Nessi e…

Inizio col botto per il Teatro Astra, che venerdì sera ha cominciato la nuova stagione con un campione di incassi e di consensi!

Alessandro Bergonzoni ha presentato Nessi, il suo ultimo lavoro!

Quando si pronuncia questa parola naturalmente sono le connessioni che mi saltano in mente, in un’epoca in cui essere connessi è l’essenza stessa dell’essere! Se qualcuno decidesse di scollegarsi, probabilmente metterebbe in dubbio la propria esistenza. Ma quello che nel lungo monologo si evidenzia è la necessità da parte dell’attore bolognese di confessare davanti a tutti la propria visione esistenziale! Il palco nudo nella semplicità delle luci e di questi incubatori vuoti, come simbolo di una domanda sulla nostra crescita personale. Siamo maturi o siamo fintemente grandi? Forse per questo la necessità di restare aggrappati ad un incubatore che con il calore emesso ci permette di crescere!

Lo spettacolo è complesso e accattivante, dimostrando l’arguzia e l’intelligenza di un autore e attore dalle molte sfaccettature e anime, che torna al teatro con un testo pieno di mirabolanti avventure linguistiche, che la mia mente, effettivamente più lenta, ha fatto fatica a starci dietro!

Spesso un nostro gesto nei confronti di questa terra genera un effetto che riscontreremo più avanti, lo stesso semplice gesto che in un posto x di questo immenso mondo, che magari eseguiamo senza pensarci è vissuto da altre persone, magari per salvarsi la vita. Ma le mie parole sconnesse sono inadeguate per in concetto che mi ha fatto riflettere. E preferisco citare quelle dello stesso Bergonzoni

Se ti inchini per allacciarti le scarpe a Roma, fai nesso con l’uomo che in Siria si inchina per non farsi colpire da un cecchino

Un pensiero prima di far male o anche bene! Insomma ogni gesto del nostro io può essere conseguenza anche di altro. Ma collegare diventa un fatto necessario soltanto per il nostro egoistico desiderio di far sapere ad altre persone quello che facciamo, dove andiamo etc… ma non sarebbe meglio collegarci per condividere un universale senso comuntario? Speranza vana?

Per decretare il successo, assolutamente personale, che attribuisco ad uno spettacolo devo necessariamente basarmi sulle sensazioni che ho la mattina, la notte porta consiglio, distende i muscoli anche del cervello e metabolizza quello che è successo nelle ore di veglia. Le mille domande si moltiplicano in una ricerca di dialogo interiore e si aggiunge anche questo…quali e quanti sono gli elementi presenti nello spettacolo? Tantissimi e per quali, bisogna ancora rifletterci! Intanto mi sento più ricca per un’esperienza che rischiavo di perdere e come inizio di una stagione teatrale direi che non è niente male!

bergonzoni

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