Sul pianeta Venus

Nuovo appuntamento al Ridotto del Teatro Comunale Città di Vicenza, con il Progetto Residenze Danza.

Questa volta a calcare il palco della Sala del Ridotto sarà Nicola Galli e Progetto MDV, con un lavoro dal titolo Venus.

Il progetto nasce da una precedente creazione dal titolo Jupiter and beyond, che si focalizza sulla geometria squadrata e terrestre e sulla sua sinuosa curvatura.

Questo nuovo step indaga il legame dell’uomo con lo spazio e il tempo. Su Venus si ricercano antichi segni, nascosti nell’atmosfera acida del pianeta.

Nicola Galli si occupa di ricerca contemporanea, declinata in azioni che spaziano dalla coreografia alla performance.

Il corpo è il centro d’irradiante di un discorso in relazione alla natura, allo spazio, alla luce e al suono.

Appuntamento per sabato 21 febbraio alle ore 18.30 con ingresso gratuito ma con prenotazione obbligatoria del posto, anche tramite il sito del TCV.

teatro comunale vicenza

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Con Bolle a Notre – Dames…

… magari!

Con la fine del mese di maggio si stoppano anche gli appuntamenti teatrali al ridotto del Teatro Comunale.

Venerdì 30 maggio alle ore 19,30 in diretta da La Scala di Milano, Notre – Dame de Paris! Ci faremo così coinvolgere nelle avventure che coinvolgono Esmeralda, Quasimodo, Frollo e Phoebus.

Lo spettacolo di Maurice Jarre con Roberto Bolle, Natalia Osipova, Ivana vasilev e la coreografia di Roland Petit.

Biglietto intero 15 euro ridotto 12 (per gli over 65, under 30, convenzionati, gruppi minimi di 10 persone e abbonati TCVI). Prevendita su www.tcvi.it oppure prenotando al numero 0444 324442 o sportelli della Bamca Popolare di Vicenza.

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Punto di incontro nella voragine

Quasi una settimana è passata da quando al Teatro Comunale, ci hanno fatto entrare in residenza! Una pratica giustamente diffusa volta a sostenere artisti emergenti per aiutarli a creare la loro visione e trovare un ambiente idoneo con tutta la serie di strumentazioni, con progetti che nel corso del tempo possono diventare veri e propri spettacoli: La bellezza oltre a tutto questo, è la possibilità da parte del pubblico di di verificare e essere partecipe alla creazione.

Tiziana Bolfe e Matteo Maffesanti, partono da due concezioni diverse con relative esperienze professionali, trovando alla fine una mediazione tra le rispettive professionalità e mondi, chi ha letto il mio post sulla presentazione dello spettacolo, dovrebbe sapere che l’acronimo V O R è utilizzato nel linguaggio aereo per permettere la localizzazione di un veicolo in volo ma soprattutto per evitare di perdere l’orientamento. In effetti uno strumento che sarebbe utile anche a noi, in futuro sempre più tecnologico magari lo avremo in dotazione, quanto a volte lo perdo, specie a Venezia ma più spesso in senso metaforico, cercando di tenere a mente la meta da raggiungere.

All’inizio attesa, sul palco tanti oggetti, pc, strumenti strani, ed è il suolo il primo elemento che percepiamo, ma dopo poco anche i due performer entrano sulla scena, da punti opposti del palco si mostrano, si avvicinano ma anche combattono con la scena, tra loro con se stessi. L’interazione tra loro due avviene attraverso la telecamera esplorando, prima lentamente, successivamente più veloce, il loro colpo. Il contatto timido di due mani che si sfiorano e si compenetrano, attraverso suoni acuti e isolati che ci portano, complice il buio della sala, a sentirci anche noi in aria. La telecamera ci fa viaggiare sulla terra della pelle, conoscendone ogni sentiero, ogni viuzza fino al momento che il corpo nelle loro pesantezze si incontrano per lasciarsi andare in un contatto intimo e sofferto.

Il momento performativo ha una durata di mezz’ora a cui segue un’interessante momento di incontro con i ballerini e l’artista del suono. La parola passa prima agli autori che ci parlano del significato tecnico dell’acronimo, ma anche VOR come punto intangibile oppure come Voragine. Un lavoro che sta evolvendo, cominciato circa sei mesi fa mediando le loro conoscenze, l’esperienza della danza di Tiziana Bolfe e invece quella nel campo del video di Matteo Maffesanti, sei mesi che corrispondono anche a diverse fasi e nuove evoluzioni, come quella riguardate la musica che è necessaria per la comunicazione.

Si elencano quindi i vantaggi di avere a disposizione uno spazio come quello del ridotto e la necessità di ricominciare ogni volta quando si cambiano i teatri o negli altri luoghi in cui vengono ospitati. Si passa così a fare quattro chiacchiere con il pubblico e troviamo così lo spettatore che afferma che il video, che in questo caso non era registrato, era più convincente della loro parte live, perché già autonoma e in particolare nella prima parte. Quando la parola passa nuovamente ai tre protagonisti ci parlano anche dell’importante esperienza all’estero, quando il lavoro era diverso da quello visto oggi, ma dove il pubblico è più preparato rispetto a quello italiano e con tensione performativa particolare e palpabile. Altro spettatore altra domanda, riconoscono quella voce, questa volta per capire se ne abbiamo visto la parte definitiva o se sono previsti dei cambiamenti. La compagnia afferma con sicurezza che ogni volta, ogni replica ci sono cambiamenti, come se la struttura fosse mobile. Le domande indagano anche sulla musica scelta, quella composta da Davide Pachera in cui si percepisce uno sviluppo in blocchi che segue l’andamento della performance, cominciando da un’iniziale tensione e poi momenti più emozionanti, con la conseguenza varietà tecnica e dando così un senso all’instabilità della tecnologia, come il fruscio dei giradischi.

Mentre aspettiamo il passo successivo, auguriamo agli artisti buon lavoro: Tiziana Bolfe Briaschi, Matteo Maffesanti e Davide Panchera.

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