Candida architettura in fotografia

A pochi mesi di distanza della mia prima visita presso la Fondazione Bisazza eccomi tornata in occasione dell’attesissima mostra di Immagini di Architettura di Candida Höfer, la fotografa tedesca che ha nel giro di poche settimane ha inaugurato ben due esposizioni, presso Palazzo Te di Mantova e presso la prestigiosa fondazione vicentina!

Il giorno dell’inaugurazione naturalmente tanta gente conosciuta, ma noi siamo venuti per l’arte! Trenta fotografie in formato gigante, tanto per capirci 200×250, con più una chicca! Un video girato dalla stessa fotografa nel 1975 ma è presto per parlarne.

Nel contenitore creato dall’architetto Carlo Dal Bianco, il bianco è per l’appunto il non colore che domina ma la parte dedicata alla fotografa tedesca è calda ed incornicia le fotografie! Prima di trovarmici davanti una certa curiosità e ritrosia nel sapere cosa si prova a stare di fronte a immagini così immense.
Io direi immersione e un certo senso di onnipotenza, come già spiegato nel post che ha presentato la mostra in arrivo, la fotografa tedesca per realizzare i suoi scatti ha una metodologia, come l’utilizzo della luce naturale o meglio della massima luce che il luogo possiede già..nel caso di un Teatro dell’Opera è difficile trovare la luce che filtra dalle finestre, completamente assente l’uomo… del resto la sua presenza arriva a deturpare i luoghi certe volte! I soggetti presentati in questa occasione sono biblioteche, musei, abbazie, archivi, gallerie, teatri fondazioni, sale da concerti. Posti che hanno uno scopo, in particolare quando sono animati da musica o da persone che consultano i volumi o quando ammirano i quadri che fanno sfoggio della loro bellezza! L’edificio nasce per l’uomo e per sopperire a questi bisogni, alcuni non certamente non primari, ma se non ci fossero arte e musica, se non ci fossero volumi da sfogliare, miniature e manoscritti da riscoprire la nostra vita sarebbe probabilmente composta solo da incombenze tristi!

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Già da un giorno d’inaugurazione, naturalmente affollato, ponendoci di fronte alle immagini ci sentiamo privilegiati, per lo meno io ho sempre desiderato di trovarmi in un luogo simile a quello che ho potuto vedere, senza la mediazione di altri, entrare in un luogo tutto per te! Ma noi abbiamo la mediazione di Candida Höfer che per i comuni mortali, certe volte nemmeno così comuni…, lo fa per noi! In prevalenza immagini che catturano interni, particolari delle architetture, da prospettive che ci danno a volte la sensazione di entrare in una casa di bambola. Non c’è un’assoluta simmetria come accade invece nel regista del momento, Wes Anderson, ma viene scelta una particolare visione che rispecchia un intento della fotografa stessa. Ma quali luoghi sono?

La Casa de Musica a Porto, noi dalle fotografie non vediamo il contenitore ma il contenuto e seppur si tratti di un edificio assolutamente contemporaneo il legame con le manifatture tipicamente portoghese è strettissimo. La tradizione delle azulejo, la facciata rivestita che si lega alla grande tradizione del mediterraneo e in particolare a quella araba. Esternamente l’edificio si presenta come un poliedro irregolare di cemento armato ed è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco. Una struttura che di pone in rottura rispetto all’elitarismo delle sale di musica.

Casa Musica Porto
Casa Musica Porto
 Candida Höfer Casa Musica Porto
Candida Höfer Casa Musica Porto

La Biblioteca della Sorbona di Parigi, una delle più antiche università europee che conserva un patrimonio impressionante di materiale libraio.

Candida Höfer Bibliothèque de la Sorbonne Paris I
Candida Höfer Bibliothèque de la Sorbonne Paris I

Il Neues Musem di Weimar, ovvero il Nuovo Museo di Arte Contemporanea e internazionale. Ma che nelle decorazioni si avvicina ad uno stile ancora pomposo e classico.

Candida Höfer - Neues Museum Weimar
Candida Höfer – Neues Museum Weimar

L’Opernhaus Köln, ossia il Teatro lirico di Colonia. Fondata, con la prima compagnia permanente fondata nel 1822. La costruzione attuale è una realizzazione di Wilhem Riphahn ed è stato inaugurato nel maggio del 1951 con una capienza di 1.300 persone. La struttura presenta i palchi scalzato tra loro e una caratteristica forma avvolgente che carpisce e diffonde il suono ma che gli dona una caratteristica struttura da giostra!

Candida - Höfer - Opernhaus Köln
Candida – Höfer – Opernhaus Köln

Il Palacio da Bolsa a Porto, simile nella concezione alla Banca Commerciale Italiana di Milano…. deformazione professionale scusate…è un edificio costruito nel XIX secolo voluto dall’Associazione Commerciale in stile neoclassico con influenze palladiane e ispirato ad un edificio presente in città. Il primo architetto che cura il progetto è Joaquim da Costa Lima Junior, ma sono succeduti moltissimi tra architetti e decoratori. Proprio quest’ultima è stata completata nel 1901.

Candida Höfer - Palacio da Bolsa no Porto
Candida Höfer – Palacio da Bolsa no Porto
Candida Höfer - Palacio da Bolsa no Porto
Candida Höfer – Palacio da Bolsa no Porto

La Fondacao Bienal de São Paulo è stata fondata dall’industriale italo brasiliano Ciccillo Matarazzo, industriale italo brasiliano, nel 1951. L’edificio è considerato il luogo espositivo più importante del Brasile e del Sud America ispirandosi alla Biennale Veneziana. Come notiamo dalle fotografie gli spazi sono collegati tra loro attraverso scali elicoidali, modulato da più piani composti da linee ondulate che ricordano la decorazione dei marciapiedi che infondono  movimento dal ritmo di samba.

Candida Höfer - Fundacao Bienal de Sao Paulo
Candida Höfer – Fundacao Bienal de Sao Paulo
Candida Höfer - Fundacao Bienal de Sao Paulo
Candida Höfer – Fundacao Bienal de Sao Paulo
Candida Höfer - Fundacao Bienal de Sao Paulo
Candida Höfer – Fundacao Bienal de Sao Paulo

Galleria Giò Marconi, lo spazio nasce nel 1990 su iniziativa appunto di Giò Marconi che aveva in precedenza creato lo studio Marconi 17. Uno spazio ma anche laboratorio sperimentale per giovani artisti. La nuova galleria è diretta da Giò e dal padre Giorgio. Anche questa galleria presta attenzione alle proposte delle nuove generazioni. La ripresa interessante è costituta non da architettura nel senso pieno del termine ma da uno schedario, che generalmente non ha assolutamente nulla di affascinante e tantomeno lo si desidera immortalare in una fotografia! Ma anche i plichi hanno una loro poesia e questi parallelepipedi ha anche un’armonia e una scansione!

Candida  Höfer - Galleria Gio Marconi
Candida Höfer – Galleria Gio Marconi

Goethe – Nationalmuseum di Weimar. Il museo è appunto dedicato a Goethe è stato fondato nell’agosto del 1885 grazie al lascito dell’autore. Il palazzo è composto da due anime, una dedicata all’abitazione che l’autore ha vissuto insieme alla moglie Christiane e poi il museo vero e proprio in cui è conservata la raccolta di curiosità, di scienze naturali, libri e disegni realizzati da Goethe stesso. Nel pieno stile del classicismo di Weimar. Quello che vediamo mi sembra per l’appunto una delle zone della vera e propria abitazione in cui predominano arredi puliti essenziali ma certo non comune e caratterizzati dal gusto! Da notare la sequenza delle sale, che ci fa intuire i vari vani che compongono l’abitazione.

 Candida Höfer - Goethe - Nationalmuseum Weimar
Candida Höfer – Goethe – Nationalmuseum Weimar

Con il Palais Garnier approdiamo a Parigi ed è parte dell’Opéra National de Paris e un monumento che rappresenta pienamente l’architettura eclettica della seconda metà del XIX secolo, la costruzione fu sponsorizzata da Napoleone III, che tra l’altro subì anche un attentato, il quale scelse il Barone Haussmann come supervisore dei lavori dell’architetto Charles Garnier. Il Palais fu inaugurato nel 1875 un puro teatro in stile Secondo Impero. Invece che dedicare l’attenzione alla platea o ai palchi, la fotografa si dedicata alla scena, in realtà alla finta tenda che chiude alla vista il palco! Un effetto non spiacevole, molto ricco con una profusione di drappi sovrapposti e trine e un’ulteriore corda che dovrebbe coordinare il tutto, anch’essa rigorosamente dipinta! Ma niente è lasciato al caso e anche l’ombra è rappresentata!

Candida Höfer - Palais Garnier
Candida Höfer – Palais Garnier

Teatro Alla Scala di Milano. Non perché si tratta di un edificio italiano, ma non si può negare l’importanza del teatro più famoso al mondo. Costruito in conformità con il decreto dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria dopo che nel 1776 andò a fuoco il teatro di corte. Il progetto per il teatro fu affidato al Piermarini e venne inaugurato nel 1778. Naturalmente le decorazioni si sono evolute in conseguenza delle mode e con un’adeguata tecnologia! Qui a differenza di quello che accade per Parigi, il punto d’interesse di Candida Höfer è la zona dei palchetti, la migliore  zona in assoluto e che esaudisce uno degli altri desideri dell’uomo, poter dominare tutto e tutti dall’alto!

Candida Höfer - Teatro La Scala di Milano
Candida Höfer – Teatro La Scala di Milano

Biblioteca de Palácio e convento de Mafra, la ricca biblioteca è contenuta all’interno del monastero della città portoghese di Mafra, tutto realizzato in puro stile barocco e costruito sotto il regno di Giovanni V (1689 – 1750) a seguito di un voto fatto dal sovrano. Oltre che l’intero complesso, di notevole valore la biblioteca che contiene 40.000 volumi rari, la più importante biblioteca monastica del Portogallo che non ha avuto certo una calma esistenza! Tra i libri manoscritti, spiccano i canti liturgici composti dai maggiori compositori portoghesi e molti incunaboli. La foto testimonia la grandezza della sala che è infatti lunghi 8 metri, anche se la fotografa ci restituisce una visione isolata e intima io non riesco a non riempirla di persone, perlopiù visualizzo monaci che camminano avanti e indietro, oppure nei corridoi superiori per consultare qualche libro.

Biblioteca do Palacio e Convento de Mafra,Portugal
Biblioteca do Palacio e Convento de Mafra,Portugal

La mia ricognizione di una parte della mostra ospitata dalla Fondazione Bisazza si conclude con l’Archivo General de Indias a Sevilla, un deposito situato nelle vicinanze dell’antico mercato, la Casa Lonja de Mecaderes e contiene importanti documenti che illustrano l’Impero spagnolo delle Americhe e delle Filippine. Tra quelli più interessanti il diario di Cristoforo Colombo. A differenza della biblioteca di Mafra, l’ambiente appare più austero, per un edificio che vorrebbe riecheggiare un Rinascimento di cui certo la Spagna non è famosa! Ad alleggerire lo spazio il pavimento in bianco e nero, che vengono nuovamente appesantita da queste librerie/schedari austeri e pesanti.

Candida Höfer, Archivo General de Indias Sevilla
Candida Höfer, Archivo General de Indias Sevilla

Stavo per dimentica la chicca! Guai! Da buona artista Candida Höfer ai temi degli studi presso la Kunstakademie di Düsseldorf ha sperimentato con amici e compagni di studi in altri campi dell’arte, anzi i corsi dedicati alla fotografia non erano stati istituiti, pertanto si rivolge dapprima al cinema! Con Tony Morgan attore che possedeva una cinepresa 16 mm, girarono nel loro caffè italiano preferito una scena che si intitolava semplicemente prendere il cappuccino! 1975..quella semplice ripresa ha cambiato probabilmente la visione dell’artista.

Durante la serata di Bisazza l’artista era presente e conserva il suo iconico caschetto che probabilmente sbuca durante le pose di fotografia! La mostra in programma fino al 27 luglio 2014 avrà i seguenti orari: dal mercoledì alla domenica dalle 11 alle 18.

 

L’architettura nel linguaggio fotografico

Nuova mostra per la Fondazione Bisazza che da quando ha aperto si è incaricata di portare nelle vicinanze della città, grandi interpreti dell’architettura contemporanea, andando a modificare lo spazio di Bisazza con istallazioni site-specific. Per il nuovo appuntamento si torna a parlare di architettura, ma da un altro punto di vista, quello fotografico!

Dal 9 maggio al 27 luglio 2014 protagonista sarà la fotografa tedesca Candida Hö

fer con la mostra Cadida Höfer. Immagini di architettura.

Venti fotografie di grande formato, scelte dall’autrice per dialogare con lo spazio., La fotografa punta l’obiettivo sugli spazi pubblici, dagli archivi, teatri, biblioteche, musei, banche, metropolitane, palazzi storici, attraverso la luce naturale ed una ripresa deistanziata e priva di persone. La fotografa, nata nel 1944 a Eberswalde in Germania, studia alla scuola di Dusseldorf sotto la guida dei coniugi Becher,  Bernd e Hilla, conosciuti a livello internazionale per aver immortalato in fotografie in b/n gli edifici dell’archeologia industriale. Come allieva di tale coppia non poteva che interessarsi a questi soggetti. Perfezione nei dettagli, controllo della luce e approccio concettuale, i suoi formati arrivano fino a 200 x 250 cm attraverso la quale esprime

la psicologia dell’architettura sociale

Se volete saperne di più vi invito a cliccare il link del blog becausethelight.blogspot.it e vedere la mostra che sarà a ingresso libero con i seguenti orari: mercoledì a domenica dalle 11 alle 18.

bisazza-4Tra le opere esposte: Autorimessa Comunale di Venezia (2003); Goethe – Nationalmuseum weimar II (2006); Archivio General de Indias Sevilla II (2010); Neues Museum Berlin I (2009).

 

Una Lillipuzziana alla Fondazione Bisazza

Lunedì nuova esperienza artistica, vissuta a pochi chilometri dal centro della città. Avventurarmi per la trafficata statale che conduce a Montecchio Maggiore, è solo il preludio di un viaggio che vivrò all’interno della Fondazione Bisazza, azienda leader nella produzione di Mosaico decorativo, non solo per il bagno ma applicabile anche ad altri ambienti della casa. La Fondazione ha aperto nel giugno del 2012, coniugando nel luogo strettamente commerciale anche la raccolta d’arte contemporanea che riesce a far incontrare il design, l’arte e l’architettura unita da un denominatore comune, il mosaico per l’appunto.

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Topiaria senza bisogno di eccessiva manutenzione

L’arte musiva del resto è una tecnica secolare, nata in un momento imprecisato, lo stesso nome del resto  evoca immagini di muse che lavorano alacremente per realizzare mediante pietruzze e materiali preziosi o semiprezioni decorazioni. Anche se molte altre tradizioni fanno derivare il termine dall’arabo o dal vocabolario semita. Ma l’Italia, ha degli esempi di arte musica, noti e pregiati  famosi in tutto il mondo, basta pensare alla Basilica di San Marco a Venezia oppure Ravenna e le bellissime basiliche di periodo bizantino. Una tecnica che ha saputo rinnovarsi successivamente, attraverso l’impegno di un artista che ho studiato da vicino per la mia tesi, Giovanni Guerrini, fondatore della sezione di Mosaico presso l’Accademia di Ravenna.

L’impatto pertanto con un luogo in cui si è lavorato da sempre per rendere questo materiale, già di per se pregiato e ricercato è studiato da architetti e designer si trasforma ancora attraverso il tocco dell’artista che come sappiamo bene riesce a vedere oltre il materiale e il suo naturale utilizzo!

Una ventina di sale, tra collezione permanente e area dedicata alle mostre permanenti, perdendosi nei meandri di un posto che mi ha fatto sentire come una Lillipuzziana, qua tutto è grande e monumentale e come al cospetto del mitico viaggiatore uscito dalla penna di Jonathan Swift, anche io mi lascio trasportare dall’immaginazione. Accompagnati da Jeanne Boyer  Assistant to CEO presso la Fondazione. Entriamo a scoprire gli ambienti progettati dall’architetto Carlo Dal Bianco.

Nella prima sala ci accoglie il designer spagnolo Jaime Hayon con Pixel Ballet del 2007, presentato insieme ad altri progetti durante il Salone del Mobile di Milano nel 2007. Quello che subito ci colpisce è questo Pinocchio gigante, che presenta su enormi vassoi dei cabinet, uno caratterizzato dal mosaico nero e l’altro dall’oro. Questo pezzo esprime sicuramente la visione del designer, un incontro tra realtà e mondo onirico. Mettendoci in condizione di capire il passaggio creativo attraverso la presenza di bozzetti e di un video. Avremo modo durante la nostra visital, della straordinaria fantasia che possiede.

Jaime Hayon, Pixel Ballet, 2007
Jaime Hayon, Pixel Ballet, 2007

Nella sala successiva entriamo in un’altra fiaba, Alice nel Paese delle Meraviglie, mi sento un po’ il bianconiglio effettivamente! Il servizio buono si mostra e diventa gigante. Opera dello studio di designer olandese Studio Job la collezione si chiama Silver Ware e nel 2007 è stata presentata anch’essa al Salone del Mobile di Milano. Il mosaico non in argento però ma in oro bianco. I miei pezzi preferiti? Il cucchiaio e il vassoio specchiante!

Silver Ware - Studio Job 2007
Silver Ware – Studio Job 2007

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I creativi di Studio Job
I creativi di Studio Job

IMG_4116Già dal vassoio specchio si nota un altro pezzi di storia dell’arte contemporanea, sempre in versione gigante! Alessandro Mendini e la sua celebre Poltrona di Proust Monumentale, del 2005. La prima versione della celebre poltrona baroccheggiante risale al 1978, un’operazione che Luca Beatrice, autore di Da che arte stai? e nel 2009 curatore del padiglione Italia della Biennale di Venezia, definisce un ready -made duchampiano. Sulla poltrona i segni delle correnti artistiche di cui Proust è stato spettatore, dall’Impressionismo, al Pointillismo. Con uno spirito di contaminazione che caratterizza i nascenti anni ’80 e di cui Mendini diventa uno dei protagonisti dell’arte del periodo. Naturalmente nella versione monumentale le pennellate sono sostituite dal mosaico! E poi visto i miei “rapporti” con lo scrittore francese in questo periodo, come non emozionarmi!

Alessandro Mendini - Poltrona di Proiust Monumentale, 2005
Alessandro Mendini – Poltrona di Proiust Monumentale, 2005

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La nostra visita continua in altre zone della spaziosa Fondazione, come la Sala riunioni che mantiene il suo aspetto ricercato, con la visione anche di prototipi dell’azienda…

Nella terza sala troviamo invece l’artista spagnola, ma dal designer italiano Patricia Urquiola, collabora con molte aziende italiana del settore arredamento e tra le interviste che si trovano nel sempre fornitissimo mondo del web, esprime il suo debito nei confronti dell’Italia e della scuola di Munari per la sua nascita professionale. Per Bisazza propone un paravento, By Side, ma anche istallazione di ben 10 metri, ideato nel 2006. Il paravento è costituto da due anime quindi un vero e proprio oggetto double – face. Se da un lato troviamo la classica Toile de jouy, pregiato tessuto francese che significa tela di lino o tela, visto l’applicazione del colore, riporta la tradizionale decorazione con motivi settecenteschi, in blu, proprio come un pregiato vaso cinese, dall’altro uno specchio. Le tessere sono in lapislazzuli e oro bianco…pregiatissimo!

Patricia Urquiola  - By Side, 2005
Patricia Urquiola – By Side, 2005

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Durante la nostra visita, non posso smettere però di guardare anche in direzione delle ampie vetrate che si affacciano sugli altri ambienti, in uno scambio di arte e design ma anche verso il verde intenso del prato. La sensazione è essere in una villa come quella della Fondazione Maeght di Saint Paul de Vence.

Marcel Wanders è il protagonista della quarta sala, un luogo destinato, nelle intenzioni dell’artista alla felicità! Bisazza Motel del 2004 si compone di molti elementi! La torre che campeggia al centro che sembra quasi un orologio a cucù e in cui si intravede una lampadario ricco, l’ex cadillac Ante – Lope da “guidare” ma anche da sfruttare come vasca da bagno! I Coffee Tables da sfruttare invece come sedute e decorati con motivi floreali!

Bisazza Motel
Marcel Wanders – Bisazza Motel, 2004

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Ante - Lope
Marcel Wanders – Ante – Lope, 2004
Marcel Wanders - Coffee Tables
Marcel Wanders – Coffee Tables

Nella quinta sala rincontriamo Alessandro Mendini con Mobilio per Uomo 1997 – 2008! Circa dieci anni per dedicare finalmente alla metà maschile del cielo un adeguato guardaroba. Ma un uomo che possiede determinate caratteristiche: un uomo dandy, ricercato, con un adeguato portafoglio … azioni! Con una casa che non deve avere limiti soprattutto in spazio! Pezzi unici, venduti in esclusiva a Parigi con tessere d’oro 24 kt, ogni oggetto, naturalmente sempre in versione big, rispecchierà pertanto le passioni del padrone di casa! Passa in secondo piano il luogo riservato a riporre il vestiario!

Alessandro Mendini - Mobili per Uomo, 1997 - 2008
Alessandro Mendini – Mobili per Uomo, 1997 – 2008

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L’opera di Mendini condivide lo spazio con Arik Levy con l’istallazione site -specific Rock Chamber del 2012. La sensazione che si ricava appena di troviamo di fronte questo grande oggetto rivestito di mosaico nero è quello di essere arrivati in una landa in cui è appena caduto un meteorite. Ci si sente effettivamente un po’ persi e timorosi, e secondo l’intenzione dell’artista israeliano…

siamo i preistorici del futuro e questa costruzione, con la sua forza, ne rappresenta la caverna.

…inizialmente non ci accorgiamo del fatto che noi possiamo viverlo all’interno, essendo cavo e ricoperto con un caldo e colorato tessuto di lana verde, con tanto di illuminazione ma il progetto di cui fa parte e chiamato Experimental Growth si compone anche di un video interattivo in cui il visitatore si potrà mettere in gioco e modificare i volumi della Fondazione stessa!

Arik Levy - Rock Chamber, 2012
Arik Levy – Rock Chamber, 2012

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Il nostro percorso ci porta a ritrovare il designer spagnolo Jaime Hayon, che ci conferma la sua vera surreale e ironica, su oggetti del bel mondo, di cui sentiamo solo parlare! Jet Set del 2008, termine coniato negli anni ’50, periodo che dopo i patimenti della guerra ha favorito gli eccessi, designa quel stretto numero di persone che per partecipare ad eventi mondani utilizzano il jet…privato o no poco importa! Quello realizzato da Hayon comprende un posto molto esclusivo per i passeggeri, una via di mezzo tra una vasca da bagno e una tazza dei Luna Park con comodi divanetti bianchi! E il mosaico in oro bianco occupa una posizione privilegiata.

Jet Set
Jaime Hayon – Jet Set, 2008

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Nella sala successiva troviamo il bosco mosaicato dell’architetto Richard Meier, protagonista dell’ultima mostra. Chiamato Internal Time, del 2013, il bosco è abitato da possenti tronchi bianchi in cui l’occhio si perde e dove ogni volume prende la direzione che vuole! 12 colonne in tutto in un reticolo asimmetrico, convergente e/o divergente!

Richard Meier - Internal Time, 2013
Richard Meier – Internal Time, 2013

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Con il prossimo lavoro di Jaime Hayon, Clown and Bird Sofa del 2008 entriamo in un’altro cassetto di immaginazione del designer spagnolo. La prima sensazione che ho provato entrando in questo ambiente, in cui ero tra l’altro fortemente tentata di provare la seduta, è di essere nella scena di un film particolare, forse non un capolavoro ma dotato di una fantasia smisurata, Toys – Giocattoli di Barry Levinson del 1992, (cliccando troverete delle immagini) all’interno della fabbrica di giocattoli, c’erano degli oggetti molto simili che espellevano le varie componenti di giocattoli da assemblare! Le mega sedute sono state presentate nel 2008 in occasione del Salone Internazionale Interieur in Belgio!

Jaime Hayon, Clows and the Bird Sofa, 2008
Jaime Hayon, Clows and the Bird Sofa, 2008

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Sempre del designer iberico la serie di vasi The Pixel Vases, che avevamo già trovato nel Pinocchio gigante, posti qua su piedistalli e che mi fanno ricadere nel mondo di Alice delle Meraviglie, pronti da essere spostati da una mano gigante, sulla scacchiera! Un seme c’è… il cuore!

Jaime Hayon, Pixel Vases
Jaime Hayon, Pixel Vases

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Ad un cero punto la porta preziosissima di un altrettanto preziosissimo caveau, come se non avessimo visto nulla fino a quel momento! Marco Braga & Storage ci invitano quindi a passare la porta ed entrare a vedere i lingotti in Caveau in versione pouf di pelle e oro bianco o giallo, che avevamo già intravisto nella sala precedente!

Marco Braga & Storage - Caveau
Marco Braga & Storage – Caveau

IMG_4179 IMG_4180Il viaggio prosegue nelle passioni che la Fondazione, sta rendendo anche un po’ nostre. Tra i recenti interessi quelli nei confronti della fotografia, in realtà si conosce da tempo la passione del Presidente dell’azienda per le polaroid. Per primo incontriamo il fotografo Roland Fischer con la Cattedrale di Burgos, naturalmente l’architettura è sempre al centro dell’attenzione!

Nella sala 8C incontriamo John Pawson con 1:1 (One to One), progetto site specific che arriva appositamente per lo spazio e in occasione della mostra che lo ha visto protagonista per l’inaugurazione degli spazi espositivi. La struttura ovale di inserisce nella tonalità naturale dell’ambiente e solo da vicino si nota la sfumatura creata dall’uso del mosaico che dal bianco si “colora” di tonalità grigie!

John Pawson - 1:1 (One to One), 2012
John Pawson – 1:1 (One to One), 2012

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Nel nostro percorso si inserisce nuovamente la fotografia che con il suo occhio indaga l’architettura, questa volta il nome è quello del fotografo Gabriele Basilico, scomparso poco più di un anno fa, protagonista con il progetto Nightscape/Milano. Un fotografo dalla formazione da architetto, quindi estremamente sensibile alle forme a volte sinuose a volte spigolose dell’architettura. Milano in questo progetto è stata la sua musa!

Avanti abbiamo ancora qualcosa da scoprire! Nella sala 10 e nelle 11 troviamo l’architetto e designer Fabio Novembre con due opere importanti: da un lato Godot, del 2003, ovvero una maschera double – face, da una parte la superficie riflettente mentre dall’altra mosaico in oro 24 kt. L’ispirazione derivata direttamente dall’opera teatrale di Samuel Beckett. E Love Over All sempre del 2003, costituita da due volti di profilo posti alle estremità della sala che arrivano a congiungersi, attraverso sfumature di colori, al centro della sala in un grande cuore.

Fabio Novembre - Godot, 2003
Fabio Novembre – Godot, 2003

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Love Over Alla
Fabio Novembre – Love Over All – 2003

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In due sale attigue, le opere di due degli esponenti della Transavanguardia, Sandro Chia e Mimmo Paladino! Di quest’ultimo troviamo Buon Viaggio e Buona Fortuna opera del 2005, tra i primi esportatori del Made in Italy in arte e in questo pannello l’artista ci augura un buon viaggio, non per un viaggio estemporaneo ma per il grande viaggio della vita, ecco quindi che necessario ci appare una buona dose di fortuna, che Paladino da buon artista campano ritrova nel cornetto rosso, più scaramantico di questo!

Mimmo Paladino - Buon viaggio e Buona Fortuna, 2005
Mimmo Paladino – Buon viaggio e Buona Fortuna, 2005

Dalla parte opposta il suo compagno d’avventura artistica, Sandro Chia. L’artista fiorentino propone un grande mosaico con Bagnanti intelligenti del 2002, un’opera che richiama tanto altro, sperando che Chia non me ne voglia. Figure debitrici di un ritorno all’ordine, tipico della pittura post prima guerra mondiale, che recupera valori classici e a cui aderiscono Pablo Picasso e altri pittori che in quella che sarebbe dovuta essere una nuova Roma con la costruzione dell’EUR! Un progetto lasciato incompiuto ma di cui rimangono, seppur in condizioni fatiscenti (sempre al tempo della mia tesi), delle tracce in quelle che sarebbero dovuto essere fontane e altre decorazioni, per mano di artisti come Gino Severini, Giulio Rosso e Giovanni Guerrini. Nella stessa sala il Divano a Mare del 2003, composta da due pesci rossi e in cui sono incastonati dei medaglioni con volti.

Sandro Chia - Bagnanti intelligenti, 2002
Sandro Chia – Bagnanti intelligenti, 2002
Sandro Chia - Divano a Mare, 2003
Sandro Chia – Divano a Mare, 2003

Successivamente troviamo Ettore Sottsass con un’opera creata appositivamente per la Fondazione Bisazza dal titolo Ritrovati frammenti di Mosaico, 2005 – 2006. Personaggio eclettico e dalla cultura europea, in particolare italiana ed austriaca, che favoriscono un carattere capace di molteplici interessi e l’adesione a numerosi movimenti artistici. In Fondazione cubi di mosaico sono appesi sulle pareti in una ricerca di movimento dato anche dal colore. Questi elementi che trovano il loro habitat sui candidi muri, sono animati da una vita interna che nelle intenzioni dell’artista scomparso nel 2007, sono anche frammenti poetici.

Ettore Sottsass - Ritrovati frammenti di Mosaico, 2005/2006
Ettore Sottsass – Ritrovati frammenti di Mosaico, 2005/2006

IMG_4208Altri elementi che si trovano nell’ultima sala sono: le sedute Antalya di Aldo Cibic, del 1996. Un oggetto che rimane praticamente immuto da sempre ma che con il mosaico riescono ad avere una nota in più

Aldo Cibic - Antalya, 1996
Aldo Cibic – Antalya, 1996

Chiudiamo la rassegna con un altro oggetto iconico, ancora una volta una macchina, lasciamo la Cadillac e troviamo la Mini BMW anch’essa rivestita da mosaici multicolor e fantasia. Il progetto nato in collaborazione con la casa automobilistica è stato presentato nel 2005 in occasione del salone deol Mobile di Milano

Mini BMWEsco dalla porta e torno come Gulliver alla realtà in formato normale, certamente arrivata a casa capirò come si sente una formica che vede dall’alto giganti!

In attesa della mostra mostra, vi segnalo gli orari d’apertura dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 18. ingresso gratuito. E il sito internet Fondazione Bisazza

Straordinaria Bisazza

Gli appassionati di architettura e di design hanno ancora la possibilità di vedere la mostra dell’architetto Richard Meier in programma  fino al 27 settembre presso la Fondazione Bisazza.

Dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 18.

Ricordo brevemente che il celebre architetto compie proprio nel 2013 50 anni nel campo dell’architettura. Lavori emblematici, modelli, bozzetti originali, rendering, fotografie e prodotti di design. Naturalmente sarà anche presente un’istallazione specifica per lo spazio Bisazza.

Ingresso libero