Alma: la dura vita di una musa

Ultima notte della bellezza! Le iniziative di Theama Teatro sono terminate lunedì sera e per colpa dell’ennesima giornata di pioggia la location è cambiata, dal giardino segreto di uno dei palazzi storici della città, Palazzo Angaran  Vaccari/ Schio… chiamatelo pure come credete ma insomma la minaccia della pioggia non ha permesso di poter ammirare un luogo così segreto! Tutti allora a Palazzo Cordellina, che ha visto una presenza massiccia di pubblico in una serata in cui la musica e la letteratura hanno scandito la serata.

La protagonista è stata Alma Mahler ricordata nella serata in cui si celebrava il suo anniversario di morte (è manca esattamente l’11 dicembre) e anche il ricordo di Eriberto Allamprese, figlio di colei che doveva aprire le porte del suo giardino.

Ad accompagnarci gli attori di Theama Teatro, Piergiorgio Piccoli, Anna Zago e Aristide Genovese accompagnati dalla pianista Paola Bandini e dalla soprano e flautista Claudia Burlenghi.

Tra lieder composti dalla stessa Alma e una fitta corrispondenza, ma anche attraverso le pagine intime di un diario che quando si tratta di persone veramente con una vita eccezionale, non sono più tanto intime.

Tre matrimoni, due vedovanze, un amante ufficiale, tanti amori e tanto dolore, ma non solo! Il ritratto che abbiamo di Alma è di una donna caparbia e risoluta. Del resto non fa parte solo delle donne contemporanee essere indecise sul proprio destino, anche se naturalmente proprio la modernità rende noi più facilitate alla scelta.

Il primo marito è Gustav Mahler, il cui cognome porterà alla fine fino alla morte, non per amore certo! Alma compone e non vorrebbe smettere per essere moglie e madre, ma eguagliare il marito nella fama e nella carriera! Ma Gustav, in una lettera che una donna moderna gli avrebbe bruciato davanti agli occhi ma prima stampandola, consiglia alla sua musa che si deve rassegnare a fare la moglie e la madre. Due figlie una sola sopravvive! Anche Gustav dopo dieci anni muore lasciando la bella Alma alla mercè di nuovi amanti. Così compone alla fine 14 lieder ma quando sarà finalmente libera, molti anni dopo la composizione comporterà troppe energie.

Round due: Walter Gropius, dal quale avrà Manon, anche lei però non supera l’infanzia, del resto il matrimonio nasce sotto i peggiori auspici, conosce Gropius dopo una turbolenta e focosa storia d’amore con Oscar Kokoshka. Questi non certo bello, con un sacco di difetti fisici, ma sicuramente innamorato e amante generoso il quale dedicata alla sua musa bellissimi ritratti, che Alma stessa terrà tutta la vita. Il matrimonio dicevo è caratterizzato dalla Prima Guerra Mondiale, in Austria! Insomma i due sposi si vedevano solo in occasione delle licenze e comunque il tempo era dedicato anche agli acquisti personali del soldato, come scegliere la pelle più pregiata per gli stivali! Ma Alma ignorava il lavoro del marito, ma con tale attenzione ai materiali non poteva che essere un architetto! Primo divorzio e secondo marito archiviato. Ma senza essere sprovvista di un’alternativa. A teatro incontra il terzo uomo della sua vita Franz Werfel, scrittore questa volta e anche di lui Alma rimarrà vedova e passerà un momento di estremo cambiamento. L’abbandono della sua patria per la terra delle opportunità e delle leggi che non sono contro gli ebrei. Qui Alma vivrà prevalentemente a New York e rimane vedova di un uomo che in fondo non aveva capito decidendo così di portare avanti e far fruttare i diritti della prima vedovanza! Werfel del resto a differenza di altri scrittori della sua generazione è meno conosciuto e quindi l’eredità di libri che Alma possiede in tutte le edizioni e lingue non gli consentono di viaggiare e di vivere gli anni che le rimangono, poco meno di venti, a favorire la sua fama postuma! Ha l’occasione come vedova di Mahler di tornare in Europa, ma non Vienna che non rivedrà mai più.

Ma oltre a questi Alma ha vissuto una grandissima passione per Gustav Klimt, in un certo senso anche una idolatria nei confronti del maestro, di cui non accettò il matrimonio con una donna qualunque e non degna di tanto genio!

Alma rappresenta, con tutte le storie che i suo i diari hanno custodito, lo spirito di molte donne influenti che hanno vissuto a cavallo tra Ottocento e Novecento ma a differenza di molte, come ad esempio Misia Sert, che ha influenzato soprattutto le arti figurative, ha avuto un ruolo in tutte le arti, musica, pittura, architettura e scrittura! Ma essere stata una donna assetata di arte, è rimasta sola vivendo della grandezza riflessa e ricevuta in eredità. Stretta e comoda nel ruolo di donna! Soffrendo ovviamente da madre!

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Humor Inglese, freddura assicurata

Se già nel 1964, il testo dal titolo Il Malloppo è stato accolto freddamente, cosa è successo quale sera fa a Schio???

Questa è la domanda che mi sono posta ancora prima di assistere allo spettacolo, la mia curiosità anche di vedere per la prima volta un testo rivisto da Vitaliano Trevisan, scrittore e regista che ha deciso di recuperare il testo “Loot” di Joe Orton.

Per l’evento che chiude la stagione del nuovo vecchio Teatro Civico di Schio si continua con le iniziative teatrali di quest’estate, nell’ambito di That’s All Folks, tra Schio e Dueville.

Tutti gli elementi di un giallo anni ’60 sono stati mantenuti: l’arrampicatrice sociale che si finge una qualificata infermiera, una casa borghese rispettabile, un marito appena rimasto vedovo che si divide tra la necessaria rispettabilità e le tentazione della carne, il figlio teddy boy ribelle e che si trova in una delicata fase della sua esistenza! Un amico/ complice che vorrebbe vivere la vita in maniera spericolata. Naturalmente il Bobby, poliziotto inglese che, non me ne voglia nessuno, non si dimostra più arguto dei nostri ufficiali, il quale ufficialmente a cercare la verità ma alla fine pronto a intascare il malloppo. Dopo cinquant’anni il testo, che probabilmente doveva svelare verità che nella Swinging London si tendeva a nascondere, dovette creare un po’ di imbarazzo, spettatori raggelati e poco divertiti. Del resto quello che ho visto sabato sera era per l’appunto un tipico giallo di film che si vedono in un pomeriggio piovoso e sonnolento.

Un cadavere che aspetta una degna sepoltura e che campeggia come un mobile nel salotto, ops è vero? Ma prima una buona tazza di te! Credo che il mondo moderno fotesse fornire al regista valide alternative per trasformare un dramma che risente del passaggio generazionale in qualcosa più attuale. Ma il pubblico in sala ha riso di gusto alla comicità che gli attori hanno portato sul palcoscenico! Come in passate esperienze teatrali mi sono sentita io strana ed inadeguata, ma la comicità in questo lasso di tempo si è evoluta o semplicemente non riesco a essere al passo.

Sicuramente abili gli attori, tre in particolare i miei preferiti, ai quali, del resto sono stati affidati i ruoli più di spicco, Marco Artusi nel ruolo de rispettabile vedono, Francesca Botti che ruolo della scaltra infermiera e Igi Meggiorin nel ruolo dell’ispettore Truscott. Matteo Cremon nel ruolo dell’amico, autista delle pompe funebri che insieme a Davide Dolores, nel ruolo del figlio, architettano ed eseguono il furto.

Produzione Màtaz Teatro #Dedalofurioso soc. coop. Traduzione e messa in scena di Vitaliano Trevisam, aiuto regia di Tommaso Franchin, con Marco Artusi, Francesca Botti, Matteo Cremon, Davide Dolores e Igi Meggiorin, luci di Clara Srocchero, scena di David Riganelli.

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