Ritmi sinuosi tra reperti e giardini

L’estate metereologica non sembra voler arrivare stabilmente, ma nulla ci distoglie e ci impedisce di ricercare la bellezza nei luoghi della città.

Ieri sera si è svolto il terzo appuntamento con Vicenza salotto urbano,  eventi organizzato da Theama Teatro, in collaborazione con il Comune di Vicenza, che ci fa vivere musei in maniera inconsueta, scoprire giardini che sono praticamente sempre chiusi da pesanti portoni!

L’appuntamento è alle 21 al Museo Diocesano in Piazza Duomo, molta gente, me compresa siamo arrivati presto, già alle ore 20.30 e come nella buona tradizione italiana, non siamo minimamente capaci di metterci in coda! Comincio pertanto a farmi domande sullo svolgimento ma soprattutto su cosa la gente sarà disposta a fare pur di vedere.

Si aprono i portoni e la fiumana di gente di distribuisce, ma attenzione dove mettete i piedi! Davanti a noi infatti una delle Coltri Stanche, Tiziana Bolfe, parte con il suo rito, come una sacerdotessa ci conduce all’interno del museo che custodisce con altre due compagne, interpretate da Lucy Briaschi e Vallina Meneghini.
Partenza dall’uovo che campeggia all’ingresso del museo ed è come se il grande oggetto di marmo, quasi rappresentante dell’oracolo di Delfi, segni l’inizio e la fine della scoperta del museo attraverso gli occhi e le movenze di tre statue neoclassiche che stufe della loro condizione d’immobilità si riappropriano del loro corpo. I reperti, altomedievali e longobardi che si trovano durante il percorso, rivivono! Nel seguire il corteo, quasi tragico, composto dalle donne, l’ansia di perdersi un solo prezioso attimo, rischiando così di inciampare o peggio di strappare il lungo peplo delle “statue”.

Tra i momenti più intensi del persorso, quello che ha visto riunite le tre donne presso la vasca di origine romana e utilizzata per un lungo periodo come fontana pubblica, utilizzata per giocare con un’acqua fantasma, simulando giochi d’acqua rifrenscanti ma anche simbolici. Nel momento in cui si arriva alle sculture colossali, un tempo collocate in cima alla facciata del Duomo, il caos, ed ognuno di noi deve scegliere chi seguire. Ognuna di loro era in un posto diverso, con la consueguente curiosità da parte di tutti di vedere cosa facevano le altre….ma è il momento di ritornare verso l’uscita, ritorniamo all’uovo, sulla cui sommità di uniscono le tre grazie, pronte a chiedere qualcosa, all’oracolo che protegge quel luogo.

Usciti dal museo, scopriamo un altro posto, il brolo e il chiostro che chiuso generalmente dalla vista e dal diletto finalmente si apre al pubblico…qui ci aspetta primo un momento di letture, sul tema della bellezza con Carlo Properzi Curti e poi sotto la Loggia Zeno, un’elegante costruzione della fine del Quattrocento, i suoni di Giuseppe Dal Bianco. Musicista e compositore, il suo ricco armamentario musicale, comprendeva una collezione ampia di strumenti a fiato proveniente per lo più da luoghi esotici, pochi e piccolissimi strumenti a corda…prima restia ad un ritmo così lontano, poi mi sono avvicinata lentamente e aspettanto, da un momento all’altro, un serpente sibilante uscire da un cesto. Con amore e silenzio zen il musicista lasciava parlare la musica e ogni volta che si apprestava a suonare uno strumento, la perfezione del momento costituiva un vero e proprio rito. Prendendo anche lo strumento più massiccio con la delicatezza che ognuno di noi useremmo con l’oggetto più prezioso che abbiamo!

La fredda notte, e siamo a luglio, comincia a farsi sentire ma coperti dalla sensazione della bellezza, che si manifesta in molteplici arti, ritorno a casa soddisfatta! Appuntamento a lunedì prossimo con l’ultimo salotto urbano per un’estate strana!

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