Vicenza da sogno

La primavera ci fa venire voglia di uscire e scoprire la città! Possiamo farlo in compagnia di Itinerari Letterari che inizia la stagione con le passeggiate in centro storico che ci fanno aguzzare la vista e arricchire di curiosità sulle strade che percorriamo spesso!

In occasione del ventesimo anno di iscrizione di Vicenza al Wordl Heritage List verrà riproposto un itinerario molto apprezzato: Domenica 30 marzo alle ore 16.30 Vicenza appare in sogno, in cui ci immergiamo da un lato, nella parte sognate e metallici della città, fatta dei palazzi fra Piazza Duomo e Via Santa Maria Nuova. Le letture sono state tratte da autori quali Virgilio Scapin e Mario Rigori Stern.

Il contributo di itinerari letterari è importante per cogliere i cambiamenti e le testimonianze sopravvissute, aiutandoci ad apprezzare la città in cui viviamo e vederla con gli occhi da sogno!

Partenza da Piazza delle Erbe alle 16.30 con ritrovo 10 minuti prima. Appuntamento a ingresso libero e con contributo responsabile. In caso di maltempo l’itinerario verrà rimandato. 

itinerari letterari

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Passato Prossimo/2

La Società Generale del Mutuo Soccorso – Casa di Cultura Popolare , organizza alcuni incontri dal titolo Passato Prossimo, quattro incontri per parlare della politica e dell’economia mondiale.

Chiedo scusa ma del primo mi sono ricordata troppo in ritardo per scriverne qualcosa! Il secondo appuntamento è invece per venerdì 28 marzo alle ore 14.30. L’incontro verterà su Sillabario Latinoamericano (parte prima) con Marco Cantarelli.

L’incontro si svolgerà presso l’aula magna dell’istituto Fogazzaro e sono a ingresso libero.

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I venerdì dell’arte/1

Una nuova serie di appuntamenti arricchisce la primavera vicentina, presso la Saletta Lampertico del Cinema Odeon, I Venerdì dell’arte cinque lezioni per approfondire alcune correnti della storia dell’arte. Tutti gli appuntamenti saranno condotti dal Prof. Renzo Perini, alle ore 18 e con ingresso libero.

Primo appuntamento venerdì 28 marzo con La rivoluzione impressionista.

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Musica al ritmo di Haru No Kaze

Nell’ambito del Festival di Primavera Haru No Kaze, un concerto per immergersi nelle suggestioni del Giappone. La bellezza del Giappone e noi è un appuntamento con la musica per shakuhachi (flauto in bambù tradizionale giapponese) shihan con Fiore De Mattia mentre il relatore sarà R. Sallustio. Il concerto sarà al Teatro Comunale Città di Vicenza, sala del ridotto alle ore 20.45, ingresso gratuito ma con prenotazione obbligatoria del posto online www.tcvi.it o presso la biglietteria del Teatro Comunale in Viale Mazzini 39.

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Neri Pozza redivivo

La Società Generale di Mutuo Soccorso e la Casa di cultura popolare, ci invitano alla presentazuine del libro Neri Pozza non è morto, ad opera dei giornalisti Giulio Ardinghi e Stefano Ferrio.

Vi ricordo il post scritto in occasione della presentazione presso la Libreria Galla.

L’incontro a ingresso libero si terrà alle ore 20.30 in saletta Lampertico

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Una Lillipuzziana alla Fondazione Bisazza

Lunedì nuova esperienza artistica, vissuta a pochi chilometri dal centro della città. Avventurarmi per la trafficata statale che conduce a Montecchio Maggiore, è solo il preludio di un viaggio che vivrò all’interno della Fondazione Bisazza, azienda leader nella produzione di Mosaico decorativo, non solo per il bagno ma applicabile anche ad altri ambienti della casa. La Fondazione ha aperto nel giugno del 2012, coniugando nel luogo strettamente commerciale anche la raccolta d’arte contemporanea che riesce a far incontrare il design, l’arte e l’architettura unita da un denominatore comune, il mosaico per l’appunto.

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Topiaria senza bisogno di eccessiva manutenzione

L’arte musiva del resto è una tecnica secolare, nata in un momento imprecisato, lo stesso nome del resto  evoca immagini di muse che lavorano alacremente per realizzare mediante pietruzze e materiali preziosi o semiprezioni decorazioni. Anche se molte altre tradizioni fanno derivare il termine dall’arabo o dal vocabolario semita. Ma l’Italia, ha degli esempi di arte musica, noti e pregiati  famosi in tutto il mondo, basta pensare alla Basilica di San Marco a Venezia oppure Ravenna e le bellissime basiliche di periodo bizantino. Una tecnica che ha saputo rinnovarsi successivamente, attraverso l’impegno di un artista che ho studiato da vicino per la mia tesi, Giovanni Guerrini, fondatore della sezione di Mosaico presso l’Accademia di Ravenna.

L’impatto pertanto con un luogo in cui si è lavorato da sempre per rendere questo materiale, già di per se pregiato e ricercato è studiato da architetti e designer si trasforma ancora attraverso il tocco dell’artista che come sappiamo bene riesce a vedere oltre il materiale e il suo naturale utilizzo!

Una ventina di sale, tra collezione permanente e area dedicata alle mostre permanenti, perdendosi nei meandri di un posto che mi ha fatto sentire come una Lillipuzziana, qua tutto è grande e monumentale e come al cospetto del mitico viaggiatore uscito dalla penna di Jonathan Swift, anche io mi lascio trasportare dall’immaginazione. Accompagnati da Jeanne Boyer  Assistant to CEO presso la Fondazione. Entriamo a scoprire gli ambienti progettati dall’architetto Carlo Dal Bianco.

Nella prima sala ci accoglie il designer spagnolo Jaime Hayon con Pixel Ballet del 2007, presentato insieme ad altri progetti durante il Salone del Mobile di Milano nel 2007. Quello che subito ci colpisce è questo Pinocchio gigante, che presenta su enormi vassoi dei cabinet, uno caratterizzato dal mosaico nero e l’altro dall’oro. Questo pezzo esprime sicuramente la visione del designer, un incontro tra realtà e mondo onirico. Mettendoci in condizione di capire il passaggio creativo attraverso la presenza di bozzetti e di un video. Avremo modo durante la nostra visital, della straordinaria fantasia che possiede.

Jaime Hayon, Pixel Ballet, 2007
Jaime Hayon, Pixel Ballet, 2007

Nella sala successiva entriamo in un’altra fiaba, Alice nel Paese delle Meraviglie, mi sento un po’ il bianconiglio effettivamente! Il servizio buono si mostra e diventa gigante. Opera dello studio di designer olandese Studio Job la collezione si chiama Silver Ware e nel 2007 è stata presentata anch’essa al Salone del Mobile di Milano. Il mosaico non in argento però ma in oro bianco. I miei pezzi preferiti? Il cucchiaio e il vassoio specchiante!

Silver Ware - Studio Job 2007
Silver Ware – Studio Job 2007

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I creativi di Studio Job
I creativi di Studio Job

IMG_4116Già dal vassoio specchio si nota un altro pezzi di storia dell’arte contemporanea, sempre in versione gigante! Alessandro Mendini e la sua celebre Poltrona di Proust Monumentale, del 2005. La prima versione della celebre poltrona baroccheggiante risale al 1978, un’operazione che Luca Beatrice, autore di Da che arte stai? e nel 2009 curatore del padiglione Italia della Biennale di Venezia, definisce un ready -made duchampiano. Sulla poltrona i segni delle correnti artistiche di cui Proust è stato spettatore, dall’Impressionismo, al Pointillismo. Con uno spirito di contaminazione che caratterizza i nascenti anni ’80 e di cui Mendini diventa uno dei protagonisti dell’arte del periodo. Naturalmente nella versione monumentale le pennellate sono sostituite dal mosaico! E poi visto i miei “rapporti” con lo scrittore francese in questo periodo, come non emozionarmi!

Alessandro Mendini - Poltrona di Proiust Monumentale, 2005
Alessandro Mendini – Poltrona di Proiust Monumentale, 2005

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La nostra visita continua in altre zone della spaziosa Fondazione, come la Sala riunioni che mantiene il suo aspetto ricercato, con la visione anche di prototipi dell’azienda…

Nella terza sala troviamo invece l’artista spagnola, ma dal designer italiano Patricia Urquiola, collabora con molte aziende italiana del settore arredamento e tra le interviste che si trovano nel sempre fornitissimo mondo del web, esprime il suo debito nei confronti dell’Italia e della scuola di Munari per la sua nascita professionale. Per Bisazza propone un paravento, By Side, ma anche istallazione di ben 10 metri, ideato nel 2006. Il paravento è costituto da due anime quindi un vero e proprio oggetto double – face. Se da un lato troviamo la classica Toile de jouy, pregiato tessuto francese che significa tela di lino o tela, visto l’applicazione del colore, riporta la tradizionale decorazione con motivi settecenteschi, in blu, proprio come un pregiato vaso cinese, dall’altro uno specchio. Le tessere sono in lapislazzuli e oro bianco…pregiatissimo!

Patricia Urquiola  - By Side, 2005
Patricia Urquiola – By Side, 2005

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Durante la nostra visita, non posso smettere però di guardare anche in direzione delle ampie vetrate che si affacciano sugli altri ambienti, in uno scambio di arte e design ma anche verso il verde intenso del prato. La sensazione è essere in una villa come quella della Fondazione Maeght di Saint Paul de Vence.

Marcel Wanders è il protagonista della quarta sala, un luogo destinato, nelle intenzioni dell’artista alla felicità! Bisazza Motel del 2004 si compone di molti elementi! La torre che campeggia al centro che sembra quasi un orologio a cucù e in cui si intravede una lampadario ricco, l’ex cadillac Ante – Lope da “guidare” ma anche da sfruttare come vasca da bagno! I Coffee Tables da sfruttare invece come sedute e decorati con motivi floreali!

Bisazza Motel
Marcel Wanders – Bisazza Motel, 2004

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Ante - Lope
Marcel Wanders – Ante – Lope, 2004
Marcel Wanders - Coffee Tables
Marcel Wanders – Coffee Tables

Nella quinta sala rincontriamo Alessandro Mendini con Mobilio per Uomo 1997 – 2008! Circa dieci anni per dedicare finalmente alla metà maschile del cielo un adeguato guardaroba. Ma un uomo che possiede determinate caratteristiche: un uomo dandy, ricercato, con un adeguato portafoglio … azioni! Con una casa che non deve avere limiti soprattutto in spazio! Pezzi unici, venduti in esclusiva a Parigi con tessere d’oro 24 kt, ogni oggetto, naturalmente sempre in versione big, rispecchierà pertanto le passioni del padrone di casa! Passa in secondo piano il luogo riservato a riporre il vestiario!

Alessandro Mendini - Mobili per Uomo, 1997 - 2008
Alessandro Mendini – Mobili per Uomo, 1997 – 2008

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L’opera di Mendini condivide lo spazio con Arik Levy con l’istallazione site -specific Rock Chamber del 2012. La sensazione che si ricava appena di troviamo di fronte questo grande oggetto rivestito di mosaico nero è quello di essere arrivati in una landa in cui è appena caduto un meteorite. Ci si sente effettivamente un po’ persi e timorosi, e secondo l’intenzione dell’artista israeliano…

siamo i preistorici del futuro e questa costruzione, con la sua forza, ne rappresenta la caverna.

…inizialmente non ci accorgiamo del fatto che noi possiamo viverlo all’interno, essendo cavo e ricoperto con un caldo e colorato tessuto di lana verde, con tanto di illuminazione ma il progetto di cui fa parte e chiamato Experimental Growth si compone anche di un video interattivo in cui il visitatore si potrà mettere in gioco e modificare i volumi della Fondazione stessa!

Arik Levy - Rock Chamber, 2012
Arik Levy – Rock Chamber, 2012

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Il nostro percorso ci porta a ritrovare il designer spagnolo Jaime Hayon, che ci conferma la sua vera surreale e ironica, su oggetti del bel mondo, di cui sentiamo solo parlare! Jet Set del 2008, termine coniato negli anni ’50, periodo che dopo i patimenti della guerra ha favorito gli eccessi, designa quel stretto numero di persone che per partecipare ad eventi mondani utilizzano il jet…privato o no poco importa! Quello realizzato da Hayon comprende un posto molto esclusivo per i passeggeri, una via di mezzo tra una vasca da bagno e una tazza dei Luna Park con comodi divanetti bianchi! E il mosaico in oro bianco occupa una posizione privilegiata.

Jet Set
Jaime Hayon – Jet Set, 2008

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Nella sala successiva troviamo il bosco mosaicato dell’architetto Richard Meier, protagonista dell’ultima mostra. Chiamato Internal Time, del 2013, il bosco è abitato da possenti tronchi bianchi in cui l’occhio si perde e dove ogni volume prende la direzione che vuole! 12 colonne in tutto in un reticolo asimmetrico, convergente e/o divergente!

Richard Meier - Internal Time, 2013
Richard Meier – Internal Time, 2013

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Con il prossimo lavoro di Jaime Hayon, Clown and Bird Sofa del 2008 entriamo in un’altro cassetto di immaginazione del designer spagnolo. La prima sensazione che ho provato entrando in questo ambiente, in cui ero tra l’altro fortemente tentata di provare la seduta, è di essere nella scena di un film particolare, forse non un capolavoro ma dotato di una fantasia smisurata, Toys – Giocattoli di Barry Levinson del 1992, (cliccando troverete delle immagini) all’interno della fabbrica di giocattoli, c’erano degli oggetti molto simili che espellevano le varie componenti di giocattoli da assemblare! Le mega sedute sono state presentate nel 2008 in occasione del Salone Internazionale Interieur in Belgio!

Jaime Hayon, Clows and the Bird Sofa, 2008
Jaime Hayon, Clows and the Bird Sofa, 2008

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Sempre del designer iberico la serie di vasi The Pixel Vases, che avevamo già trovato nel Pinocchio gigante, posti qua su piedistalli e che mi fanno ricadere nel mondo di Alice delle Meraviglie, pronti da essere spostati da una mano gigante, sulla scacchiera! Un seme c’è… il cuore!

Jaime Hayon, Pixel Vases
Jaime Hayon, Pixel Vases

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Ad un cero punto la porta preziosissima di un altrettanto preziosissimo caveau, come se non avessimo visto nulla fino a quel momento! Marco Braga & Storage ci invitano quindi a passare la porta ed entrare a vedere i lingotti in Caveau in versione pouf di pelle e oro bianco o giallo, che avevamo già intravisto nella sala precedente!

Marco Braga & Storage - Caveau
Marco Braga & Storage – Caveau

IMG_4179 IMG_4180Il viaggio prosegue nelle passioni che la Fondazione, sta rendendo anche un po’ nostre. Tra i recenti interessi quelli nei confronti della fotografia, in realtà si conosce da tempo la passione del Presidente dell’azienda per le polaroid. Per primo incontriamo il fotografo Roland Fischer con la Cattedrale di Burgos, naturalmente l’architettura è sempre al centro dell’attenzione!

Nella sala 8C incontriamo John Pawson con 1:1 (One to One), progetto site specific che arriva appositamente per lo spazio e in occasione della mostra che lo ha visto protagonista per l’inaugurazione degli spazi espositivi. La struttura ovale di inserisce nella tonalità naturale dell’ambiente e solo da vicino si nota la sfumatura creata dall’uso del mosaico che dal bianco si “colora” di tonalità grigie!

John Pawson - 1:1 (One to One), 2012
John Pawson – 1:1 (One to One), 2012

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Nel nostro percorso si inserisce nuovamente la fotografia che con il suo occhio indaga l’architettura, questa volta il nome è quello del fotografo Gabriele Basilico, scomparso poco più di un anno fa, protagonista con il progetto Nightscape/Milano. Un fotografo dalla formazione da architetto, quindi estremamente sensibile alle forme a volte sinuose a volte spigolose dell’architettura. Milano in questo progetto è stata la sua musa!

Avanti abbiamo ancora qualcosa da scoprire! Nella sala 10 e nelle 11 troviamo l’architetto e designer Fabio Novembre con due opere importanti: da un lato Godot, del 2003, ovvero una maschera double – face, da una parte la superficie riflettente mentre dall’altra mosaico in oro 24 kt. L’ispirazione derivata direttamente dall’opera teatrale di Samuel Beckett. E Love Over All sempre del 2003, costituita da due volti di profilo posti alle estremità della sala che arrivano a congiungersi, attraverso sfumature di colori, al centro della sala in un grande cuore.

Fabio Novembre - Godot, 2003
Fabio Novembre – Godot, 2003

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Love Over Alla
Fabio Novembre – Love Over All – 2003

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In due sale attigue, le opere di due degli esponenti della Transavanguardia, Sandro Chia e Mimmo Paladino! Di quest’ultimo troviamo Buon Viaggio e Buona Fortuna opera del 2005, tra i primi esportatori del Made in Italy in arte e in questo pannello l’artista ci augura un buon viaggio, non per un viaggio estemporaneo ma per il grande viaggio della vita, ecco quindi che necessario ci appare una buona dose di fortuna, che Paladino da buon artista campano ritrova nel cornetto rosso, più scaramantico di questo!

Mimmo Paladino - Buon viaggio e Buona Fortuna, 2005
Mimmo Paladino – Buon viaggio e Buona Fortuna, 2005

Dalla parte opposta il suo compagno d’avventura artistica, Sandro Chia. L’artista fiorentino propone un grande mosaico con Bagnanti intelligenti del 2002, un’opera che richiama tanto altro, sperando che Chia non me ne voglia. Figure debitrici di un ritorno all’ordine, tipico della pittura post prima guerra mondiale, che recupera valori classici e a cui aderiscono Pablo Picasso e altri pittori che in quella che sarebbe dovuta essere una nuova Roma con la costruzione dell’EUR! Un progetto lasciato incompiuto ma di cui rimangono, seppur in condizioni fatiscenti (sempre al tempo della mia tesi), delle tracce in quelle che sarebbero dovuto essere fontane e altre decorazioni, per mano di artisti come Gino Severini, Giulio Rosso e Giovanni Guerrini. Nella stessa sala il Divano a Mare del 2003, composta da due pesci rossi e in cui sono incastonati dei medaglioni con volti.

Sandro Chia - Bagnanti intelligenti, 2002
Sandro Chia – Bagnanti intelligenti, 2002
Sandro Chia - Divano a Mare, 2003
Sandro Chia – Divano a Mare, 2003

Successivamente troviamo Ettore Sottsass con un’opera creata appositivamente per la Fondazione Bisazza dal titolo Ritrovati frammenti di Mosaico, 2005 – 2006. Personaggio eclettico e dalla cultura europea, in particolare italiana ed austriaca, che favoriscono un carattere capace di molteplici interessi e l’adesione a numerosi movimenti artistici. In Fondazione cubi di mosaico sono appesi sulle pareti in una ricerca di movimento dato anche dal colore. Questi elementi che trovano il loro habitat sui candidi muri, sono animati da una vita interna che nelle intenzioni dell’artista scomparso nel 2007, sono anche frammenti poetici.

Ettore Sottsass - Ritrovati frammenti di Mosaico, 2005/2006
Ettore Sottsass – Ritrovati frammenti di Mosaico, 2005/2006

IMG_4208Altri elementi che si trovano nell’ultima sala sono: le sedute Antalya di Aldo Cibic, del 1996. Un oggetto che rimane praticamente immuto da sempre ma che con il mosaico riescono ad avere una nota in più

Aldo Cibic - Antalya, 1996
Aldo Cibic – Antalya, 1996

Chiudiamo la rassegna con un altro oggetto iconico, ancora una volta una macchina, lasciamo la Cadillac e troviamo la Mini BMW anch’essa rivestita da mosaici multicolor e fantasia. Il progetto nato in collaborazione con la casa automobilistica è stato presentato nel 2005 in occasione del salone deol Mobile di Milano

Mini BMWEsco dalla porta e torno come Gulliver alla realtà in formato normale, certamente arrivata a casa capirò come si sente una formica che vede dall’alto giganti!

In attesa della mostra mostra, vi segnalo gli orari d’apertura dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 18. ingresso gratuito. E il sito internet Fondazione Bisazza

Oltre Palladio, Vincenzo Scamozzi

Da Galla si coniuga la presentazione di libri e di mostre d’arte. Giovedì 27 marzo alle ore 18 Giovanni Giaconi il quale presenta il libro Vincenzo Scamozzi 1548 – 1616.

L’architetto si pone a metà strada tra due importanti architetti, Andrea Palladio e Baldassare Longhena, realizzando molte ville e residenze cittadine. Inoltre era un vero e proprio intellettuale che capì l’importanza di una biblioteca ampia e pluridisciplinare, considerando poi che i libri erano oggetti costosi.

Da Galla, verranno anche esposti disegni originali che corredano il volume, realizzati da Giaconi tra il 1995 e il 2014.

Ingresso libero

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Quartet + One

Giovedì 27 marzo alle ore 21.30 nuovo appuntamento settimanale con il jazz, sempre targata Bar Borsa.

Alle ore 21.30, come già ricordavo, si esibiranno i George Cables Quartet feat Victor Lewis. George Cables al pianoforte, Piero Odorici al sax, Darryl Hall al contrabasso e Victor Lewis alla batteria.

Ingresso 10 euro, prenotazione consigliata, contattando il numero 0444 544583 info@barborsa.com

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La sregolatezza dell’arte

Il genio per esprimersi necessita anche della follia, che quindi li rende unici, amati oppure odiati, ma sicuramente difficile da catturare. Nella pittura si ricorda soprattutto Caravaggio, dotato di un carattere che si caratterizzava per la follia, la violenza tale da farlo arrivare in carcere. Michelangelo, che arriva a tentare di distruggere la sua stessa opera, infastidito da una perfezione che manca di vita. Per non parlare di Van Gogh che si taglia l’orecchio. Oppure un pittore conosciuto durante l’ultima Biennale, che sebbene rinchiuso in un ospedale psichiatrico in Brasile, Arthur Bispo Do Rosario, produce arazzi, vesti e sculture. I casi quindi sono moltissimi e ascrivibili a tutte le epoche e a tutte le discipline artistiche, quindi non ultimo Antonio Ligabue, figura presa in esame dall’attore Mario Perrotta, autore di uno spettacolo che vede in questo la prima parte di un percorso che lo porterà ad analizzare altre componenti di una personalità che è sempre stata considerata semplice ma che viene così restituita di tutta la sua complessità.

Un bés, un bacio, anche uno piccolo che corrisponde al tocco umano, all’amore materno mancato, di una travagliata storia familiare. Nato a Zurigo nel 1899 da un’operaia italiana e da un uomo sconosciuto, alla nascita viene registrato con il nome materno quindi come Antonio Costa, dopo pochi mesi però a seguito del matrimonio della madre con un altro operaio italiano Bonfiglio Laccabue il neonato ha di nuovo cambiato cognome. La sua vita non la trascorre con la famiglia d’origine, ma con una famiglia affidataria  di agricoltori svizzeri i coniugi Göbel che a causa delle condizioni  economiche precarie viaggeranno da una parte all’altra del cantone, rimane diciassette anni con questa famiglia, perdendo nel frattempo la madre naturale e cominciando i suoi soggiorni più o meno lunghi, negli ospedali psichiatrici. Nel 1919 la famiglia lo denuncia e così viene espulso dal Paese e mandato in Italia e precisamente nella provincia emiliana  a Gualtieri paese natale del “padre”.

Il ritratto che ne fa Mario Perrotta è straziante rendendoci tutti un po’ stranieri! La scenografia è creata in diretta dall’artista che attraverso grandi fogli di carta ci trasmette le ambientazioni della sua narrazione,  facendoci soprattutto dare un volto ai personaggi che hanno contribuito a illudere e schernire Ligabue.

L’Italia, nelle sue vene scorre questo sangue, ma l’italiano non era certo la sua lingua ma quella tedesca. Quindi la fatica della comunicazione, la dura sopravvivenza spesso grazie all’aiuto dell’Ospizio di mendicità. Ma il suo posto lo trova, immerso nella natura lungo il grande fiume, il Po. A contatto dei pioppi comincia a trovare nei colori della natura la sua prima ispirazione e materiale per realizzare l’arte che custodiva ne suo profondo e che appagava desideri che altrimenti sarebbero rimasti inappagati, finalmente i colori donati direttamente dalla sua “abitazione”, sono sostituiti da colori veri e da tela che una persona sensibile del paese gli fornisce, capendo quello che gli altri non hanno voluto capire! In paese è chiamato Il Matt o Il Tedesch, anche sulla lapide, e dopo l’incontro con la persona che ha coltivato la sua vena artistica, anche le altre persone finalmente si avvicinano, giornalisti, critici, e nel 1961 la sua prima mostra a Roma presso la Galleria La Barcaccia, ma l’improvvisa fama non modificherà il modo di vivere di un uomo che vuole rimanere ed è abituato a vivere in maniera selvaggia. Dopo un incidente in moto che gli provocherà una paralisi, si avvicina la sua fine.

Lo studio di una figura che anche la società moderna allontanerebbe come una persona pericolosa, ci fornisce la scusa per capire in cosa consiste esattamente la diversità e se ci sono dei dolori profondi che spesso non ci sfiorano!

Un progetto articolato, attraverso spettacoli e una ricerca sul territorio, spiegandoci l’iter creativo di un un autore e attore teatrale che  parte dal vissuto per raccontare una storia piuttosto che da un’altra, domandosi cosa succede se la diversità comincia ad essere presente sulle nostre strade abituati ad una normalità fittizia in realtà. Lo stesso avvenne per lo spettacolo Italiani Cincali, storia dell’emigrazione italiana in Belgio ad esempio, ma che trova radici più profonde nella sua stessa scelta di vita, quella di andare via dalla Puglia e scoprendo solo da persona più matura un rapporto profondo con la sua terra. Tra le domande poste nel dopo spettacolo, anche quelle riguardante il rapporto con il suo pubblico che l’attore paragona ad una vera e propria esperienza sessuale, una coppia di amanti formata dall’attore e dal pubblico che a suo dire, riesce durante lo spettacolo ad uniformare la respirazione. Ma l’attore che solo nel colloquio tradisce un po’ la sua origine, ci ha stupito per essersi immerso in una lingua e un dialetto che non gli apparteneva, alcune frasi tedesche e il dialetto di Gualtieri. Ma come succede del resto per altri attori che hanno calcato quello stesso palco, il dialetto,  contiene le nostre più autentiche emozioni, quindi calandosi nella grammatica emozionale di un’altra regione è riuscito a trasmettere tutta la solitudine di un pittore capito tardi e sfruttato per la sua fama. Per quanto riguarda il suo avvicinamento al personaggio e aver colto i movimenti, tipici di una situazione psichica alterata, sono derivanti da una lunga osservazione degli ospiti di un ex struttura milanese che è stata adibita a centro di sperimentazione e in cui vengono impiegati alcuni ospiti.

Per il publico di Vicenza, la prima parte della nostra curiosità è rimasta appagata, aspettiamo quindi di conoscere come lo spettacolo evolverà nella seconda attesissima parte, dedicata a Ligabue pittore!

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Episodi di scultura veneta Ep.2

Il secondo appuntamento c0n gli approfondimenti sulla scultura veneta è previsto per martedì 25 marzo sempre alle ore 17. L’argomento del giorno  sarà Il padrino di Andrea Palladio: Vincenzo grandi e la scultura veneta del primo Cinquecento. Incontro a cura di massimo Negri, dell’Università di Trento

Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili. La conferenza, della durata di un’ora e mezza circa, si terranno presso l’Aula Francescana del chiostro di San Lorenzo a Vicenza, alle ore 17.

Incontro organizzato e promosso dall’Associazione degli Amici dei Musei di Vicenza e dalla Fondazione Giuseppe Roi

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