Non sono solo canzonette

Il giorno del mio diciottesimo compleanno, passato da un po’ di tempo ormai, stavo assistendo ad un concerto di musica sinfonica presso il Cinema Teatro del mio paesello. Al termine dell’esecuzione l’assessore alla cultura del tempo afferma trionfante “Non sono solo canzonette”, riferendosi evidentemente alla bellezza di una musica così alta rispetto a quella più popolare…

Ma questo assessore come avrebbe concluso la serata di ieri presso il Teatro Civico di Schio?

Un’allegra combriccola composta da tre persone si incammina verso Schio per partecipare alla terza e ultima replica dello spettacolo in prima nazionale C’eravamo tanto amati, spettacolo ideato da Pit Formento con Patrizia Laquidara, la regia di Mirko Artuso, la cantante è accompagnata dall’Orchestra dell’Accademia Musicale di Schio con la direzione di Alfonso Santimone.

Il Teatro ha tirato fuori nuovamente tutto il suo fascino, per condurci in un viaggio nella memoria, dalle canzonette alla rivista, il varietà! Forse meno elitarie di altre forme di musica ma tanto coinvolgente perché fatta di storie, di voci e di ricordi. Canzoni e melodie che varcano i confini regionali e diventano la grande tradizione della musica italiana che attraverso le sue sonorità è simbolo del nostro Paese nel mondo. Ma anche quello che sentivamo in casa sussurrata dai nostri nonni durante l’infanzia. Lo spettacolo si poteva presentare come una sequenza di canzoni, ma si arricchisce anche di storia, naturalmente della radio. Dati e luoghi, come i locali pubblici che diventano anche il luogo in cui ascoltarla (come succederà poi con la televisione), varie figure che come ologrammi si palesano di fronte a noi!

Forte la presenza della tradizione della musica napoletana, partendo dal passaggio dalla rivista alla radio con Reginella del 1917, per poi passare ad una canzone, che come ricordavo nel precedente post sullo spettacolo, farebbe venire gli occhi lucidi a mia nonna (per la cronaca li ha fatti venire a mia mamma) Parlami d’amore Mariù, la canzone d’amore per molte coppie compresa quella composta dai miei nonni, per di più mio nonno Antonio aveva fatto incidere lui che la cantava e donata così alla sua amata… naturalmente il disco è ora sapientemente nascosto in casa per evitare emozioni troppo profonde. Ma il viaggio comprende anche altre terre, l’America Latina con Carmen Miranda, Consuelo Velàzquez con la sempre sensualissima Bésame mucho. Passando per il Trio Lescano in cui Patrizia Laquidara riesce a triplicarsi! Naturalmente lo stile delle canzoni si adatta a sound più moderni e all’interpretazione della cantante.

Dopo aver viaggiato per altri continenti la cara vecchia Europa ritorna, attraverso le note de La vie en rose, con le struggenti parole che si portano a viaggiare tra le viuzze e i boulevard parigini. Ma parimenti siamo negli anni della fascinazione hollywoodiana, di una vita che si svolge tra sogni, amori e comodità che il cinema porta alla gente che vive in un’Italia del boom economico ma lontanissimo da quel mondo scintillante, tra Fred Astaire e Ginger Rogers, il sorriso ma sempre con un velo di malinconia di Charlie Chaplin.

Ritorniamo però a Napoli, solare e ciarliera, la sua ricca tradizione musicale dedica una canzone ad un evento insolito e memorabile, la nascita del primo bimbo di colore in città, anno 1944! La canzone dal titolo Tammuriata Nera ci parla della grande sorpresa quando in un ospedale della città partenopea nasce il bimbo, il trambusto è assicurato e un dirigente amministrativo dell’ospedale non perde occasione per farne una canzone di successo, come le altre che aveva già scritto.  Con questo brano esce fuori anche la magnetica personalità del direttore d’orchestra Alfonso Santimone, direttore poliedrico e energico che ha saputo creare e trasmettere una profonda energia, facendo anche divertire. Sapendo unire l’Orchestra dell’Accademia Musicale di Schio e Patrizia Laquidara.

La serata volge al termine donando un’atmosfera allegra e frizzante! L’assessore avrebbe detto ora Viva le canzonette… e noi non vediamo l’ora che la rivista torni, a quando il prossimo appuntamento???

E adesso visto che rispetto le regole e non scatto foto se non autorizzata condivido alcune foto della serata scattate da Luigi De Frenza (Arna Meccanica) che ringrazio.

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Conversazioni attorno alla fotografia

Una giornata primaverile per una città che fiorisce di eventi! Giovedì 17 aprile, se da una parte si inaugura una mostra con tanto di critico star, con tutte le sue contraddizioni, letteralmente dall’altro lato della città si svolgeva una conversazione attorno alla fotografia, anzi proprio andando OLTRE!

Da Galla Caffè infatti si svolgeva l’incontro con l’autore e docente Enrico Gusella, che presentava il suo ultimo libro Oltre la fotografia (Umberto Allemandi Editore). Il ritardo, lavoro dall’altra parte del corso, colgo l’intervento della giornalista Nicoletta Martelletto, con a fianco l’autore Enrico Gusella e dall’altra il designer Aldo Cibic, che condividerà con il pubblico presenta, la sua personale esperienza con la fotografia.

Quattro chiacchiere quasi tra amici, su un palco, a portata del pubblico. Il libro contiene le storie di fotgrafi e di fotografie, non un dizionario dei nomi ma prendendo in esame personalità che sono stati dei punti cardinali per le diverse “specializzazioni” della fotografia. Tra un’intervista e un focus, alla scoperta dei tesori delle Fondazioni, come quella di Venezia che può vantare un consistente patrimonio fotografico. Dopo aver accuratamente inserito il libro nella mia corposa lista dei libri da comprare, vediamo come il tempo vola parlando di fotografia, comprendendo quante lacune anche in questo campo ho.

Sono arrivata sentendo questa frase “Se devi spiegare una fotografia vuol dire che è uscita bene!”, quindi mi sento un po’ in colpa visto che da quando lavori a PLM mi tocca fare visite guidate a mostre di fotografie abbastanza spesso, ma forse ora, con fotografie di reportage è sempre bene cercare di contestualizzare e fare così un bel ripasso di storia contemporanea. Ma indubbiamente per le foto artistiche andrebbero apprezzate per quello che sono senza necessariamente dare significati che ognuno può trovare da solo.

Si parla di Mimmo Jodice e della malinconia partenopea che traspare dalle sue foto. Oppure dell’architetto fotografo Basilico con la sua poetica degli edifici e dei volumi, ritratti alla città, ma in fondo anche all’umanità in quanto viviamo questi posti. Le sue star sono le architetture! Fotografie e architettura vanno a braccetto e molti di questi professionisti si trovano spesso ad imbracciare la macchina fotografica. Oppure Newton che attraverso il corpo, spesso nudo, crea immagini scultoree che arrivano a “invadere” il campo dell’istallazione.

Durante l’incontro è stato analizzato il “probelma” del nostro rapporto con le immagini, essendo talmente bombardati dall’informazione visiva e in cui è difficile estrapolare un unico elemento. Tra gli argomenti presi in esame, anche la mancanza di cattedre,  all’interno delle nostre università, dedicate alla fotografie, nel resto di Europa naturalmente non mancano.

L’intervento di Aldo Cibic è di decomposizione, prima di tutto del libro che l’ha fatto riflettere e affascinare. La fotografia come ispirazione per il suo lavoro di creativo e portatrice di ricordi amorosi e legati al collezionismo.

Le chiacchiere ispirate dalle foto che vengono proiettate nel frattempo. L’estetica contenuta negli scatti che immortalano edifici di natura industriale e del conseguente revival del restauro degli stessi, non solo ex capannoni ma anche teatri e spazi nati da un’intento culturale. Certo Vicenza e la sua provincia ne può vantare un certo numero. Ma non tutti mi sembrano favorevoli ad un recupero, quanto piuttosto a a lasciare che la natura prenda un naturale sopravvento!

Durante la presentazione del materiale fotografico sono scappata via, verso nuove avventure? Forse! Ma di certo con una voglia di scoprire ancora un mondo fatto di immagini!

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