare da grande?” e le altre mie compagne dicevano la parrucchiera ecc.. io dicevo di voler sposare un pittore pazzo, perchè sarebbe stato veramente un lavoro. L’ispirazione è nata prima con mio zio, era fotografo, ricordo la magia della camera oscura, da un foglio bianco poi usciva l’immagine. Oppure quando mi portava a fotografare con lui. Quando è morto, l’ho vissuto come un tradimento. Anche mio nonno paterno dipingeva, immagini naïf con i colori violenti alla Ligabue. Nel garage dipingeva l’Argentina ma con ricordi personali e irreali, ad esempio le palme che nella pampas non ci sono. Lui mi ha incoraggiata all’arte.

Che rapporto hai con le tue creazioni?

Sacralità! Assenza di tempo! Quando inizio a lavorare il tempo passa velocemente e poi sono molto legata, li sento come pargoli, ci tengo a sapere dove sono in che casa. Ma poi alla fine come le persone che ami devi lasciarle andare!

L’uso del merletto, naturalmente realizzato con altri materiali, è un richiamo alla tradizione, che importanza riveste nel tuo lavoro?

La tradizione è presente, il ricamo delle tovaglie, delle lenzuola, delle tende.

Esordisci in teatro come scenografa, anche in questo caso scegli i materiali di recupero con le quali realizzi 21 tavole dei Sillabari di Parise. Ricordi di questo inizio? E il nuovo lavoro?

Erano ancora i tempi dell’Ensemble Vicenza Teatro, sempre con la direzione artistica di Giovanni Todescato,  e ho realizzato 21 tavole per il foyer del Teatro Astra di Vicenza, sul tema dei Sillabari di Parise, per la loro realizzazione ho usato anche l’antirombo! All’epoca, circa quindici anni fa, il materiale riciclato non era tanto conosciuto, ora invece c’è un abuso. Ho amato questo materiale per la storia che già porta con se, per lo spessore di memoria. Invece al Teatro Astra di Schio è inziato l’avventura di Blanche, un vero gruppo di persone che mette a disposizione le rispettive capacità e peculiarità. Nel novembre 2011 il gruppo Blanche nasce da una mia scultura e dal testo della scrittrice marchigiana Silvia Seracini. Un’anonima spettatrice distribuiva ai presenti un invito, ed ecco nella pagina fb della comunità la descrizione dell’eterea ragazza: Audace viaggiatrice solitaria, Blanche appare alla perenne ricerca del compagno ideale – che si tratti forse di un buon libro?!

Il gioiello è una delle tue ricerche principali. Come è iniziata? Quanto è stato importante il fattore Vicenza con la sua realtà artigianale che ne fa una delle capitali?

Il fattore Vicenza assolutamente no, non ho mai visto la Fiera dell’Oro. L’avvicinamento al gioiello comincia con divertimento, sempre quando sperimentavo con il silicone, collaborando agli inizi anche con l’attrice Valentina Ferretto che adesso veste i panni di Blanche come performer. La donna comunica sempre per mezzo dell’oggetto non usando la parola!

 Cosa rappresenta la Guest House per te?

La somma di tutto quello che posso fare e ho fatto, non è un posto che si usa sono per il pernottamento ma vi è un coinvolgimento di più artisti che sento affini. Una somma di tutte queste esperienze che rendo visibile a tutto il mondo creando uno scambio di culture e ben venga la collaborazione con altre realtà. Giovanni Todescato, nipote di Achille Girotto in arte”Eliseo”, era uno dei più cari amici di Neri Pozza e al’epoca membro del Gruppo  Calibano, ha delegato Elvezia di portare avanti la gestione della casa che ha ospitato sempre scrittori, artisti, un circolo di amici che scrivono, pensano, OZIANO. Inoltre la prima mostra di Elvezia, ironia del destino, è stata da Virgilio Scapin, altra persona importante nella vita culturale della città e amico di  Achille Girotto e di Pozza,  nella libreria … ormai ex, in Contrà Do Rode!

Oltre la Tramontana c’è anche Venezia nel mondo di Elvezia! Parlaci un po’ della laguna.

A Venezia sono socia con altri otto artisti dello spazio nel ghetto ebraico, la Françoise Calcagno Art Studio, abbiamo formato il gruppo Boiler,  ed essere a Venezia è essere in un mondo internazionale. La galleria realizza sia collettive che mostre personali dedicate agli artisti soci ma non solo. La prossima collettiva è prevista per il prossimo novembre. La gestione della galleria rimane a Françoise Calcagno, ma gli artisti non sono solo italiani. E poi il contrasto con il mondo degli abitanti del ghetto che è molto legato alle sue tradizioni quindi la ventata di novità portata dalle attività della galleria crea un contrasto interessante!

Il mio pomeriggio all Guest House, prosegue nella visita delle zone riservate alle sue opere, con opere sue e di altri artisti, a partire  dai quadri che raffigurano i melograni di Patrizia Girardi, che sono il pretesto per lo studio della parte femminile più dolce… un po’ l’orgine del mondo fatta con i melograni. Anche il letto è d’autore, a forma di barca e che ci culla dell’architetto Federico Motterle sopra la testata un quadro di Elvezia della serie dei Sillabari, la lettera A.  Nella camera blu alcuni pezzi preparati da Elvezia per alcune scenografie e che rivivono attraverso gli occhi di tutte le persone che soggiornano presso la Tramontana. Nella zona pranzo una credenza custodisce i dolci monili da passeggio e i mondi di Elvezia, Angela Simone e i suoi monili di carta, Suvi Maria Tirronen e i suoi animali fantastici, ricordo della sua Finlandia. Le memorie e i libri d’artista di Françoise Calacagno, ma anche gli schizzi di Tono Zancanaro. Le fotografie di Ivana Galli mentre in cucina troviamo la storia dei padroni di casa, le fotografie di Giovanni Todescato durante le sue prove d’attore, le locandine degli spettacoli, la fotografia dello zio di Giovanni, Achille  e la riproduzione di un articolo dedicato a quelli del Calibano, scritto da Virgilio Scapin, ora anche il mio passaggio è lì! Passiamo nello studio di Elvezia, dominato dalla sua ultima creazione autunnale per la prossima primavera, ma non svelo niente … i suoi abiti di carta velina che racchiudono semi, per creare in maniera poetica il vostro giardino. Abiti geografici con cui evadere pur rimanendo in città. Gli abiti musicali, realizzati con spartiti d’epoca. Dalle finestre della Guest House la natura si incornicia e ritroviamo Jules et Jim, due gentilissimi spaventapasseri che custodiscono l’orto e il bosco e le altre creature. Compresi i gattoni che vigilano sugli ospiti, carezze comprese.

Il tempo è passato velocemente, complice il tepore di un sole autunnale che ha colorato le foglie e riscaldato la nostra pelle e la nostra anima, consapevole di essere al contempo immersa nel verde tra i colli vicentini e centro di un immenso mondo! Pronta per nuovi ospiti e per nuovi mondi, Elvezia vi aspetta.

www.elvezia-allari.it

La casa Guest House “La Tramontana” è presente su FB con una pagina dedicata, sul sito airbnb, booking, agoda, benitalia, vitourism.

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