Si cade per rialzarsi più forti

Nuova esperienza teatrale vissuta al Teatro Astra con uno spettacolo che ci pone davanti alla diversità.

Sul palco colorato da foglie arancioni simbolo dell’autunno, persone diversamente abili e attori consolidati si sono uniti in un viaggio corale che si interroga sul valore della vita.

Che suono ha una foglia quando cade? Che suono ha un frutto maturo quando cade? Che suono ha il nostro corpo quando cade? Potrebbe essere un suono ovattato e greve ma potrebbe essere anche silenzioso se nessuno si accorge della caduta.

Durante la restituzione mi sono persa parte della trama, per calarmi completamente in ogni movimento e in ogni passaggio della danza che gli attori e performer hanno saputo regalarci. Ci sono stati anche momenti di coinvolgimento tramite canzoni popolari interpretate dall’attore Vasco Mirandola.

Tutti abbiamo il nostro angelo, pensate io ne ho uno reale che mi protegge ogni giorno, ma spero e ogni tanto percepisco, quello immateriale che ogni tanto mi abbraccia con le sue ali candide.

Mi sono resa conto che il ruole degli artisti con o senza diversità è proprio speciale, ponendo davanti le fragilità, che ognuno di noi ha! Nella voce di ognuno di loro c’era la forza di voler esprimere l’amore che hanno per l’opportunità che gli è stata data.

Complimenti ad Antonio Viganò che a Bolzano ha deciso di rompere delle barriere culturali che ancora ci ingabbiano. Non sono più persone che hanno bisogno di assistenza ma abbiano noi bisogno di loro. Si tratta di una realtà unica nel panorama nazionale, costituita da attori che hanno un handicap cognitivo. La compagnia collabora con lo storico Teatro La Ribalta.

Di Antonio Viganò con Michele Fiochhi, Vasco Mirandola, Anna Traunig, Mathias Dallinger, maria Magdolna Johannes, Rodrigo Scaggiante. Regia e scene Antonio Viganò, coreografia di Julie Anne Stanzak, scene e costumi di Tessa Battisti, direzione tecnica Enrico Peco.

Vivere o morire 

Una serata all’insegna delle forti emozioni quella vissuta venerdì sera al Teatro Astra.

La compagnia César Brie affronta con l’ausilio del mito di Orfeo ed Euridice una questione sempre controversa e che spacca l’opinione pubblica, l’eutanasia!

La storia trasposta in chiave moderna, vede protagonisti due ragazzi normali con il desiderio di passare la vita assieme, fatta di tappe da raggiungere insieme ma il destino ha disposto diversamente!

A seguito di un’incidente la vita di Euridice si spezza rimanendo per più di quindici anni nel Limbo, mentre Orfeo tenacemente lotta per lei!

Ma lotta anche per un diritto, che dal regista è espresso chiaramente, rendere libere le persone di scegliere come vivere e perché morire.

Personalmente non riesco a schierarmi nettamente, non saprei se la mia parte egoista saprebbe farsi da parte e accettare di non vedere più il corpo della persona che devo lasciare. Ma è stato inevitabile pensare al mio addio forzato e così riaffiora l’eco del mio grido il mio NO EGOISTA.

Il lavoro presentatoci è anche una riflessione sull’amore. Cosa significa questa parola che usiamo e abusiamo pronunciandola spesso e altrettanto spesso in maniera poco opportuna? Forse preferire sempre e comunque il meglio per l’altro anche se a volte il meglio è il dividersi.

Tenerezza forza, rabbia sono alcune  sfumature delle sensazioni che ho provato durante il lavoro, stringendo la mano della persona che mi è accanto nella vita.

Oggi appena arrivata al lavoro sono andata a trovare Orfeo, nascosto e solitario,  poco riconosciuto e defilato dal percorso musicale. Da solo canta la sua disperazione e il suo amore così tanto forte da perdere per sempre la possibilità di stringere Euridice.

Naturalmente non posso dimenticarmi degli attori, Giacomo Ferraù, nella doppia veste di Orfeo/Giacomo e di un simpaticissimo Caronte dall’accento spiccatamente siculo e Giulia Viana di Eco di fondo. Il testo e la regia di César Brie, produzione di Teatro Presente/Eco di fondo. Costumi di Anna Cavaliere e le musiche di Pietro Traldi. Il disegno luci di Sergio Taddei.

Lo spettacolo è stato selezionato al Premio Inbox 2014.

Con l’occasione voglio ricordare che l’intero incasso della serata è stato devoluto a Curare a casa onlus, bella realtà della nostra città che offre un aiuto concreto alle famiglie che hanno anziani e malati irreversibili e come sostegno per le stesse famiglie. Una realtà che mi auguro si diffonda nel panorama nazionale perché spesso le famiglie sono sole e senza le necessarie capacità mediche. Si cercano sempre volontari che prendano naturalmente seriamente la loro missione, i candidati saranno formati con un corso apposito. Per sostenere Curare a casa è possibile fare offerte tramite bonifico, versamento postale, on line e offerta in denaro. Più in alto troverete il link diretto per avere maggiori informazioni sugli eventi e su tutte le vostre curiosità.

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L'Orfeo di Palazzo Leoni Montanari
L’Orfeo di Palazzo Leoni Montanari

Questione di feeling

Quando gli umani diventano terrestri, scoprono anche le relazioni! E non è sempre detto che le cosa vadano a lieto fine. Questo vale per le relazioni amorose ma anche per gli altri tipi di rapporti! Tutto questo e molto altro è stato portato in scena, sul palco del Teatro Astra, dal regista e coreografo Giulio D’Anna con OOOOOOOOO.

La prima fonte d’ispirazione del regista è stato il Museo delle relazioni interrotte di Zagabria, ed io che mi lamento del museo nel quale lavoro! Contiene i resti di quello che rimane di un amore finito male. Lo sappiamo tutti no? Ogni fine corrisponde ad una cicatrice che ci accompagnerà per il resto della vita, ripeto non solo le relazioni amorose!

E si sa, quando si parla di un argomento così intimo, ci mettiamo a nudo, mostrando la nostra parte più intima e delicata! Sperando di aver riposto nella persona giusta il proprio cuore! Infatti gli otto performer, di nazionalità diverse, hanno deciso di mostrarsi fragili (ma solo in apparenza) e hanno dimostrato di non aver paura del dolore ma di saperlo affrontare! Francesco Barba, Lana Caporda, Martina Gabrielli, Tiana Hemlock-Yensen, Anastasiia Liubchenko, Pavlos Marios Ktoridis, Maciej Sado e Isadora Tomasi vestiti di loro stessi, ma la vera intimità è costituita dalle loro storie, ogni intervento, ogni canzone è scelta per legarla ad un’esperienza realmente vissuta! Ma non dimentichiamoci la danza, componente essenziale, che esprimeva una lotta costante tra gli umani, uomini e donne che siano! Amore e odio, risentimento e paura, sensazioni che ci accomunano e che attraverso la danza si caricano di corporeità e armonia! L’armonia che potrebbe creare l’unico oggetto in scena, un pianoforte usato pochissimo, giusto per qualche accordo.

Le canzoni famose e non, sono stati interpretate con maestria dai performer che in un lavoro di condivisione si sono fidati gli uni degli altri. Lasciandosi cadere nei momenti di debolezza e caricandosi ognuno i pesanti fardelli dell’altro!

Con questo spettacolo sono anche ripresi i momenti di approfondimento dopo con la compagnia, per scoprire attraverso le parole del regista le sue suggestioni.

Scopriamo così il lavoro fatto per la creazione, la scelta dei ballerini e l’arduo lavoro di stendere un Cv non professionale, ma della loro vita personale. Annotando ogni elemento che sembrava rilevante, attraverso le persone che li hanno lasciati, gli amori finiti e le molte domande che necessitino di una risposta davvero convincente. La scelta del museo che ha ispirato Giulio D’Anna, uno spazio che dà la possibilità di riconoscersi in altre storie e poter dire, questo è capitato anche a me! Ma come abbiamo visto, ha esteso il suo racconto alle relazioni in generale. Anche gli spettatori hanno interagito con autore e ballerini, chiedendo se per loro sia stato un lenitivo al dolore, per le loro perdite. Per alcuni dei performer è stato così, sicuramente una terapia di gruppo. La scelta del pianoforte come unico oggetto di scena, è stato voluto da Giulio D’Anna, come elemento della sua vicenda personale, emblema del tema drammatico e delle potenzialità inespresse.

Dopo tornando a casa non facevo che canticchiare un ritornello di una canzone di Mina e Cocciante Questione di feeling

… Ah, ah, ah, ah… Ah, ah, ah, ah… 
questione di feeling. 
Ah, ah, ah, ah… Ah, ah, ah, ah… 
questione di feeling, solo di feeling. 

Così per scherzo fra di noi 
inprovvisando un po’, 
ti seguo pure vai. 
Oh, oh, oh, oh… 
La sera arriva, 
il giorno piano piano se ne va, 
ma se canti resta là. 

Ma so benissimo che la canzone di apertura è di un altro testo, quello di Morris Albert.

Feelings, nothing more than feelings
trying to forget my feelings of love
teardrops rolling down on my face
trying to forget my feelings of love.

Feelings, for all my life I’ll feel it
I wish I’ve never met you, girl
you’ll never come again.

Feelings, feelings
feel you again in my arms.

Feelings, feelings like I’ve never lost you
and feelings like I’ve never have you
again in my heart.

Allora buona ricerca miei cari terrestri, nell’attesa di vedere le versioni nazionali di un lavoro che affronta il tema dell’amore e delle relazioni in un mondo che nonostante tutta la tecnologia che può offrire ha proprio bisogno di relazioni vere!

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Un sud pieno di PALAMATI

La compagnia nO (dance first. Think later), rivelazione dell’ultima edizione del Premio Scenario con una segnalazione speciale, ci ha accolto al Teatro Astra, con un uno spettacolo che racchiude tutte le contraddizione del Sud.

Composta da attori tutti sotto i trent’anni e diplomati alla Scuola di Recitazione del Teatro Stabile di Genova, provengono da quel variegato sud con le sue bellezze e la sua indolenza! Il nome scelto, Treno fermo a Katzelmacher. Un guazzabuglio linguistico, un nome dispregiativo che si traduce in fabbricante di gattini, nome che definiva gli immigrati italiani, un fenomeno in piena ripresa.

Lo spettacolo mi è piaciuto ma non posso negare che mi abbia lasciato una sensazione di amaro in bocca ed è servita una notte per elaborarlo. E adesso nella mia mente ricostruisco storie e dettagli che mi attirano e mi fanno riflettere.

Appena avvistata la scenografia, ho ricevuto una sensazione nota, come di un posto già visto, ma si! Ecco dove! A pochi chilometri da casa mia, un paesino anonimo e triste, attraversato da una lunga statale, i bar affacciano su questa strada, unico segno di vita di un paese altrimenti addormentato. Eccolo lì, buttato sul palcoscenico, stessa “tecnica costruttiva”, stesse “decorazioni” come il manifesto del circo che non so come mai ma dalle mie parti sono sempre presenti, stesso “arredo urbano” ma soprattutto stessa indolenza. Da me ragazzi che vegetano e fanno passare la giornata senza far nulla li chiamiamo PALAMATI… una sorta di pesci! Ciondolano da una sedia all’altra, il lavoro non è un’esigenza se i genitori ti passano i soldi per benzina, sigarette ed altro, in cui si tira ‘a campà!

La vita dei ragazzi protagonisti di ieri sera, si consuma come una bibita, in un bar squallido, il cui nome evoca il posto da sogno, la località atlantica in cui si intrecciano le vite di nove ragazzi: tra un gelato, una corsa in motorino (rigorasamente pacchiano), la birretta e gli amorazzi, si arriva fino a sera.

Ma l’idillio, finisce quando nel paese arriva un uomo che getta scompiglio, gli fa mettere in dubbio il loro ruolo con le donne in quel posto di cui si credono i padroni. Le difficoltà linguistiche sono i problemi più evidenti, scommetto che anche il pubblico in sala ha avuto difficoltà a capire alcuni passaggi, ma dovrebbero essere pronti, la lingua è alla base dei lavori presentati al Teatro Astra. Divide e unisce alcuni gruppi di persone che alla difficoltà di parlare e di comunicare risponde con la violenza. Il nuovo arrivato è straniero in un posto conquistato, arriva senza diritti ma solo con doveri e con condizioni di vita che non riserveremmo neanche al nostro amico a quattro zampe. Le donne sono attratte da una nuova fisicità, dal fascino della scoperta, ma rimarranno presto deluse, il nuovo arrivato ha altre preferenze.

I drammi di una generazione si vivono aspettando quel famoso treno, ma fondamentalmente quando sentiamo che i passaggi a livello si stanno abbassando per far passare il convoglio, quello del lavoro, dell’opportunità, di un posto meno comodo, lo lasciano pure passare e battendosi il petto come per voler dire Peccati mei, dassa che vaci… tanto ne passerà un altro!

Ma nuovi sconvolgimenti peseranno su alcune decisioni, gravidanze improvvise, costringono a crescere, ma non del tutto.

Ma l’amore è nell’aria e due dei protagonisti cedono a questo impulso: lo straniero e il ragazzo della comitiva! Amore non accettato da nessuno, dalle ragazze che si risentono di aver fatto capitolare il nuovo arrivato, i ragazzi cercano invece quasi di salvare l’onore dell’amico, considerato debole , traviato! Ma comunque traditi da una diversità che non pensavano potesse riguardare uno di loro. Arrivano accuse assurde quanto la disperazione, non saper accettare un rifiuto genera falsità!

Ma alla fine esistono dei vincitori? Tutti sono perdenti. Il ragazzo straniero perché la sua ricerca di riscatto e di una nuova vita non è possibile, almeno in quel posto. Perdita per i ragazzi che rimangono in un sud esteso, i quali perdono l’occasione per essere umani, per scoprire la bellezza che nascondono le persone, di scoprire culture diverse. Riprendono la vita di sempre!

Lo spettacolo si ispira al film di Fassbinder dal titolo Katzelmacher del 1969, in cui si assiste a dinamiche simili. Anche lì giovani annoiati passano la giornata tra sesso e violenza e accolgono l’altro con sospetto e disprezzo.

Quello che portano in scena è esattamente una storia universale, in cui tutti ci possiamo trovare nella condizioni di stranieri, basta uscire dalle nostre case.

Ideazione Dario Aita ed Elena Gigliotti. Con Dario Aita, Emmanuele Aita, Luigi Bignone, Lucio De Francesco, Naximilian Dirr, Flavio Furno, Melania Genna, Elena Gigliotti, Monica Palomby, Daniela Vitale. Costumi di Giovanni Stigna, consulenza scene Paola Castrignanò. Consulenza tecnica audio video Ludovico Bessegnato, disegno luci Giovanna Bellini.

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Alziamo il sipario 7 – 13 aprile

Cinque nuovi appuntamenti questa settimana, anche se per alcuni Teatri ormai siamo alla fine della stagione.

Ad esempio con il Teatro Super di Valdagno. Martedì 8 aprile alle ore 21 Fango e Cognac – La guerra in Altopiano di Giorgio Songati con Giacomo Rossetto. In scena la storia di uomini che credevano in quello  che facevano e hanno combattuto fino all’ultimo per raggiungere la pace. Una dura guerra di trincea, la dipendenza dall’alcool, dalla morte per fuoco nemico. La storia di un anno su un fronte dell’Altopiano di Asiago.

Biglietti dai 15 ai 19 euro, con diritto di prevendita + 1 euro. Biglietti in vendita presso la Libreria Buonastampa (C.so Italia 17 )a Valdagno.

Secondo appuntamento a Vicenza da Kitchen Teatro Indipendente. Venerdì 11 aprile alle ore 21 Cie Twain physical dance theatre, spettacolo di danza contemporanea Romanza – trittico dell’intimità con coreografia e regia di Loredana Parrella interpretato dai danzatori Camilla Zecca e Yoris Petrillo.  Un percorso che come un antidoto si scioglie nel nostro tempo miserabile per ridare vita alla pulsione sopita della passione, dove Amore e Sofferenza diventano emozioni che si esprimono attraverso le fragili leggi dei nostri corpi. Il lavoro è strutturato in tre quadri.

Per info e prenotazioni info@spaziokitchen.it 3355625286 oppure 0444301167 il lunedì, mercoledì e venerdì dalle 17 alle 20.

Sempre Venerdì 11 aprile alle ore 21, ultimo appuntamento della stagione per il Teatro Astra. Si chiude con Atir /Carmelo Rifici presentano Yerma con Mariangela Granelli, Maria Pilar Pérez Aspa e Francesco Villano, adattamento e regia di Carmelo Rifici, scene e costumi di Margherita Baldoni, musiche di Daniele D’Angelo, luci di Alessandro Verazzi e assistente alla regia di Agostino Riola. Yerma è la protagonista femminile dell’ultimo dramma di Federico Garcià Lorca. Lui sceglieva donne come protagoniste femminili perché più passionali e umane, un lavoro che nasce grazie allo studio dell’opera e della vita dello scrittore.

Biglietto intero 13 euro, ridotto 11 info@teatroastra.it, tel 0444 323725

Ancora Venerdì 11 aprile un nuovo appuntamento, al Teatro Spazio Bixio con la compagnia Teatro Club e lo spettacolo Amanti timidi o sia l’imbroglio dei due ritratti, da un testo di Carlo Goldoni. Con Ignazio Cortivo, Laura Favaretto, Andrea Ghedin, Flavia del Giudice, Marco De Cassan, Livio Corradori, Claudio Maistrello, Bruno Pietro Spolaore, Manuele Pesce, Lorenzo Dolfin e con la regia di Gabriele Ferrarese. Una tipica commedia goldoniana con situazioni che ruotano sulle figure di servitori dai caratteri diversi. Recuperando così un autore che seppur lontano a livello cronologico è ancora molto moderno. Gioco degli equivoci e farsa spiritosa.

Il quinto appuntamento, sempre al Teatro Spazio Bixio è per sabato 12 aprile alle ore 21, con l’ultimo appuntamento della rassegna Danse&Move. Thierry Parmentier con Verdi in rosso. La performance è ideata con musiche di Giuseppe Verdi e intervalli di Micheal Galasso. Pensato mentre stava ascoltando le ouverture delle opere, è stato composto come un puzzle e racconta tutti i sentimenti che si sono fusi nell’opera perdiana. Il rosso è peraltro inteso come passione, sangue, creatività e forza vitale.

Per le date dell’11 e del 12 aprile i biglietti hanno un costo di 10 euro o di 8. info@theama.it oppure la prenotazione via sms o telefono ai seguenti numeri 0444 322525 (lun ven 10 – 18); 345 7342025 (tutti i giorni dalle 10 alle 18).

Teatro

 

La sregolatezza dell’arte

Il genio per esprimersi necessita anche della follia, che quindi li rende unici, amati oppure odiati, ma sicuramente difficile da catturare. Nella pittura si ricorda soprattutto Caravaggio, dotato di un carattere che si caratterizzava per la follia, la violenza tale da farlo arrivare in carcere. Michelangelo, che arriva a tentare di distruggere la sua stessa opera, infastidito da una perfezione che manca di vita. Per non parlare di Van Gogh che si taglia l’orecchio. Oppure un pittore conosciuto durante l’ultima Biennale, che sebbene rinchiuso in un ospedale psichiatrico in Brasile, Arthur Bispo Do Rosario, produce arazzi, vesti e sculture. I casi quindi sono moltissimi e ascrivibili a tutte le epoche e a tutte le discipline artistiche, quindi non ultimo Antonio Ligabue, figura presa in esame dall’attore Mario Perrotta, autore di uno spettacolo che vede in questo la prima parte di un percorso che lo porterà ad analizzare altre componenti di una personalità che è sempre stata considerata semplice ma che viene così restituita di tutta la sua complessità.

Un bés, un bacio, anche uno piccolo che corrisponde al tocco umano, all’amore materno mancato, di una travagliata storia familiare. Nato a Zurigo nel 1899 da un’operaia italiana e da un uomo sconosciuto, alla nascita viene registrato con il nome materno quindi come Antonio Costa, dopo pochi mesi però a seguito del matrimonio della madre con un altro operaio italiano Bonfiglio Laccabue il neonato ha di nuovo cambiato cognome. La sua vita non la trascorre con la famiglia d’origine, ma con una famiglia affidataria  di agricoltori svizzeri i coniugi Göbel che a causa delle condizioni  economiche precarie viaggeranno da una parte all’altra del cantone, rimane diciassette anni con questa famiglia, perdendo nel frattempo la madre naturale e cominciando i suoi soggiorni più o meno lunghi, negli ospedali psichiatrici. Nel 1919 la famiglia lo denuncia e così viene espulso dal Paese e mandato in Italia e precisamente nella provincia emiliana  a Gualtieri paese natale del “padre”.

Il ritratto che ne fa Mario Perrotta è straziante rendendoci tutti un po’ stranieri! La scenografia è creata in diretta dall’artista che attraverso grandi fogli di carta ci trasmette le ambientazioni della sua narrazione,  facendoci soprattutto dare un volto ai personaggi che hanno contribuito a illudere e schernire Ligabue.

L’Italia, nelle sue vene scorre questo sangue, ma l’italiano non era certo la sua lingua ma quella tedesca. Quindi la fatica della comunicazione, la dura sopravvivenza spesso grazie all’aiuto dell’Ospizio di mendicità. Ma il suo posto lo trova, immerso nella natura lungo il grande fiume, il Po. A contatto dei pioppi comincia a trovare nei colori della natura la sua prima ispirazione e materiale per realizzare l’arte che custodiva ne suo profondo e che appagava desideri che altrimenti sarebbero rimasti inappagati, finalmente i colori donati direttamente dalla sua “abitazione”, sono sostituiti da colori veri e da tela che una persona sensibile del paese gli fornisce, capendo quello che gli altri non hanno voluto capire! In paese è chiamato Il Matt o Il Tedesch, anche sulla lapide, e dopo l’incontro con la persona che ha coltivato la sua vena artistica, anche le altre persone finalmente si avvicinano, giornalisti, critici, e nel 1961 la sua prima mostra a Roma presso la Galleria La Barcaccia, ma l’improvvisa fama non modificherà il modo di vivere di un uomo che vuole rimanere ed è abituato a vivere in maniera selvaggia. Dopo un incidente in moto che gli provocherà una paralisi, si avvicina la sua fine.

Lo studio di una figura che anche la società moderna allontanerebbe come una persona pericolosa, ci fornisce la scusa per capire in cosa consiste esattamente la diversità e se ci sono dei dolori profondi che spesso non ci sfiorano!

Un progetto articolato, attraverso spettacoli e una ricerca sul territorio, spiegandoci l’iter creativo di un un autore e attore teatrale che  parte dal vissuto per raccontare una storia piuttosto che da un’altra, domandosi cosa succede se la diversità comincia ad essere presente sulle nostre strade abituati ad una normalità fittizia in realtà. Lo stesso avvenne per lo spettacolo Italiani Cincali, storia dell’emigrazione italiana in Belgio ad esempio, ma che trova radici più profonde nella sua stessa scelta di vita, quella di andare via dalla Puglia e scoprendo solo da persona più matura un rapporto profondo con la sua terra. Tra le domande poste nel dopo spettacolo, anche quelle riguardante il rapporto con il suo pubblico che l’attore paragona ad una vera e propria esperienza sessuale, una coppia di amanti formata dall’attore e dal pubblico che a suo dire, riesce durante lo spettacolo ad uniformare la respirazione. Ma l’attore che solo nel colloquio tradisce un po’ la sua origine, ci ha stupito per essersi immerso in una lingua e un dialetto che non gli apparteneva, alcune frasi tedesche e il dialetto di Gualtieri. Ma come succede del resto per altri attori che hanno calcato quello stesso palco, il dialetto,  contiene le nostre più autentiche emozioni, quindi calandosi nella grammatica emozionale di un’altra regione è riuscito a trasmettere tutta la solitudine di un pittore capito tardi e sfruttato per la sua fama. Per quanto riguarda il suo avvicinamento al personaggio e aver colto i movimenti, tipici di una situazione psichica alterata, sono derivanti da una lunga osservazione degli ospiti di un ex struttura milanese che è stata adibita a centro di sperimentazione e in cui vengono impiegati alcuni ospiti.

Per il publico di Vicenza, la prima parte della nostra curiosità è rimasta appagata, aspettiamo quindi di conoscere come lo spettacolo evolverà nella seconda attesissima parte, dedicata a Ligabue pittore!

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Alziamo il sipario dal 24 al 30 marzo

Una settimana all’insegna degli appuntamenti teatrali a Vicenza! Anzi solo uno

Sabato 29 marzo invece alle ore 21 ci trova o al Kitchen Teatro Indipendente con lo spettacolo Goliarda della Compagnia Cristiana Raggi. Goliarda è  Goliarda Sapienza durante la terapia, e subisce ripetuti elettroshock che però non le impediscono di sviluppare nella sua mente un mondo!

Per info e prenotazione info@spaziokitchen.it 335 5625286 oppure allo 0444 301167

Sabato anche un secondo appuntamento, questa volta al Teatro Spazio Bixio con il terzo appuntamento della settimana e con il terzo dedicato alla rassegna Dance & Move, con la compagnia Art(h) emigra satellite e lo spettacolo Misurabilia di e con Laura Moro, Pippo Gentile, Matteo Cusinato. Spettacolo vincitore del secondo Premio La Danz’è 2013 concorso coreografico città di Rovereto/Oriente e Occidente. Questa performance ironizza sulla necessità di catalogare eleggere le regole, la necessità di definire quello che appare ignoto.

Biglietto intero 10, ridotto 8 per info e prenotazione info@theama.it 0444 322525 dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18. Al 345 7342025 tutti i giorni dalle 10 alle 18 

Teatro

La mia versione dei fatti

La violenza è un componente della nostra vita quotidiana, appena giriamo canale su un qualsiasi telegiornale  o talk show subito sentiamo notizie su episodi di violenza, omicidi, suicidi, violenze sulle donne e sui bambini. Non avreste voglia di zittire tutto? Ma spesso, come se fossero episodi di una fiction o il trailer di un film che sembra avvincente, apriamo il maledetto apparecchio proprio per sapere la sorte degli indagati, le novità dell’indagine e l’opinione pubblica è già giudice degli accusati, dando al bar o nelle chiacchiere quotidiane giudizi e già la sentenza … visto che i tribunali sono lenti. Il teatro quindi, ancora una volta ha tratto spunto dalla realtà spesso più crudele e irreale di una sceneggiatura per portare le varie versioni dei fatti dei protagonisti che hanno sconvolto un Paese intero.

Una vicenda che effettivamente ricordavo, ma che molti spettatori fortunatamente no, che vede protagonisti una coppia di gente umile, composta da un uomo semplice, semplicissimo che lavora per sostenere la famiglia e della donna della quale è innamorato e perdona i tentativi di fuga lavorando, immergendosi in questo per non vedere l’infelicità, magari convinto che la nascita di una figlia possa fare la differenza! Scappati dal sud  per arrivare in una cittadina del centro nord Italia per uscire dalla mentalità maligna di un paese, da un passato coniugale già pesante.  Ma in questa vicenda c’è anche l’altro, il datore di lavoro del povero lui che sovraccarica il dipendente pur di fare i suoi comodi, ma non solo con la moglie.

La parte difficile da descrivere è questa, non è la moglie l’oggetto del suo desiderio e delle sue attenzioni, è una povera bambina innocente che ancora non ha il corpo adatto a questo interesse.

Sul palco assistiamo all’avvicendarsi di cinque personaggi che alla fine sono tutti negativi, animati da passioni e piccolezze, caratteristiche dell’animo umano… una donna che si illude di aver trovato un uomo che la ama, scontenta del marito e scontenta e distratta dal suo ruolo di madre, un padre pauroso di affrontare la realtà, che probabilmente accettava rendendosi stupido, per non perdere quella che comunque è la madre di sua figlia, una cosa sua, per mantenere probabilmente anche un lavoro. La sorellastra/cognata gelosa della famiglia, gelosa del fratello, personaggio subdolo che tira il sasso e nasconde la mano. La madre della protagonista che anche davanti all’evidenza difende il suo sangue. La faccia da schiaffi di un uomo a cui saprei benissimo cosa fare … mi spiace solo per Paolo Li Volsi, bravissimo attore che sul palco ho odiato follemente! Insomma lui interpretava la parte del tipico Orco, folle di amore per se stesso che nel compiacersi non si tira indietro neanche agli atti più turpi, non si scomponeva mai! Altro personaggio davvero inquietante è la vicina di casa, tipica impicciona, che mette davanti al viso la maschera della perfezione, che sa benissimo giudicare ma non fa nulla per evitare simili avvenimenti, la spiona che abbiamo tutti davanti alla nostra finestra, che arriva a conoscere ogni nostro minimo spostamento… La madre, vittima e carnefice della sua solitudine, dell’educazione fatta più di schiaffi che di favole, alla ricerca dell’amore, un sentimento che cerca di possedere ad ogni costo, anche sacrificando quello che per una donna dovrebbe essere la cosa più preziosa.

Ma oltre la storia, quali sono gli elementi che Tindato Granata porta sul palco insieme ad altri attori, che creano un cast di spicco?! Ce lo racconta dopo. Sicuramente la volontà di ritornare a parlare di pedofilia come già aveva fatto in antropolaroid, ma con un testo che vede il tema, non certo facile, al centro dell’attenzione. Ma anche parlare della solitudine, che colpisce ognuno di noi e che nei casi più estremi ci fa compiere atti veramente terribili. Naturalmente nel testo di Tindaro una parte  romanzata si inserisce nella dura realtà, carpendo frasi e bassezze, sicuramente meno gravi, dalle voci che ascolta nell’affollata metropolitana milanese in cui migliaia di storie si mescolano. Usando cliché della nostra società, il sempre difficile rapporto con cognate e altri familiari,  il fatto di averle portate in scena in una veste familiare evidenzia di più la loro mostruosità.

Le domande del pubblico vertono su alcune scelte che Tindaro compie: cominciando da quella iniziale  che con un balzo in avanti nel tempo vede “la madre” giudicata e libera dopo gli anni scontati in prigione e in cui nonostante il tanto tempo trascorso il suo nome è ancora associato all’atrocità. Oppure al momento della lettura della sentenza in cui i due protagonisti, “marito e moglie” muovono le teste, un momento metaforico come se fossero presi a sberle dalle parole del giudice. Oppure la scelta di caratterizzare i due fratelli con accenti diversi, voluta per rendere la storia universale.

Insomma grande serata in cui mi sentivo scossa dalla presenza scenica degli attori che adesso ricorderò… e in cui ho sperimentato e cercato di dare la mia versione dei fatti

Tindaro Granata nel ruolo di Agostino Poletti, il marito

Mariangela Granelli nel ruolo di Angela Abbandono, la moglie

Paolo Li Volsi nel ruolo di Giovanni Tramonto, l’amante

Bianca Pesce nel ruolo di Anna Rosaria Grata, la nonna

Francesca Porrini nei ruoli di Francesca Poletti, la cognata e Giuseppina Lembo, l’amica

Giorgia Senesi nel ruolo di Antonietta Carbone, la vicina

Elena Arcuri voce fuori campo.

Scritto e diretto da Tindaro Granata, assistente alla regia Agostino Riola, scene e costumi Eliana Borgonovo, disegno luci Matteo Crespi, elaborazioni musicali Marcello Gori, organizzazione / distribuzione Paola Binetti, direzione artistica Proxima Res Carmelo Rifici, produzione BIBOteatro e Proxima Res

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Alziamo il sipario dal 17 al 23 marzo

Questa settimana ben quattro spettacoli!

Si comincia a Valdagno al Teatro Super Mercoledì 19 marzo con il Don Giovanni di Moliére con Alberto Giusta, Antonio Zavatteri, Massimo Brizi, Ilaria Felini, Mariella Speranza e Roberto Serpi con la regia di Antonio Zavatteri. Si narrano le imprese di un gentiluomo perverso e libertino. Il nostro protagonista imperversa per le coste italiane e non solo, seducendo contadine e signore, spesso già promesse in matrimonio. Sulle strade della vita incontrerà numerose persone che lo vogliono riportare sulla retta via, ma alla fine sarà inghiottito dall’inferno e l’unico che gli è sempre stato vicino, il servitore, rimarrà anche senza il salario!

Biglietti dai 15 ai 19 euro. Inizio spettacoli ore 21 al Teatro Super di Valdagno. Per info e prenotazioni valgano@cinemotion.in Abbonamenti e biglietti anche presso la Libreria Buonastampa (corso Italia 17 a Valdagno).

Venerdì 21 marzo appuntamento al Teatro Astra con un lo spettacolo che sostituisce Parkin’son. Andrà quindi in scena Mario Perrotta in Un bés. Antonio Ligabue. Questo spettacolo costituisce il primo capitolo della nuova trilogia di Mario Perrotta dedicata ad Antonio Ligabue. Una figura complessa, enigmatica, quella del pittore Ligabue, caratterizzato dalla solitudine, il suo stare al margine e la fama di scemo del paese.

Biglietto intero 13 euro, ridotto 11. Per info e prenotazioni info@teatroastra.it

La stessa sera al Kitchen Teatro Indipendente Faceless di Nicola Perin ed Eleonora Fontana, il tema è molto attuale quello che gli autori portano sul palco, quello del cyberbullismo. In una società che fatica a confrontarsi sul piano del reale e si rifugia nel freddo schermo del computer esiste anche questa minaccia che non risparmia nessuno. La protagonista della loro storia è Eli, una ragazza che ancora frequenta la scuola e viene così presa di mira dall’uomo nero. Non ricevendo tra l’altro nessun tipo di solidarietà, le amiche le voltano le spalle e l’unica soluzione sembra quella di restare chiusa in casa e cercare di scomparire.

Biglietto 10 euro per i tesserati, 13 biglietto + tessera Arci. info@spaziokitchen.it

La settimana si conclude sabato 22 marzo al Teatro Spazio Bixio, con Tom Corradini e i suoi Supereroi, per uno spettacolo scritto, diretto e interpretato da Tom Corradini. I temi affrontati sono piuttosto impegnativi, l’abuso infantile, l’amore adulto e ci si chiede come sia stata la loro infanzia?! I supereroi che nonostante tutti i poteri che hanno a disposizione non hanno proprio l’amore!

Biglietto intero 10, ridotto 8 info@theama.it 0444 322525 lun – ven 10-13 e 14-18 oppure a 345 7342025 tutti i giorni dalle 10 alle 18.

Teatro

Alziamo il sipario dal 10 al 16 marzo

La settimana ricca di teatro inizia presto, domani Martedì 11 Marzo alle ore 21 appuntamento a Bassano del Grappa con Gl’innamorati, testo di Carlo Goldoni con Isa Barzizza, Stefano Artissunch, Selvaggia Quattrini e con Laura Graziosi, Stefano De Bernardin, Stefano Toson e la regia di Stefano Artissunch. La storia è quella di un amore tormentato tra due ragazzi che si destreggiano tra corteggiamenti e seduzioni. Opere classiche e sempre attuali che ruotano attorno alle inquietudine dei protagonisti.

Biglietti dai 14 ai 25 euro (diritto di prevendita + 1,50) presso il Teatro Remondini di Bassano. Alle ore 18.30 presso il Cafè attiguo al teatro ci sarà l’incontro con gli attori, sempre secondo la disponibilità degli stessi.

Venerdì 14 marzo presso il Teatro Spazio Bixio alle ore 21 Omaggio ad Edgar Allan Poe attraverso letture, proiezioni, performance e musica dal vivo. Con Piergiorgio Piccoli, Aristide Genovese, Anna Zago, Ana Farinello  e Daniele Berardi, musiche dal vivo di Angiola Grolla. Interventi performativi di Alessandro Bevilacqua, proiezione di fumetti anni ’70. Edgar Allan Poe è uno dei massimi rappresentanti del racconto gotico anche se i suoi scritti sono posteriori a questo periodo. Giornalista, poeta, critico letterario, editore e molto altro. Come grande anticipatore di generi letterari come il racconto poliziesco e di fantascienza.

Biglietto 10 euro, 8 ridotto. Per info e prenotazioni info@theama.it oppure ai numeri 0444 322525(dal lun al ven dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18); 347 7342025 ( tutti i giorni dalle 10 alle 18);

Sabato 15 marzo o vi sdoppiate oppure vi toccherà scegliere: al Teatro Astra troviamo il premiato attore emergente (Premio Mariangela Melato), Tindaro Granata. Ritorna a Vicenza con lo spettacolo Invidiatemi come io ho invidiato voi con Tindaro Granata, Mariangela Granelli, Emiliana Masala, Bianca Pesce, Francesca Porrini, Giuseppina Lembo, Giorgia Senesi, Elena Arcuri. Assistenza alla regia Agostino Riola, scene e costumi Eliana Borgonovo, disegno luci Matteo Crespi. Elaborazioni musicali Marcello Gori. Lo spettacolo trae ispirazione da una storia di cronaca accaduta veramente, qualche anno fa in provincia di Perugia. Tocca un tema veramente complicato come quello della pedofilia. Una società che ama solo se stessa, uno spettacolo che si svolge come un processo senza una persona a cui attribuire la colpa ma cercando di capire dove questa si trovi.

Biglietto intero 13 euro, ridotto 11

La stessa sera al Teatro Spazio Bixio, la compagnia Locchi32 presenta Save the word di Silvia Capaccioli e Walter Cerotta. Scene e costumi di Ginevra Danielli, luci di Anna Merlo con Luisa Capaccioli, Walter Cerotta, Nicola Ciaffoni, Lorenza Fanton, Laura Serena. Il mondo è sull’orlo del baratro e Superman è in coma. Trovare un nuovo paladino sembra l’unica soluzione, ma come selezionarli? Naturalmente un provino è l’unica soluzione, in cui tutti dovranno dimostrare le loro doti migliori. Il progetto teatrale è nato da un gruppo di giovani allievi del Piccolo di Milano che portano in scena in maniera ironica il problema molto meno divertente del lavoro.

Biglietto intero 10, ridotto 8

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