Quattro passi in città#2

La mattinata in città continua, passando dall’altra parte del centro storico.

La mia meta è la Pinacoteca Civica di Palazzo Chiericati con una mostra che non vedevo l’ora di poter studiare con calma! Nicola Samorì con La pittura è cosa mortale, allestita al piano interrato del palazzo palladiano, luogo che aveva già dimostrato le sue potenzialità drammatiche e chiaroscurali con i volti della Vicenza illustre! Al suo posto arte nuova, fresca di un artista non vicentino, che si impossessa, di uno spazio speciale!
Particolare il titolo della mostra, tratto da una frase che Leonardo Da Vinci usa nel suo Trattato della pittura, affermando che la pittura è cosa mentale. Il mentale è sostituito da mortale che indica la caducità anche dell’arte che ci sembra così eternamente impressa. Lino, tavola, rame e superfici specchianti sono i supporti che accolgono una vernice che ci sembra pece e che si squaglia e si danneggia, sono praticati buchi e riempiti con colori che colano e sono contrastanti con i toni predominanti. Gli specchi antichi fanno ritornare la mia fantasia a quella parte dell’infanzia e della letteratura che serbo e proteggo e che vedono gli specchi e i dipinti come oggetti che possono trattenere quelle forze oscure e cattive.

Le fonti iconografiche del pittore sono moltissime, si passa agevolmente dagli spunti caravaggeschi, fiamminghi, feancesi che possono considerarsi copie eseguite con un manina felice, come direbbe mio padre. Fondo scuro per far risaltare le figure che emergono grazie alla luce, figure contemplative e di pietà religiosa che vengono risucchiate e svuotate dalla loro stessa materia.
Impressionanti i formati, da grandi a piccole tavole quasi destinate al Cabinet di uno studioso! In Scoriada ad esempio (olio su lino 250×400 cm) ci troviamo quasi di fronte ad un telero, smontato dalle cornici lignee in cui un cavallo si appresta alla sua decomposizione, lo osserviamo come in un fotogramma di Muybridge, oppure preso in prestito da un Trionfo della Morte. In Carnera( olio su rame 106×180) ci troviamo di fronte invece ad una pittura di genere, una natura morta che sembra più quello che rimane dopo un’abbuffata in cui is dilaniava la carne, la si faceva a brandelli, l’olio applicato sul rame che serve per rendere le casseruole e i piatti lucenti e riflettenti.

Tra gli spunti iconografici anche una fotografia! Non una qualsiasi ovviamente, ma una che ha vissuto nuova fama grazie ad un film, Monument Man. La fotografia riprende il momento in cui due soldati trovano in una miniera di sale un’opera di Rembradt. Quello che dovrebbe essere l’autoritratto dell’artista che nella versione di Samorì è solo un’indistinta macchia di colore! Ai due lati i soldati il cui unico volto riconoscibile è quello del Sargente Ettlingler, ma che in pittura è un teschio, tutto avvolto dalla griseille . La mia sensazione è quella di trovarmi di fronte ad un polittico con le ante appunto composte da sfumature di grigio!

La superficie pittorica delle opere di Samorì possiedono una pelle che lascia il muscolo, costituito dal supporto,  rendendo visibile lo scheletro e ci ricorda che nulla è eterno compresa l’arte.

La mostra rimane aperta fino al 22 giugno 2014 dal martedì alla domenica dalle 9 alle 17 (ultimo ingresso 17.30), costo del biglietto solo per Palazzo Chiericati 4 euro oppure con ViCard.

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Nicola Samorì - Buon Retiro
Nicola Samorì – Buon Retiro
Nicola Samorì - La vita umana
Nicola Samorì – La vita umana
Scoriada
Nicola Samorì – Scoriada

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Nicola Samorì - Salt
Nicola Samorì – Salt

 

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