Il Veneto e la Toscana tra Ottocento e Novecento

L’ultima mostra che ho visto quest’anno, prima di partire per le sospirate vacanze, è quella organizzata dalla Banca Popolare di Vicenza.

Una nuova mostra dei Capolavori che ritornano, un appuntamento che è diventata una tradizione. Inoltre quest’anno c’è qualcosa in più. Infatti la Banca Popolare di Vicenza ha acquisito la Cassa di Risparmio di Prato, pertanto le opere restituite parlano in veneto e in toscano, con tutte le affinità che le due regioni hanno. Per chi avesse occasione fino al 25 gennaio è in programma anche una mostra a Prato.

Ma veniamo a quella vicentina, che si apre al pubblico durante il week end, dal venerdì alla domenica.

La mostra è composta da quattro sezioni, analizzando i principali filoni in voga in questo scorcio di secolo, evidenziando anche i cambiamenti sociali in atto.

Come primo omaggio non si può dimentica la perla dell’Italia e fonte di continua ispirazione per tutti colori che hanno vissuto la laguna e Venezia. Sin dai tempi del vedutismo la luce sul Canal Grande e sulle fondamenta hanno ispirato generazioni di pittori, i quali catturano la luce e la vita che si svolge in città, tra popolo e signori. Giovanni Grubac realizza una Veduta del Canal Grande di Venezia, databile verso il settimo decennio del ‘800, un dipinto che da un lato si unisce alla tradizione veneziana di Canaletto, ma che nel contempo si distingue dal prendere dal vero il  movimento che si svolge nel Canal Grande. Tele più moderne sono quelle realizzate da Alessandro Milesi e Teodoro Wolf Ferrari i quali si caratterizzano per una maggiore modernità e tocchi di colore. Milesi ci offre una veduta da Piazza San Marco verso punta della dogana, la visione con le barche che affollano con le loro vele gialle colpite dal sole la laguna. Anche Wolf Ferrari rappresenta la città ma da lontano, la visione da una barca, accostandosi alla tela l’effetto materico è incredibile. La città è stretta tra il cielo e il mare e se non fosse per il profilo della città la tela sarebbe tutta giocata tra il bianco e l’azzurro.

Le opere di Beppe Ciardi e di Zeno, seppur realizzati nel primo ‘900 in un’epoca di profonda trasformazione dell’arte siano ancora legati a canoni romantici. Una laguna vissuta da pescatori, oppure Chioggia zona da sempre popolare, immortalata nella quotidianità fatta di legami. Sensazione confermata da altri artisti che hanno immortalato quelle zone, ancora Chioggia ancora più autentica e ruspante.

Si passa così alla seconda sezione, dedicata agli antenati prossimi. La galleria dedicata a questa sezione si inaugura con il pittore vicentino, Pietro Roi con il pastello su carta raffigurante l’eroina Giulietta. Evidentemente uno studio per il dipinto Giulietta e Romeno, conservato a Palazzo Chiericati. Lo studio, un pastello su cartone si affianca al filone hayezano, in cui appare una Giulietta in una posta sconsolata e melodrammatica. Segue il dipinto di Natale Schiavoni che ritrae il Femminile ideale, la malinconia. Anche in questo caso l’abbigliamento della giovane denuncia un’attinenza con le tematiche romantiche, quindi con gli ideali cavallereschi e medievali che ritroviamo nella pittura di Hayez e di altri artisti a lui contemporanei. Ma sinceramente non mi trovo con il titolo. La ragazza ritratta non mi sembra particolarmente malinconica ma piuttosto ammiccante. Abbastanza contemporaneo Alessandro Milesi, ritrovandolo in questa seconda sezione. Lasciamo i paesaggi per trovare il ritratto di una dignitosa signora anziana. E come succedeva nei ritratti sacri del Rinascimento, lo sfondo è aperto su una campagna dall’aspetto montano, la protagonista è seduta su una sedia e appoggia il gomito sul tavolo, mentre nelle mani stringe un fazzoletto. Le incornicia il volto le nuvole che lasciano di tanto in tanto un piccolo squarcio azzurro. Troviamo anche il pittore livornese Vittorio Corcos, che ha ricevuto un rinnovato interesse a seguito della mostra padovana che lo ha avuto come protagonista. Una mostra che mi lasciato con un ni, nel senso che è sicuramente dotato di straordinario talento ma la sua sudditanza a tanti ed importanti committenti lo caratterizza per uno stile piuttosto affettato. Infatti le donne, le più belle della società d’allora, come la divina Cavalieri, sono rappresentate piene di trine e con una pelle candida e che anche dal dipinto emanano odore di crema di rosa. Qui, nel raffigurare Memmi, la figlia minore, ritrova una pennellata più fresca e vibrante accentuato dai praticoli dell’abbigliamento, che aiuta a datare la tela attorno al 1920.
Segue il ritratto della soprano romena Hariclea Dorclée, ritratta da un pittore ignoto. Il quadro si compone in due livelli, in primo piano il ritratto a  figura intera  dell’artista, elegantemente vestita di un bel completo nero Belle Epoque! Sullo sfondo un delicato motivo giapponese. Il riferimento potrebbe essere l’Iris di Mascagni, che la cantante avrebbe interpretato per prima. L’Iris è l’opera che in teatro inaugura il genere nipponico.

Chiude la sezione il bel ritratto di signora di Umberto Brunelleschi, datata nel 1922. Oltre che pittore scenografo, pittore che rispecchia l’arte del periodo. La donna è ritratta in un momento di festa come si evince dalla maschera e da boa che ha di fianco, ma il suo volto altero non esprime un sentimento di divertimento, quanto piuttosto di indifferenza.

La terza sezione si intitola Eravamo così. Apre la galleria il quale del veneziano Alessandro Zezzos che è anche l’immagine guida dell’esposizione. La scena riproduce forse la vera e propria passeggiata dei veneziani e che è poi diventata quella dei moltissimi turisti che in ogni momento affollano la città. Riva degli Schiavoni si divide tra le signori eleganti e spensierate che passaggiano con amiche e parenti e tate che fanno ammirare le loro protette alle signore. Ma il punto di vista è quello di una donna popolana che guarda con invidia la condizione delle altre mamme. Seduta ai piedi di una colonna della piazza, è visibilmente stanca e sconfortata della sua condizione e tiene il suo bambino, avvolto per bene, con un gesto che denuncia la stanchezza. Un ritratto verista di uno scorcio veneziano ma che potrebbe essere universale.

La galleria prosegue con quadri che denunciano la vita vera che caratterizza le strade d’Italia. Ma anche atteggiamento di puro amore, come quello materno, come la tela di Egisto Rinaldo Lancerotto che propone un tenero bacio fra una madre e il suo figlioletto in una casa che ci appare umile, ma ravvivata da una bella pianta rampicante con tanto di fiore rosso che avvince e lega ulteriolmente le figure al significato del quadro.

In queste sezione troviamo anche Luigi Gioli, artista originario della provincia di Pisa con il quadro intitolato Il riposo. Indubbiamente colpito dagli effetti di luce dei macchiaioli, realizza la visione di un riposo, almeno per gli animali, in un’assolata giornata estiva. Il sole filtra tra la vegetazione per colpire, macchiandole le bestie. Un senso di ristoro che ritroviamo nel cartone di Luigi Nono, intitolato Il pergolato di Polcenigo o La veranda. Un posto di quieste e di completo riposo. Questo luogo ameno e fresco. Quasi quasi mi faccio un pisolino!

Chiude questa sezione il dipinto di (Umberto) Primo Conti dal titolo Il Nuotatore. In questa mostra rappresenta decisamente un’unicità. Il dipinto benchè del 1925 denuncia ancora una vicinanza ai modelli futuristi. L’atleta è un tutt’uno con l’acqua e il suo corpo è pervaso dal movimento. L’acqua nel quale è immerso si fonde con il suo corpo.

L’ultima sezione si intitola invece Luce d’Italia, tra l’altro piuttosto corposa. Da vedute di Vicenza, a quelle delle maggiori città italiane, il visitatore ha così la possibilità di vedere con i propri occhi le trasformazioni delle piezze che è solito frequentare. Ovviamente sono tra le tipologie di quadri che attirano di più, tutti vogliono cogliere e riconoscere i luoghi di cui si sentono padroni! Tanto per cominciare un omaggio a Vicenza con la veduta di Piazza dei Signori dipinto da Carlo Ferrari detto Ferrarin, l’opera datata 1845 presenta uno stile affettato  ed estremamente realistico. La curiosità da notare è la mancanza su una delle colonne del Leone di San Marco, escluso per ovvi motivi. Sempre Vicenza è la protagonista della tela di Giuseppe Sottovia. La tela ha pochissimi colori in quanto la neve rende uniforme il paesaggio.

Firenze e la Toscana è protagonista di altri dipinti. Emilio Carlo Gaetano Burci raffigura Piazza della Signoria e l’Arno. Per poi passare con interpreti più moderni come Galileo Chini che propone un sognante Peasaggio in Versilia. Da famoso e abile decoratore non smentisce la sua vena artistica, trattando la tela come se fosse uno smalto. Ardengo Soffici presenta una scena di vendemmia, collagandosi al recupero delle origini già iniziato con Carrà. In particolare la figura che tiene fermo il grappolo presenta la staticità di una colonna.

Continua la rassegna con Achille Beltrame che presenta paesaggi variegati, da quello lacustre a quello alpino. Sirmione e paesaggi che aveva da sempre nel sangue, con quella nota di nostalgia e vivo interesse per le atmosfere e i dettagli metereologici. Il Veneto è ancora nelle tele di Gueri da Santomio e Giacomo Gemmi, che ritraggono Verona, da un punto di vista acquatico e da un punto di vista di terra, proprio per non dimenticare il legame di molte tra le più importanti città.

Tra le già prestigiose raccolte anche un quadro che presenta un respiro più internazione come Mario Cavaglieri che realizza un bell’olio su tela di Parigi – Pont Neuf. Vibrante e capace di fondere le migliori tradizioni dei suoi paesi. In questa carrellata facciamo una fuitina a sud e precisamente in Sicilia con Aurelio Catti e le strade della sua Palermo, vialoni di rapprensentanza che si mostrano nella bellezza delle stagioni che cambiano. Rimaniamo in Sicilia con Francesco Lojacono che ci propone ancora una volta Palermo e la sua campagna in una giornata di pioggia, situazione strana per l’assolata Sicilia. Anche la Campania è rappresentata con Giovanni Battista Filosa che ci propone una scena di genere dal titolo Il ritorno dalla pesca. Una scena di genere che trova una naturale scenografia nel Golfo che mostra la sua acqua placida e il lavoro che comporta l’uscire a pescare. La spiaggia ha quasi un’aspetto lunare di questa spiaggia, con la sua sabbia grossa e rocciosa.

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