Profili 2013: convegno conclusivo

Lunedì 25 novembre alle ore 14 e fino alle 19, appuntamento per i momenti conclusivi di Profili 2013.

Presso il Salone Palladio di Palazzo Bonin Longare, sede dell’Associazione Industriali della Provincia di Vicenza, in Corso Andrea Palladio 13.

Alle ore 14 il convegno Violenza di Genere, nuovi strumenti per difendersi. I relatori: la deputata Daniela Sbrollini, il procuratore aggiunto Angela Barbaglio, l’avvocato Ida Grimaldi, Francesca Ruta della commissione regionale Pari Opportunità. Con interventi del primario del Pronto Soccordo dell’Ospedale San Bortolo di Vicenza Vincenzo Riboni, dell’avvocato Caterina Evangelisti, Alessio Miceli dell’Associazione MaschilePlurale. Modera il consigliere delegato per le Pari Opportunità del Comune di Vicenza Everardo Dal Maso mentre l’intervento di chiusura spetta a Isabella Sala, Assessore alla Comunità e alle Famiglie del Comune di Vicenza.

Alle ore 18 sempre a Palazzo Bonin Longare Finchè morte non ci separi, performance di Patrizia Zanco e Patrizia Laquidara su testo di Francesco Olivieri. Video SVAW! Stop Violence Against Women 2013 creato da MobilArt di artiste da tutto il mondo.

Tutte le manifestazioni sono a ingresso libero.

profili

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Relazioni salutari

Tra gli appuntamenti d’autunno più attesi ci sono gli incontri che la Fondazione Zoé, propone ogni anno, da buona azienda farmaceutica e relativo centro di ricerca, vari temi sui quali discutere e sfruttare al meglio!

Il tema della quinta edizione è la salute delle relazioni, in programma dal 14 al 20 ottobre. Da buona tradizione, ci si potrà confrontare con numerosi personaggi, che fanno parte del nostro variegato mondo e che in un modo o nell’altro sono diventati personaggi popolari.

Il programma è ricco e vediamo nel dettaglio almeno le proposte più interessanti.

Si comincia il 14 ottobre alle 15.30 presso la Fondazione Zoé parlando di La salute delle relazioni in ospedale – dalle letture alle note: sintonie in corsie. Interverranno Massimo Bellettato, Paolo Morandi, Marcella Gulisano e Carlo Presotto. Un tema delicatissimo e veramente ammirevole per uno dei passi che vorrei fare, naturalmente riuscendo a dedicargli il giusto tempo. Si parla di come la musica e la letteratura si fonde con la solidarietà per approdare nelle corsie degli ospedali. Ne parleranno i “donatori di voce” e “Concerti del V piano” che in luoghi dove spesso dominano sofferenza e tristezza, portano tanta positività.

Alle ore 18, ci si sposta a Palazzo Bonin Longare con il tema La salute delle relazioni industriali – Italia e Germania, modelli a confronto. Con Roberto Comotti, Stefano Dolcetta, Luciano Pero, Paolo Pirani. Un discorso sicuramente delicato, ma bisogna chiedersi come mai anche dai miei luoghi d’origine, si decida di intraprendere un così lungo e duro viaggio, alla ricerca di un lavoro ed essere disposti a cominciare da zero imparando una nuova lingua!

Per visualizzare il programma completo clic!

L’arasso sotto al brasso…

Il viaggio all’interno della tessilità e della manualità del mondo femminile inizia con la poesia che il filosofo tessitore Luciano Ghersi ha voluto lasciare sul quaderno delle firme di Palazzo Leoni Montanari, durante l’inaugurazione della collettiva dislocata Arazzi nei Palazzi.

Marco Caco va a palasso

col so arasso sotto al brasso

par no dir le so razon

Marco Caco va in prezon

Questa finezza dialettale certo non poteva appartenermi, ma sembra giusto citare l’unico maschietto nel mondo femminile della tessitura!

La rassegna inaugurata il 5 ottobre è un viaggio incredibile nel mondo del filo, non strettamente legato alla lana, o alla seta, ma questo può diventare di carta o di metallo.

Il 5 ottobre io e tutte noi PLM girls siamo pronte in alta uniforme, l’inaugurazione ha inizio e la domanda tipica di ogni nuova mostra  è: ci sarà curiosità? che risposta avremo? Ma prima di inutili bilanci passiamo al momento inaugurale, che prevede la presenza delle autorità, Elena Milan come portavoce di Andrea M. Massari per la sede museale di Palazzo Leoni Montanari, sede scelta per inaugurare l’intera rassegna, Corrado Facco, il quale nonostante il periodo estremamente delicato della Fiera di Vicenza parla a nome di questa, l’architetto Lea Di Muzio, ideatrice e curatrice della rassegna e dell’intera Abilmente. Naturalmente presenti quasi tutti gli artisti, mancava Teodolinda Caorlin e quasi quasi ci si stava dimenticando dell’unico uomo tessitore presente in mostra. Il tutto con conclusione del gruppo di danza che sia all’interno della zona della mostra che nella zona bookshop, intrattengono gli invitati con le loro danza. Non si può nascondere però che dopo lunghi discorsi e già a mezzogiorno passato, lo stomaco langue ed ecco che la cosa che risulta sicuramente apprezzata è il buffet, e a noi neanche una briciola!!!

Ed ecco un momento di danza, subito dopo la fine della presentazione
Ed ecco un momento di danza, subito dopo la fine della presentazione

Può avere inizio il mio, e un pochino anche il vostro, viaggio all’interno delle mostre che vedono interessato tutto il centro storico e i palazzi più rappresentativi, in un lungo filo che muniti di piantina potete seguire anche con ordine. Non vi illudete io sono stata più disordinata!

Non potevo non cominciare da Palazzo Leoni Montanari, luogo che vivo più di casa mia, con lo straordinario vantaggio di poter avere un’anteprima sugli allestimenti e così aver gustato un giorno prima dell’inizio l’esposizione delle due artiste: Renata Bonfanti e Sandra Marconato. Due artiste che nelle iniziali scelte comuni, hanno continuato in due direzioni opposte.

Renata Bonfanti, attratta dal mondo dell’architettura assorbita dall’esempio paterno, appunto architetto, ha ormai alle spalle almeno 60 anni di lavoro e quando decide di studiare l’arte, decide di andare molto lontano, e agli inizi degli anni ’50 si trasferisce ad Oslo presso la Kvinnelige Industriskole  della città svedese, un’istituto inaugurato nel 1875 e costruito dall’architetto Henry Thrap – Meyer, una scuola industriale femminile. Ma Renata Bonfanti torna nella natia Bassano e continua a ispirarsi delle architettura, delle tessiture e della complessità delle sfumature, da un video che trovate su youtube, potete sentire dalla sua stessa voce il bisogno di dare agli arazzi un movimento, dando la possibilità di creare uno spazio mobile. A differenza di molte altre artiste tessili, Renata Bonfanti non si è ispirata alla pittura ma sempre e solo all’architettura ma anche alla cultura letteraria. Il suo lavoro è stato richiesto anche da registi come Ermanno Olmi in particolare per il film Lunga vita alla signora del 1987, la bella tovaglia è proprio una creazione della Bonfanti. Le opere in mostra a Palazzo Leoni Montanari, sono quasi tutte di proprietà dell’Istituto bancario e si caratterizzano per l’uso dei toni scuri che si rifanno alle tematiche nordiche e attinenti alla Bauhaus, che naturalmente hanno contagiato la produzione artistica del nord Europa. Ma se l’espressionismo dei tessuti è nordico sono caldi i rimandi che l’artista fa, nel suo immaginario sono si presenti le architetture di Manhattan con i suoi grattacieli che fendono il cielo come lame, ma le onde e il colore veneziano è espresso in Isola veneziana,  qui le architetture ci sono ma più morbide, il nord Europa e la campagna nei pressi di Oslo, la gelida e desertica  Tundra (dal lappone pianura senza alberi), alla quale regala i suoi toni più terrei e glaciali, ma pervaso dal suo calore, espresso dalle linee rosa e giallo. Algeria 16 e Algeria 25 fanno viaggiare la nostra mente verso lo sterminato deserto, con i suoi toni sabbia e le sue conformazioni rocciose, erose dal vento, ma le date di realizzazione mi hanno fatto pensare anche a un riferimento alla situazione del popolo algerino, e così navigando su internet scopro che nel 1991 (anno di realizzazione di Algeria 16) il Paese è stato scosso da una guerra civile che ha imperversato fino ai primi anni del nuovo millennio. Mentre per Algeria 25, che porta la data 1996, non posso che pensare all’assassinio dei monaci di Tibhirine. Forse solo coincidenze. Ma non pensiamo alla Bonfanti come un’artista che ha infuso con i fili, tra trama e ordito solo tristezza ma ha reso anche l’idea del mondo della frivolezza femminile, come qualcosa che ci aiuta a vivere un po’ meglio, ed ecco Eccentrica, una donna alta e coloratissima oppure Mano di signora, dalle  cui unghie rosse dipartono i fili per tessere e mi ritornano alla mente le immagini di Renata Bonfanti che al suo tavolo sceglie con attenzione i colori da giustapporre, le sue mani che accarezzano i fili quasi per farsi trasmettere il disegno che ha già ben in mente nella sua testa.

Manhattan, 1986  Lana, lino e meraklon, tessitura a mano
Manhattan, 1986
Lana, lino e meraklon, tessitura a mano
Isola veneziana, 1985 Lana e lino, tessitura a mano
Isola veneziana, 1985
Lana e lino, tessitura a mano
Isola veneziana (part.)
Isola veneziana (part.)
Algeria 16, 1991 Lana e lino; tessitura a mano
Algeria 16, 1991
Lana e lino; tessitura a mano
Mano di signora, 1982 Lana, cotone, juta, tessitura a mano
Mano di signora, 1982
Lana, cotone, juta, tessitura a mano
Tundra, 1992 Lana, lino e meraklon, tessitura a mano
Tundra, 1992
Lana, lino e meraklon, tessitura a mano

A condividere lo spazio Sandra Marconato, padovana, prima di intraprendere il viaggio che la porterà ad Oslo, inizia a Venezia, qui tra i suoi insegnanti Anna Akerdahl Balsamo Stella, tessitrice originaria di Stoccolma, la quale arriva in Italia con il marito Guido Balsamo Stella. L’insegnante svedese sarà una figura comune per le tessitrici che incontreremo nel nostro percorso. Sandra Marconato, si specializza in tessitura ad Oslo, dove apprenderà in particolare la lezione  di Else Halling, una donna che ha avuto un ruolo importante nel processo di rinnovamento dell’arte in Norvegia dal 1900 in poi, per oltre 20 anni ha insegnato nella scuola Kvinnelige Industriskole, specializzandosi nell’arazzo norvegese e formando le nuove generazioni di tessitori. A differenza della Bonfanti la quale non ha mai tradito la fibra di lana, Sandra Marconato ha esplorato il mondo del filo in generale, passando poi alla carta. Le opere esposte a Palazzo partono dalla seconda metà degli anni ’70 e sono improntate anche alla ricerca di effetti attraverso il trattemento del filo, la tessitura, le geometrie si arricchiscono di tagli, di curvature, anse. A prima vista mi hanno dato la forte impressione degli stendardi medievali, con i colori delle contrada, ma già in Ritmo intersecante la forma e il tessuto subiscono un movimento curvo. Il mio preferito è senz’altro Mare, del mare abbiamo la spuma con le ultime onde che si scontrano con la battigia. Nella seconda sala si ha il passaggio, ancora tessuto con Materiale impacchettato, un arazzo con applicate tante bustine e al cui interno materiali di risulta delle sue opere passate, un consegnare alla memoria un passaggio che avviene con le opere degli anni ’80, quando con Cancello, una delicata e sinuosa decorazione, il filo di lana o di cotone è sostituito dalla carta giapponese e il filo propriamente detto viene usato per gli assemblaggi, la carta e la garza si uniscono a creare superfici modulate e la carta è il mezzo necessario per il Diario, risme e risme di carta legate indissolubilmente per mezzo dello spago. Con la carta, la garza e la tempera la Marconato rende visibile un’Endiadi, non  parola ma figura retorica che ha origine dal greco e significa una parola in due, che consiste nell’utilizzo di due o più parole per esprimere un unico concetto, qualcosa che facciamo comunemente senza accorgersene!

Ritmo intersecante, 1978 Lana, canapa, elaborazione al telaio
Ritmo intersecante, 1978
Lana, canapa, elaborazione al telaio
Ritmo intersecante (part.)
Ritmo intersecante (part.)
Mare, 1978 Lana, canapa, cotone, elaborazione al telaio
Mare, 1978
Lana, canapa, cotone, elaborazione al telaio
Mare (part.)
Mare (part.)
Materiale impacchettato, 1979 Materiali vari, nylon, elaborazione al telaio e tecnica mista
Materiale impacchettato, 1979
Materiali vari, nylon, elaborazione al telaio e tecnica mista
Materiale impacchettato (part.)
Materiale impacchettato (part.)
Endiadi, 1993 Carta, garza e tempera, tecnica libera
Endiadi, 1993
Carta, garza e tempera, tecnica libera
Endiadi (part.)
Endiadi (part.)
Endiadi (part.)
Endiadi (part.)

Incredibile! Ma il nostro viaggio è ancora lungo quindi andiamo non perdiamo tempo. Il mio secondo giorno nel mondo della tessitura è domenica, dopo un po’ di evasione da Vicenza, la mia tappa è il Complesso Monumentale di San Silvestro, qui è ospitata l’arte di Marisa Bandiera Cerantola, artista bassanese! Non poteva avere uno spazio diverso a disposizione, le sue grandi opere hanno bisogno di un luogo arioso, un lavoro complesso che utilizza non solo il linguaggio della giustapposizione cromatica ma soprattutto la logica matematica, di cui io sono assolutamente sprovvista, inizia la sua ricerca matematica negli anni ’70, ma non utilizzando il pc, come si potrebbe pensare ma sono tutti calcoli suoi. Per mia fortuna non solo ho trovato in mostra un’amica, che ha voluto farmi dono di un catalogo, lascito dalla stessa artista, destinata a curiosi della tecnica usata e soprattutto per scoprire da dove derivano i suoi calcoli, dal titolo Marisa Bandiera Cerantola Le opere e i giorni, in questo testo l’artista che ha ordito e tramato, ci racconta e ci guida nelle molteplici componenti dell’opera : analisi, ricerca scientifica, sensibilità, linguaggio, tecnica la vita e la persona. In Minuetto l’artista usa la stoffa foderata all’interno da alluminio, molto utilizzata nella realizzazione per alberghi di lusso,mentre nelle cornici, usa le spazzole per la lucidatura dei metalli, che sembrano quasi di sangallo o le gorgiere tolte a qualche personaggio del ‘600. Impressionanti quelle di grandi dimensione e di colori vivaci, come Rosso Kyoto – Ricerca sulle strutture visuali nascoste. Questi tessuti apparentemente sbrindellati sono intrecciati con un attento studio delle proporzioni e anche del colore che risulta sfumato, così è per Settimo Cielo che è posto proprio sopra l’altare e attraverso la serie L’ordito trama se stesso, che occupa tutta la navata. Nella saletta attigua alla chiesa anche i bozzetti.

Minuetto, 1991  Tecnica mista
Minuetto, 1991
Tecnica mista
Cornici, 1993 Tecnica mista
Cornici, 1993
Tecnica mista
Roso Kyoto, ricerca sulle strutture visuali nascoste (legge B, campo 30, + e - in aumento costante), 1986 Tessuto in fibre naturali tagliato e dipinto
Roso Kyoto, ricerca sulle strutture visuali nascoste (legge B, campo 30, + e – in aumento costante), 1986
Tessuto in fibre naturali tagliato e dipinto
L'ordito trama se stesso (part.)
L’ordito trama se stesso (part.)
l'ordito trama se stesso, 1983 tela di cotone dipinta, tagliata a strisce in tutta la lunghezza e tessuta con se stessa
l’ordito trama se stesso, 1983
tela di cotone dipinta, tagliata a strisce in tutta la lunghezza e tessuta con se stessa
Variazioni sul tema "L'ordito trama se stesso" - gemelli n.1, 1984 - 85  Plexiglass
Variazioni sul tema “L’ordito trama se stesso” – gemelli n.1, 1984 – 85
Plexiglass

E tre, anche il terzo giorno, ma solo per esigenze organizzative mie! Martedì un pomeriggio dedicato all’arazzo. Pensavo di cominciare dal Museo Diocesano ma all’una è chiuso per pausa… me ne dimentico sempre, allora vado a Palazzo Bonin Longare dove mi aspetta Teodolinda Caorlin, un nome da regina che inevitabilmente mi fa pensare a tessuti sontuosi! Il materiale forse è più povero ma i colori sono straordinariamente ricchi, da riempire gli occhi. Artista veneziana che nella città lagunare apprende l’arte tessile, arricchendola con altri svariati interessi. Le donne di Teodolinda, tradotte in tessuto filato, rappresentano gli otto peccati capitali, e nella storia dell’arte questi sono stati raffigurati in molteplici modi, ma quello che mi viene subito in mente e cerco di creare un parallelismo è Cesare Ripa, l’iconologo che attraverso il suo libro aiutava i pittori nella rappresentazione di molteplici concetti. Nella prima saletta, avvolta da buio,  troviamo l’Accidia, secondo il Ripa  la figura andrebbe così raffigurata

donna vecchia, brutta, mal vestita, che stia a sedere e che terghi la guancia appoggiata sopra alla sinistra mano, dalla quale penda  un cartella con un motto […], il gomito di detta mano sia posata sopra il ginocchio, tendendo il capo chino […]

Direi che la rappresentazione che ha realizzato la Caorlin è abbastanza fedele alla descrizione di Ripa. Nella stessa sala, l’Avarizia  che dal Ripa è così descritta

donna vecchia e pallida e magra che nell’aspetto mostri affanno e malinconia

in questo caso manca il lupo, e l’artista fa avanzare la sua triste figura con cupidigia verso lo spettatore di fronte, pronta ad afferrare la borsa. All’ingresso troviamo invece la paura, altra figura che prende le distanze da modelli precedenti, la rappresenta nell’atto di proteggersi dagli sguardi o da qualsiasi altra minaccia. Nella sala attigua avvolte dal buio e forti del loro cromatismo le altre donne emergono: la Lussuria in una posa languida e quasi di sfida, in un rosso sfacciato si atteggia a sensuale preda. La Gola, che in un gesto provocatorio mangia con gusto, Di fianco la Superbia che si pone nel tipico gesto altero e di superiorità, mento alto e proteso si pone di fronte al nostro cammino per sfidarci. L’Ira ancora rossa e urlante, anche per Ripa ha questo colore, in un grido disperato, muto ma udibile. Ultima l‘Invidia, la quale a differenza dell’iconografia consueta è giovane anzi giovanissima, ma mantiene il colore livido dell’incarnato, il colore verde della ruggine. Oltre i peccati terribili ma affascinanti, anche una  piccola opera, anch’essa naturalmente realizzata a telaio, intitolata Occhi, sembra un ritratto vintage di Twiggy. Ci troviamo di fronte non solo ad un’artista abile ma che riesce a rendere la tessitura teatrale e glamour.

Accidia, 2011 Cotone, tela Gobelin
Accidia, 2011
Cotone, tela Gobelin
Avariazia, 2010 Cotone, tela Gobelin
Avariazia, 2010
Cotone, tela Gobelin
Paura Cotone, tela Gobelin
Paura
Cotone, tela Gobelin
Lussuria, Cotone, tela Gobelin
Lussuria,
Cotone, tela Gobelin
Superbia, 2010 Cotone, Tela Gobelin
Superbia, 2010
Cotone, Tela Gobelin

La mia visita continua a Palazzo Cordellina, con l’artista Luciana Costa Gianello, vicentina che si avvicina all’arte dell’arazzo dal 1978, influenzata da Renata Bonfanti. La sua ricerca si arricchisce attraverso la sperimentazione di altre tecniche e nuovi materiali, spingendosi nelle proprietà tridimensionali del filo. Ma cosa possiamo vedere in mostra? L’opera che ha realizzato per Vicenza la città in cui vive e lavora, con opere dove la rarefazione e le atmosfere e i richiami orientali si accompagnano alla musica di Erik Satie, in una visita con sottofondo musicale, la famosissima Gymnipédies n. 1. In occasione di Arazzi nei palazzi, la Gianello realizza Guanciali Teneri, subito voglia di lanciarsi sui cuscini, e testare la qualità dell’imbottitura, ma resisto a questi impulsi e la scruto, vedendo in forma di rimandi e di disegni la pianta della città! Non un unico cuscino, ma tanti da scorporare e da sprimacciare. La topografia di Vicenza è desunta dalla mappa del topografo Georg Braun e dell’incisore Frans Hegenberg presente in mostra, e con essa vuole stabilire un viaggio nel quotidiano dei vicentini e non che vivono la città, i luoghi monumentali diventano un nuovo posto per le esperienze e i ricordi. Tra le molteplici suggestioni anche la mappa dei sentimenti, ispirata alla Carte du Tendre inserita all’interno del romanzo scritto dalla scrittrice Madeleine de Scudery Clélie, historie romaine. Di fianco ai candidi e morbidi guanciali, una serie di fogli con riprodotto la mappa morbida, da completare con i ricordi che associamo a Vicenza. Nella stessa sala anche le Impronte… frammenti di un cammino, che sono tra l’abbozzo e la penitenza, scarpe dure e spinose. In una delle stanze adiacenti Passion, una sorta di kimono/stendardo che si apre in un abbraccio, passionale dal colore, mentre nella sala più grande Il passo dei pensieri, del 2013, un’istallazione con cartone riciclato, che simula i passi, i nostri passi, anche mentali! Rappresentano i nostri pensieri, desideri, sogni e tutte le altre componenti emotive della nostra vita. Mentre nell’ambiente più raccolto dell’intero spazio messo a disposizione per l’artista. Skénos – l’abitazione dell’anima, il termine deriva dal greco che significa appunto abitazione, ma trattiene in se la componente più intima, l’abitazione dell’anima. Come si apprende dal sito personale della stessa Costa Gianello, questo luogo realizzato con feltro ignifugo,  legno e una buona dose di tecnica personale, è la tipica abitazione delle popolazioni mongole ma anche turca. Mentre la forma circolare richiama da un lato il concetto di perfezione e dall’altro quello di universalità e ancora troviamo una spiegazione per i simboli disseminati sulla superficie del feltro: sulla sommità della cupola troviamo i simboli della volta celeste, sulla fascia inferiore i simboli delle Genesi, mentre sulle fasce laterali i simboli della vita.

Guanciali teneri (part.), 2013, Istallazione, cotone, tecnica personale
Guanciali teneri (part.), 2013,
Istallazione, cotone, tecnica personale
Guanciali teneri (part.), 2013 Istallazione, cotone, tecnica personale
Guanciali teneri (part.), 2013
Istallazione, cotone, tecnica personale
Passion, 2007  Carta giapponese, poliuretano, tecnica personale
Passion, 2007
Carta giapponese, poliuretano, tecnica personale
Il passo dei pensieri, 2013 Istallazione, cartone riciclato, tecnica personale
Il passo dei pensieri, 2013
Istallazione, cartone riciclato, tecnica personale
Il passo dei pensieri (part)
Il passo dei pensieri (part)
Skénos - L'abitazione dell'anima, 1992 Feltro ignifugo, legno, tecnica personale.
Skénos – L’abitazione dell’anima, 1992
Feltro ignifugo, legno, tecnica personale.

Altro giro e altra corsa, non mi abbandonate mi raccomando! Adesso conosciamo Luciano Ghersi, filosofo tessitore, nonché unico maschietto in questa rassegna femminile, i suoi lavori si possono vedere in prevalenza a Palazzo Barbaran da Porto, ma anche nella Loggia del Capitaniato potete vedere qualcosa di suo, ma che francamente messa lì così non dice poi molto! Una mia amica mi ha messo la pulce nell’orecchio e avendo riconosciuta una forma tipica delle tende indiane, ho voluto indagare e così ecco la TIPI, la tipica appunto tenda ma fatta con pelli e corteccia di betulle, la parola è formata da due radici Thi che significa abitare e da pi, essi abitano = abitazione. Il tessuto utilizzato da Ghersi si svolge con un ritmo avvolgente e sempre un’immensa sciarpa, effettivamente se dovessi giudicare la sua produzione da questa, non ne rimarrei particolarmente sconvolta o impressionata, allora via al Palladio Museum a scoprire di più del suo mondo! Appena entrata nelle sale dedicate alla sua produzione, il colore prende il sopravvento, e segni tribali, si affiancano a segni molto più moderni come la bicicletta! I suoi arazzi si giocano sul riuso, in Bikerouite il tessuto jeans e le stoffe hanno un’origina ben precisa addirittura griffata Cavalli e Bonotto. In quello posto a fianco, 5 settimane 1/2, un girotondo di forme e colori ci trasportano dentro, in una danza di forme antropomorfe e dell’amore che esplode. Particolare ma anche provocatorio l’istallazione che oltre al teppeto in puro stile Ghersi, vede l’uso di una sedia, direi scomoda, perché la seduta è realizzata in fil di ferro, quindi o nessuno ci si siede sopra oppure chi decide di sedersi ci rimane… forse è il modello proposto a molti nostri politici. Merita un’esposizione un esempio di telaio tribale didattico, realizzato su disegno di Luciano Ghersi dal falegname Silvestrelli per la Facoltà del Tessere. Incredibile sala dei Tappeti volanti, mossi dal ventilatore e accompagnati dalla musica, mentre le antiche cornici della sala ospitano i Micro arazzi realizzati anche grazie alla plastica recuperata dalle bibite. Ma tra i più belli sicuramente ButterFlying e Telaio nel Telaio.

Bikeruite (2011) e 5 settimane e 1/2 (2012)
Bikeruite (2011) e 5 settimane e 1/2 (2012)
Tappeto compresso e IV poltrona del Buon Governo, 2013
Tappeto compresso e IV poltrona del Buon Governo, 2013
Estate assetata, 2011, micro arazzi
Estate assetata, 2011,
micro arazzi
Tappeti volanti, 2013, nella parete di fondo Telaio nel Telaio (2012)
Tappeti volanti, 2013, nella parete di fondo Telaio nel Telaio (2012)
ButterFlying, 2012
ButterFlying, 2012

Condivide la stessa location un’artista con tutt’altra formazione Attiliana Argentieri Zanetti, viareggina ma veneta di adozione,  allieva di Anna Akerdhal e quindi compagna di studi di molte delle artiste presenti nei palazzi vicentini. Attiliana, sposa Gianfranco Zanetti, scenografo e sperimentatore, questo due creativo si fonde e spinge la Argentieri a provare la terza dimensione, le sue produzioni sono caratterizzata da un filo di rafia o altre fibre vegetali, che naturalmente non possiedono una grande varietà cromatica, la sua produzione sfida il filo, lo attociglia, lo sfrangia, diventa circolare e dalle forme vicine al sacco, ma il lavoro con il marito la porta a cimentarsi con vere e proprie scenografie che parlano spesso di popoli lontani, desertici, ma anche alle straordinari scenari naturali e architettonici che l’Italia ci dona, Matera, Venezia, tra l’altro scelta come immagine guida dell’intera rassegna. Le opere di Attiliana Argentieri Zanetti, sono da tenere in mano, su un tavolo o una mensola, quanto da indossare. Oppure ancora da appendere per creare all’interno delle nostre case la sensazione di una tenda nel deserto.

Sala dedicata ad Attiliana Argentieri Zanetti
Sala dedicata ad Attiliana Argentieri Zanetti
Sacco senza chiusura, 1980 Scultura tessile, polimaterica
Sacco senza chiusura, 1980
Scultura tessile, polimaterica
con Gianfranco Zanetti, Ritorno dall'attesa, 2000, Istallazione, plastica, legno, fibre naturali,
con Gianfranco Zanetti, Ritorno dall’attesa, 2000,
Istallazione, plastica, legno, fibre naturali,
Sacco senza chiusura, 1983,  tubolare polimaterico
Sacco senza chiusura, 1983,
tubolare polimaterico

Io viaggio è quasi alla fine, bisogna appuntare l’ultimo bottone! L’ultima tappa è il Museo Diocesano, il museo di Piazza Duomo ospita l’esposizione di Wanda Zamichieli Casaril, veneziana l’artista si forma prima presso l’Istituto d’arte dei Carmini e successivamente si specializza in Tessitura. Il suo è un mondo fatto di mappe di mondi immaginari, di distese, di tessuti impalpabili e di aria, leggere e colorate. I suoi teli, hanno bisogno di aria! E in questa esposizione, accanto alle opere realizzate troviamo anche i bozzetti, tra quelli che mi hanno maggiormente impressionato è stato il colore e la leggerezza di Jabot, non mi ero mai preoccupata di scoprire il nome del collare che  indossano i giudici, una sorta di cravattino piene di reminiscenze ottocentesche, resiste nella Corte tedesca, la forma che tradizionalmente è piena di gale è semplificata fino diventare una stella o una foglia che flutta sulla sottilissima trama. In Mappa di un viaggio immaginario, questa vela di forma sinuosa, del color dell’oro, è percorsa da legami e da vie che formano una sottilissima quanto fittissima trama. I giardini sono un’altra figurazione che la tessitrice utilizza e rielabora nel suo immaginario di fili color del ruggine, creando una geografie e architettura interna. La grande vela Animals, ci porta nel mare profondo e oscuro, pesci, bisce e tutta la vegetazione di una mare fantastico. Attinge invece dalla grande tradizione della tappezzeria d’oltralpe, l’arazzo Il dono del cuore, in cui la tradizione di dame e cavalieri, all’interno del suo hortus conclusus, non sappiamo se la bella dama, ha coronato il suo sogno d’amore, del suo cavaliere rimangono solo i piedi! Anche le dame medievali si sono emancipate???

Jabot, 1994 tecnica personale
Jabot, 1994
tecnica personale
Jabot (part.)
Jabot (part.)
Giardino rugginoso, 1997 tecnica personale
Giardino rugginoso, 1997
tecnica personale
Giardino rugginoso (part.)
Giardino rugginoso (part.)
Il dono del cuore, 1987 Tessitura Gobelin
Il dono del cuore, 1987
Tessitura Gobelin
Il dono del cuore (part.)
Il dono del cuore (part.)

All’interno della stessa sala è allestito il laboratorio permanente con corsi dal martedì alla domenica

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Il mio viaggio è concluso, ma il vostro è solo all’inizio, le mostre nell’arte tessile a Vicenza continua per la maggior parte fino al 27 ottobre, per Palazzo Montanari fino all’8 dicembre. Un’arte che parla prevalentemente donna! Quando ho saputo della mostra, la mia mente è andata subito a Sonia Delaunay, moglie del famoso artista, la quale, come gran parte delle donne delle avanguardie riscoperte solo in tempi recenti. L’artista ha applicata la sua visione di arte ai vestiti e anche all’abbigliamento dicendo che…

I ritmi si facevano desiderare di far danzare anche i colori, di allietare anche l’arte del vestire così triste e monotona

Ma per citare anche Achille Bonito Oliva, che nel catalogo dedicato all’artista durante la mostra del 2002, afferma

l’arte non è maschile o femminile, in quanto il suo prodotto appartiene a quella zona di androgina indeterminazione giocata sull’elaborazione del linguaggio e della forma…

Trame (in) palazzo

Non vi preoccupate! Non vi parlo certo della miriade di guerre intestine che interessano i palazzi, non solo di Vicenza, ma dell’universo mondo! Ma parlarvi della mostra diffusa che da un lato vedrà la tappezzeria, chiamati arazzi in Italia che arricchiranno il grande patrimonio architettonico cittadino.

Arazzi nei palazzi, il 5 ottobre apre i battenti, titolo orribilmente cacofonico che minimizza e appiattisce una mostra che sarà ricca di sfumature (non solo rispetto alla ricca gamma cromatica dei tessuti), la presenza di artiste simbolo di quest’arte che rende il Veneto una fucina di veri talenti! Arazzi è un nome esclusivamente italiano, quando la vedono scritta, i nostri visitatori stranieri non riescono a trattenere una risata. Quando, anche per ragioni lavorative pronunciamo il titolo, viene automatico attribuirgli Sti caz…!

La rassegna nata nell’ambito della Fiera Abilmente, in programma dal 17 al 20 ottobre 2013, un appuntamento che nel corso degli anni è cresciuto da diventare il punto di riferimento per il settore della creatività.

Personalmente ho visto due edizioni, la prima entusiasta, la seconda un po’ più deludente e per mancanza di interesse e voglia, non sono ritornata. Entrambe le volte la mia dolce metà si univa alla fila di malcapitati mariti/fidanzati/compagni con fiducia nello scorrere del tempo, per uscire dalla folla di spettatrici invasate e totalmente coinvolte dalla manualità femminile.

Indubbiamente nel corso degli anni c’è stato un notevole aumento della riscoperta di un sapere antico, naturalmente con qualche novità più fresca. Ma che ne posso sapere io, lavoro poco a punto croce, malissimo a maglia è giusto so attaccare un bottone.

Tornando alla mostra, la tessilità sarà al centro dell’esposizione abbinata alla fiera, la maggior parte delle esposizioni saranno visibili fino al 27 ottobre, una fino all’8 dicembre, vediamo i luoghi e le artiste abbinate:

  • Gallerie d’Italia di Palazzo Leoni Montanari: Renata Bonfanti e Sandra Marconato (fino all’8 dicembre);
  • Palazzo Cordellina: Luciana Costa Gianello;
  • Palazzo Barbaran da Porto: Attiliana Argentieri Zanetti e Luciano Ghersi;
  • Loggia del Capitaniato: Luciano Ghersi;
  • Palazzo Bonin Longare: Teodolinda Caorlin;
  • Museo Diocesano: Wanda Zamichieli Casaril;
  • Complesso Monumentale di San Silvestro: Marisa Bandiera Cerantola

7 luoghi per 8 artisti, alcuni partono dal filo per rimanere attaccati all’uso di quel materiale, altri invece si slegano per tessere altro…nomi di rilievo a livello internazionale. Durante il periodo di mostra sono inoltre previsti altre attività anche ludico didattiche e di espressività manuale, dedicati a grandi e piccoli:

Presso il Museo Diocesano verrà allestito un atelier permanente e durante la mostra, tutti i mercoledì (9 -16 – 23 ottobre) laboratorio di macramè; tutti i giovedì (10 – 17 – 24) laboratorio di patchwork; tutti i venerdì (11 – 18 – 25) laboratorio del feltro; tutti i sabati (5 – 12 – 19 – 27) e le domeniche (6 – 13 – 20 e 27) laboratorio di tessitura. Gli incontri del mercoledì e del giovedì avranno luogo il pomeriggio dalle 14 alle 17.30 – mentre dal venerdì alla domenica mattina 10 – 12.30 e pomeriggio 14 – 17.30;

Per info chiamare il numero 0444 808420.

Sempre al Museo Diocesano domenica 6 ottobre sono previste delle visite per tutta la famiglia, comprendenti anche le collezioni tessili già proprietà del museo, a cura dei servizi educativi, ma anche un laboratorio dal titolo Per fare la seta ci vuole il bozzolo … per fare il bozzolo ci vuole il baco in collaborazione con l’Associazione TRAMA. Per questa attività è obbligatoria la prenotazione per un massimo di 20 persone al numero 0444 226400 oppure la mail del museo: museo@vicenza.chiesacattolica.it

Nelle vetrine della Libreria Galla la mostra Fotolibro realizzata in collaborazione con il Coordinamento tessitori.

Altri laboratori sono attivi presso le Gallerie d’Italia di Palazzo Leoni Montanari a cura della sezione didattica, quattro pomeriggi, a cura di Donata Ariot, per scrivere sui fili: orditi e trame. Gli incontri di 3 ore ciascuno, prevedono una breve presentazione della mostra e successivamente il momento manuale.

13 ottobre ore 15:

  • la cardatura: alla scoperta dell’arte della lavorazione della lana, dalla fibra grezza al fiocco (in collaborazione con l’Associazione TRAMA);
  • Il filo può farsi figura di tante figure: la linea del barocco (esperienza tessile con carta twist -art).

20 ottobre ore 15:

  • la cardatura: alla scoperta dell’arte della lavorazione della lana, dalla fibra grezza al fiocco (in collaborazione con l’Associazione TRAMA);
  • scrivere sui fili. Il contrasto cromatico complementare. ritmi e musicalità (il telaio come luogo dell’immagine).

10 novembre ore 15:

  • Il filo può farsi figura di tante figure: la linea del barocco (esperienza tessile con carta twist -art).

24 novembre ore 15;

  • scrivere sui fili. Il contrasto cromatico complementare. ritmi e musicalità (il telaio come luogo dell’immagine).

Appuntamenti rivolti a tutti e su prenotazione obbligatoria al num verde                800 578875 (max 20 persone).

La fortuna è come s’impara

Questo mi dice sempre mia mamma quando confesso qualcosa di quasi inconfessabile, aver fatto shopping ma di un tantino di livello più alto di un H&M, lei placida risponde “Teresa la fortuna è come s’impara“, praticamente è giusto concederci qualche lusso perché se ci abituiamo bene anche la fortuna ci sorride e potremo in un futuro anche permetterci di meglio! Diciamo è diventata ormai una scusa alla pari “Ogni massaro è padrone di una ricotta“, ma è vero, i sensi di colpa sfiniscono spuf!

Così finalmente vado a vedere l’esposizione trasferita finalmente a Palazzo Bonin Longare, organizzata in occasione della nuova Fiera dell’Oro (edizione Fall), anche se gli stand sono chiusi, grazie a questa incursione in città almeno è possibile guardare e documentarsi sulle nuove tendenze e sulle giovani leve del jewellery design!

Provo come al solito a chiedere se è possibile fare delle fotografie pronta ad una risposta negativa, ed infatti, sono convinta che la prima volta, all’epoca dell’inizio del blog quando fotografai i gioielli la gentile donzella fosse un tantino impreparata…ma pazienza il mio moleskine è pronto, la pennapapà anche e adesso e scriviamo ma anche schizziamo…non sono degni gli sgorbi che faccio di essere chiamati disegni.

Gli spunti che hanno portato i giovani designer sono molteplici e naturalmente a mio avviso alcune idee sono più vincenti di altre.

Corinne Saltalamacchia disegna Sineddoche realizzata da ARLY sns di Galante Arturo & C., analizza la parola portafortuna facendo risalire il termine a fero quindi portare e la fortuna che Corinne ricerca e attribuisce all’armonia insita nella natura, dentro alle gabbie ci sono queste piccole sfere che simboleggiano i 4 elementi, all’interno tre e la gabbia stessa il quarto.

Uno dei progetti più apprezzati dalla giuria, quello di Stefania Spairani, seconda classificata parte per la sua ricerca dai Labirinti,  Il modello è stato realizzato da Lanza Franco srl/Galvanica Vicentina, partendo da una delle maggiori paure dell’uomo quella sul futuro. Ma riprende una tradizione antica, derivata dalla Grecia classica e il suo classico labirinto, quello unicursale cioè costituito da un unico involuto percorso.

Tra quelli che probabilmente metterei subito per mettere un po’ di sale al mio controverso periodo con la religione e i suoi simboli, BEN e DETTO di Francesco Torre, il prototipo è realizzato da Pietro Poliero/Area Prototipi di Moreno Vivian. Due anelli che mette in discussione  il rapporto, non sempre chiarissimo, tra religione e superstizione, uno dei due anelli rappresenta una vera e propria cupola con tanto si croce, l’altro invece ha i buchi per versare il sale sulle pietanze, o dietro la schiena!

Bello ma non tanto portabile l’anello The weird fruit ring realizzato da Linea Italia su progetto di Silvia Preziosa, è concepito per essere indossato da due dita, il che, come ogni cosa che mi blocca non potrei portare. L’ispirazione è il melograno, frutto che molteplici legami simbolici e legami con molteplici civiltà, il più famoso è legato naturalmente al rito di Proserpina, che tra l’altro anche per esigenze lavorative vedo ogni santo giorno!  O nella tradizione cristiana è simbolo della passione. Ma se per l’Occidente assume dei caratteri negative per il Corano è tra le buone cose create da Dio, e nella tradizione ortodossa è simbolo di abbondanza, fertilità e buone cose.

I simboli della bonheur possono ispirarsi anche a tradizione lontane da noi, ma che colpiscono e affascinano i creativi, gli orecchini Tezcatlipoca, realizzato da Stone Age srl e disegnato da Irma Sofia Moreno Ricaño, che trae spunto dal Dio della cultura messicana per l’anello e gli orecchini. Il Dio era particolarmente riconoscibile per le striature in bianco e nero, i monili riprendono quindi questo motivo.

Ritornando a casa nostra, troviamo i miti e le credenze popolari che vanno su  e giù dalla penisola e nei mari, dalla Sardegna Giulia Meloni con Sa prenda ‘e is ogus ovvero “Il gioiello degli occhi”, dritto dritto dalla tradizione sarda la collana realizzata da Eurosilber snc, è realizzato per sottolineare la connessione con la natura e con monili/amuleti diffusi sull’isola. La collana è realizzata con l’opercato di conchiglia chiamato fava marina o occhio di Santa Lucia.

Il tipo porte bohneur che non esiterei un minuto a portare, anche con il rischio di impigliarmi in ogni angolo, è Rebus, creazione di Lucrezia Amitrano, il prototipo è realizzato da Casarotto Roberto snc di Casarotto Cristian e Denis, un semplice anello con al posto di una gemma, un simbolo emblema e punto di partenza per raccontare storie e credenze popolari, detti. Sottili e giocosi, mi divertirei ad abbinarli in più di uno e creare la mia storia.

Ma tra i giovani, c’è chi pensa ai giovanissimi come Irene De Ponti che idea Joint’s Bohneur, realizzato da LCS srl, una spilla per i giovanissimi che si concentra sulla speranza, sulla luce e sulle possibilità un vero e cattura bohneur che aiuta a illuminare il tracciato della vita, scegliendo forme e materiali giovani. La designer gioca presentando in maniera scherzosa il mondo animale.

Con Simona Esposito andiamo al sud alla ricerca delle leggende del Sannio, L’origine della trama realizzato da Celegato Silver Jewels srl, al centro la spilla è sferica e come raggi partono le vere e proprie setole della scopa, che sembra quasi un caldo sole. L’ispirazione è nata dalla leggenda della Janara, una strega famosa per provocare malformazioni e malattia, la quale la notte si aggirava per i borghi addormentati,  altre tradizioni la vedono come ladra di asini e altri animali da cortile, per poi riportarli la mattina già stanchi. Insomma per evitare che la strega entri, tradizione vuole che bisognava mettere una scopra davanti all’uscio e così passava il tempo a contare le setole, più ne aveva meno creava problemi così per arrivare alla mattina.

Tra le altre creazioni quella chiamata Tentarnonuoce di Beatrice Marcolin e realizzato dai Fratelli Bovo srl, all’apparenza un bracciale rigido, ma in realtà sull’anima del bracciale stesso ci sono tante fascette di metallo che ruotano, il progetto è legato alle parole che potrebbero essere composte, e se posizionate in un certo ordine si materializza un famoso aforisma…l’avevo valutato per il titolo del primo post sull’argomento, recita così

Se fortuna vien prendila a man salda.. Leonardo Da Vinci

Amo alla follia le Spillole, idea di Sofia Marinelli e realizzato da DML srl, che ci racconta un po’ del nuovo significato dei porte-bohneur. Infatti se prima ci si affidava a oggetti più o meno di pregio, per alleviare le nostre sofferenze e per illuderci forse, adesso i nuovi detentori dei poteri curativi sono assolutamente le pillole…ahimè! Quattro spille i cui colori sono legata a precisi organi: la spillola Depression associata al cuore che è di color rosso; la distress blu, legata ai polmoni; l’Anxiety legata appunto all’ansia ma anche allo stomaco (legati????) gialla; Paranoia in verde e associata al cervello.

Menzione anche agli due classificati di questo contest, Francesco Decio, con Omnia realizzato da Scanavin srl sono tre anelli basati su figure geometriche, ha trovato nella sua ricerca otto figure primarie e ognuna possiede un significato doppio, esprimono l’idea di accumulo e molteplicità.

Mentre Alice McLean con Gold Allure, parte dall’idea dell’oro quale simbolo di potere. La collana che realizza (da M.P.M. di Gobbato Enzo srl), è in argento placcato oro e una vernice termocromatica, da appesa risulta nera, una volta indossata il calore del corpo riporta alla luce la bellezza dell’oro.

Mi spiace non trovare immagini degne ma è stato praticamente impossibile, sulla pagina della fiera le immagini sono poche e non riguardano i monili che cito, per fortuna ho preso le copie di VIORO  Daily Issue  che mi hanno fatto da promemoria…unica soluzione andate a visitare la mostra, fino al 29 settembre tutti i giorni dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19, Palazzo Bonin Longare.

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Quanto ti senti fortunato

Lo scandire di nuove stagioni cade in concomitanza della nuova fiera orafa, parte Vicenza Oro Fall 2013, ed eccoci a parlare della nuova mostra! Fino alla fine di agosto, ero quasi preoccupata, nessuna notizia, nessun cenno sul sito, temevo che saltasse, ma per fortuna eccoci qui a parlare della prossima esposizione. Il tema è proprio la fortuna, in programma dal 12 al 29 settembre, a Palazzo Bonin Longare, quindi ridotta a buona decina di giorno. La mostra dal titolo Porte – Bonheur, amuleti e talismani contemporanei e il tema è dedicato ad uno degli oggetti più radicati nella storia dell’uomo e pieno di aspettative e funzioni apotropaiche.

Uno degli elementi che mi rendono un’imperfetta meridionale è il fatto di non essere assolutamente scaramantica, ma solo adesso, dopo anni in cui ero convita di aver vestiti più fortunati degli altri, nella versione invernale ed estiva, per affrontare gli esami universitari! Ma continuo a credere nella più classica BOTTA DI CULO! Mia mamma invece è fermamente convinta della presenza dell’Occhio brutto, quindi ha fornito me e la mia dolce metà di cornetti, per ma la versione charms, perso in qualche meandro del mio cassetto e per lui il classico cornetto rosso da specchieto della macchina ormai scolorito dalla perenne esposizione al sole. Per me divieto assoluto di toccarlo.

Di chi saranno i nuovi Porte – Bohneur? Ma di giovani designers che hanno partecipato al concorso Next Jeneration Jewellery Talent Contest 2013 e premiati maggio scorso in Basilica Palladiana. Per il momento conosco i nomi dei tre primi classificati: Francesco Dacio, Stefania Spairani e Alice McLean, per gli altri nomi un po’ di pazienza.

Venti gioielli esposti per scegliere il nostro nuovo talismano e per difendersi dalle nuove minacce del vivere moderno.

La mostra a cura di Alba Cappellieri e Livia Tenuta rispetterà i seguenti orari: tutti i giorni dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19.

Nuova fiera nuova preziosa mostra

È primavera? Parrebbe di si visto che ritorna puntuale la fiera stagionale con i preziosi! Vicenza Oro Spring ritorna alla grande e così le mostre dedicate al gioiello, ma la sede non è ancora pronta, i lavori non sembrano finiti e così dovremmo ancora “accontentarci” di Palazzo Bonin Longare che ospiterà i designer italiani.

Il design italiano incontra il gioiello, la mostra aperta al pubblico da domani 18 maggio e in quella sede fino al 18 giugno, stasera sicuramente la blindatissima inaugurazione riservata al Gotha della società vicentina e non solo…per noi comuni mortali da domani!

Secondo il comunicato ufficiale alla mostra, questa è la più importante e ampia rassegna, percorrendo un arco temporale dagli anni ’50 fino ai nostri giorni. Portando con se tutte le tendenze che la pittura e l’arte ufficiale ha tracciato. La mostra si potrebbe dividere in due momenti: da un lato oggetti inediti esposti per la prima volta, dall’altro una sezione speciale che vedrà oggetti creati per l’occasione e realizzati da artigiani vicentini. I Curatori Alba Cappellieri e Marco Romanelli.

Per questa speciale produzione sono stati chiamati: Federico Angi, Antonia Astori, Cini Boeri, Giorgio Bonaguro, Lorenzo Damiani, Francesco Faccini, Odoardo Fioranvanti, Enrico Franzolini, Emanuela Frattini, Anna Gilli, Laudani&Romanelli, Piero Lissoni, Alessandro Mendini, Paola Navone, Fabio Novembre, Gabrielle Pezzini, Paolo Rizzatto e Marco Zito.

….gli orari?! Dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19 tutti i giorni