Un sud pieno di PALAMATI

La compagnia nO (dance first. Think later), rivelazione dell’ultima edizione del Premio Scenario con una segnalazione speciale, ci ha accolto al Teatro Astra, con un uno spettacolo che racchiude tutte le contraddizione del Sud.

Composta da attori tutti sotto i trent’anni e diplomati alla Scuola di Recitazione del Teatro Stabile di Genova, provengono da quel variegato sud con le sue bellezze e la sua indolenza! Il nome scelto, Treno fermo a Katzelmacher. Un guazzabuglio linguistico, un nome dispregiativo che si traduce in fabbricante di gattini, nome che definiva gli immigrati italiani, un fenomeno in piena ripresa.

Lo spettacolo mi è piaciuto ma non posso negare che mi abbia lasciato una sensazione di amaro in bocca ed è servita una notte per elaborarlo. E adesso nella mia mente ricostruisco storie e dettagli che mi attirano e mi fanno riflettere.

Appena avvistata la scenografia, ho ricevuto una sensazione nota, come di un posto già visto, ma si! Ecco dove! A pochi chilometri da casa mia, un paesino anonimo e triste, attraversato da una lunga statale, i bar affacciano su questa strada, unico segno di vita di un paese altrimenti addormentato. Eccolo lì, buttato sul palcoscenico, stessa “tecnica costruttiva”, stesse “decorazioni” come il manifesto del circo che non so come mai ma dalle mie parti sono sempre presenti, stesso “arredo urbano” ma soprattutto stessa indolenza. Da me ragazzi che vegetano e fanno passare la giornata senza far nulla li chiamiamo PALAMATI… una sorta di pesci! Ciondolano da una sedia all’altra, il lavoro non è un’esigenza se i genitori ti passano i soldi per benzina, sigarette ed altro, in cui si tira ‘a campà!

La vita dei ragazzi protagonisti di ieri sera, si consuma come una bibita, in un bar squallido, il cui nome evoca il posto da sogno, la località atlantica in cui si intrecciano le vite di nove ragazzi: tra un gelato, una corsa in motorino (rigorasamente pacchiano), la birretta e gli amorazzi, si arriva fino a sera.

Ma l’idillio, finisce quando nel paese arriva un uomo che getta scompiglio, gli fa mettere in dubbio il loro ruolo con le donne in quel posto di cui si credono i padroni. Le difficoltà linguistiche sono i problemi più evidenti, scommetto che anche il pubblico in sala ha avuto difficoltà a capire alcuni passaggi, ma dovrebbero essere pronti, la lingua è alla base dei lavori presentati al Teatro Astra. Divide e unisce alcuni gruppi di persone che alla difficoltà di parlare e di comunicare risponde con la violenza. Il nuovo arrivato è straniero in un posto conquistato, arriva senza diritti ma solo con doveri e con condizioni di vita che non riserveremmo neanche al nostro amico a quattro zampe. Le donne sono attratte da una nuova fisicità, dal fascino della scoperta, ma rimarranno presto deluse, il nuovo arrivato ha altre preferenze.

I drammi di una generazione si vivono aspettando quel famoso treno, ma fondamentalmente quando sentiamo che i passaggi a livello si stanno abbassando per far passare il convoglio, quello del lavoro, dell’opportunità, di un posto meno comodo, lo lasciano pure passare e battendosi il petto come per voler dire Peccati mei, dassa che vaci… tanto ne passerà un altro!

Ma nuovi sconvolgimenti peseranno su alcune decisioni, gravidanze improvvise, costringono a crescere, ma non del tutto.

Ma l’amore è nell’aria e due dei protagonisti cedono a questo impulso: lo straniero e il ragazzo della comitiva! Amore non accettato da nessuno, dalle ragazze che si risentono di aver fatto capitolare il nuovo arrivato, i ragazzi cercano invece quasi di salvare l’onore dell’amico, considerato debole , traviato! Ma comunque traditi da una diversità che non pensavano potesse riguardare uno di loro. Arrivano accuse assurde quanto la disperazione, non saper accettare un rifiuto genera falsità!

Ma alla fine esistono dei vincitori? Tutti sono perdenti. Il ragazzo straniero perché la sua ricerca di riscatto e di una nuova vita non è possibile, almeno in quel posto. Perdita per i ragazzi che rimangono in un sud esteso, i quali perdono l’occasione per essere umani, per scoprire la bellezza che nascondono le persone, di scoprire culture diverse. Riprendono la vita di sempre!

Lo spettacolo si ispira al film di Fassbinder dal titolo Katzelmacher del 1969, in cui si assiste a dinamiche simili. Anche lì giovani annoiati passano la giornata tra sesso e violenza e accolgono l’altro con sospetto e disprezzo.

Quello che portano in scena è esattamente una storia universale, in cui tutti ci possiamo trovare nella condizioni di stranieri, basta uscire dalle nostre case.

Ideazione Dario Aita ed Elena Gigliotti. Con Dario Aita, Emmanuele Aita, Luigi Bignone, Lucio De Francesco, Naximilian Dirr, Flavio Furno, Melania Genna, Elena Gigliotti, Monica Palomby, Daniela Vitale. Costumi di Giovanni Stigna, consulenza scene Paola Castrignanò. Consulenza tecnica audio video Ludovico Bessegnato, disegno luci Giovanna Bellini.

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