Tre mostre, tre diversi Orienti

Secondo giorno di immersione nell’arte cittadina, dopo tanto teatro e dopo essermi avventurata presso la Fondazione Bisazza, scopriamo l’Oriente in città!

La serie di eventi fanno ancora parte della rassegna Haru no kaze – vento di primavera, ma come ci siamo accorti dalle temperature del periodo, la primavera è arrivata solo sul nostro calendario. Tre mostre tutte al piano nobile dell’antica Stamperia Busato, un luogo sempre affascinante, lungo le scale che ci conducono in mostra si sente l’intenso odore della vernice si sente e mi inebria.

IMG_4223

Parto da Venti Contrari, appunto venti artisti che affrontano l’esperienza dell’incisione in maniera  diversa. Gli artisti si cimentano con il trittico, utilizzata per rendere l’idea del movimento e fornire anche l’esperienza del racconto, in coppia, tra un artista occidentale ed uno orientale, alle prese con la ricerca e l’espressione di uno stesso tema.

La prima “coppia” è quella formata da Debora Antonello  e Yurie Mamiya. La Antonello interpreta nelle tre incisioni (punta secca, intaglio, materie su cartone, legno e alluminio), il vento con la serie intitolata Era solo il vento I, II, III del 2014. Un vento che nelle stagioni instabili ci porta a scontrarci con improvvisi acquazzoni, proprio l’altro giorno percorrendo l’autostrada tra Rovigo e Padova, mi sono trovato in un unico canale di sole, mentre alla mia destra e alla mia sinistra il tempo mutevole e incerto mi faceva assistere alle sue bizzarie. Ed è quello che l’artista ci fa vedere, la pioggia che si concentra su un’unico punto, evidenziata dall’uso di colori con le tonalità pacare dell’azzurro e del color avorio che si incontrano con l’insidioso color terra della nuvola che si abbatte sul suolo!

Debora Antonello
Debora Antonello

Yurie Mamiya propone le tre incisioni dai titoli: Koumi, Shinra II, Shinra III (acquaforte, VanDyckprint) nelle intenzioni dell’artista probabilmente nuvole, ma addirittura un’opera astratta! Le nuvole lievitano e sono sode presenze che recuperano la tavolozza dell’artista precedente. Le nuv0le viaggiano intorno alla terra cogliendo e trattenendo gli elementi che più amano!

Yurie Mamiya
Yurie Mamiya

L’altra “coppia” è quella formata da Emilio Baracco e da Hiroaki Miyayama. Baracco propone Palaffitta 1, 2, 3 del 2013 (maniera a matita, acquatinta e brunitoio). La lezione classica, si vede benissimo nella maniera dell’artista che propone delle teste dalla bellezza anch’essa classica, visualizzazione della nostra memoria personale che utilizziamo come personale rifugio, che riesce con la sua potenza a sgretolare quello che magari è un presente senza nulla da custodire.

Emilio Baracco
Emilio Baracco

Per quanto riguarda Hiroaki Miyaya, pensavo di non reincontrarlo così presto, ma ecco ogni tanto una bella sorpresa! Protagonista di una mostra in corso a Padova fino al 31 marzo, intitolata Splendori del Giappone a Palazzo Zuckermann. Anche le opere (acquatinta, acquaforte e lamina d’oro) presentate qui a Vicenza attingono allo studio compiuto dall’artista dell’opera del Genij Monogatari, testo scritto nella prima decade dell’XI secolo da una dama di corte e oggetto di numerose edizioni che mirano a cogliere l’essenza, quasi sfuggente di un’opera ancora considerata fondamentale, per una serie di caratteristiche. L’incisore si focalizza, con le tre opere proposte, sul giardino del Genij. L’oro profuso nello scorrere di un placido fiume, il colore carnoso dei fiori e la presenza umana assopita. Come ci spiega sul catalogo della mostra padovana, una delle curatrici Caterina Virdis Limentani “… l’attenzione dell’artista è tutta volta all’evocazione della bellezza del corpo e dell’incanto del mondo vegetale…” e ancora “...L’artista dichiara di ispirarsi consapevolmente al nesso fra la poesia waka e la pittura yamato-e, una tradizione dell’antico Giappone che fa transitare l’espressione del sentimento attraverso il riferimento alla natura.” Direi che queste parole sia più che esaurienti per spiegare le suggestioni di un artista che affascina.

Hiroaki Miyayama
Hiroaki Miyayama

Il tema del paesagio è ancora indagato da altri due artisti Gino Di Pieri e Toshimi KitanoDi Pieri che propone delle incisioni (acquaforte e acquatinta) Le vie maestre del 2009. Landscape – via maestra 3° e 2° del 2010. Linee bianche fendono le dolci colline, interrotte qua e là dalla presenza di costruzioni, quello che inizialmente mi sembravano strade in realtà è un corso d’acqua reso attraversarli dai ponti che neri si stagliano sul bianco accecante! Il nostro sguardo si perde nell’orizzonte fatto di montagne e colline e in primo piano ivece della vegetazione confusa e indomabile. Sono posti evidentemente vissuti dall’artista, la piana di Vezzena e i prati innevati di Rotzo e calati nel silenzio del bianco e nero.

Gino Di Pieri
Gino Di Pieri

Toshimi Kitano presenta A views 0605/0303 3 1215 (acquaforte, acquatinta e stampa in rilievo), paesaggi che si collocano all’opposto della ricerca di Di Pieri, proponendo un paesaggio poco ospitale e spaziale, in cui facciamo fatica a conoscere e separare le varie superfici.

Passando oltre conosciamo un altro elemento vitale! L’acqua secondo Raffaele Minotto ee Yoshie Uchida. Minotto propone tre incisioni dal tema Bagno Misterioso, tutti del 2014. L’acqua è utilizzata come metafora dall’artista per assurgere al significato di rinascina, purificazione. Un bagno misterioso di un bimbo altrettanto misterioso. I segni circolari sulla carta, l’increspatura dell’acqua dalla quale si percepisce la vita!

Raffaele Minotto
Raffaele Minotto

Yoshie Uchida, con Landscape 1, 2 e 3 realizzati con tecnica mista, rappresenta l’acqua nei colori, che l’elemento può assumere, le delicate sfumature e i colori profondi. Attraverso non un segno sinuoso ma il più delle volte, come tessuti srotolati di cui avvertiamo la materia, ruvida ma anche soffice.

Yoshie Uchida
Yoshie Uchida

 

In questa occasione ritrovo Bonizza Modolo, artista di cui ho già accennato varie volle e che trovo sempre molto attuale! Le sue sono Voci Migranti I, II e III del 2011 (acquaforte, puntasecca, vernice molle), sempre i paesaggi sono al centro dell’attenzione dell’artista che ci fa esplorare i suoi luoghi, immaginari o reali poco importa, attraverso un viaggio a volo d’uccello e il movimento di una natura che nel bene e nel male si rinnova.  Il nome delle incisioni, evocano il l’idea di una memoria trattenuta dal paesaggio che è stato vissuto per secoli e secoli e quindi trattiene voci passate e trattenuti dall’erba, dagli arbusti.

Bonizza Modolo
Bonizza Modolo

Yamamoto Sanae ci porta all’interno delle voci del tempo con Time to time, A light e A mist in the forest (litografia, xilografia, lamina e acquaforte). Il colore evidenzia maggiormente il movimento verticale di queste bande, ritmiche di colore. Cosa cogliamo? L’edera, rampicante forte e infestante che nelle sfumature del suo verde espande di luce.

Yamamoto Sanae
Yamamoto Sanae

Altra coppia di artisti altra tematica da afferrare! Elena Molena con Many direction, Generazioni, Una scelta del 2014 (ceraiole, acquatinta e acquaforte). Il nome infatti non mi suonava nuovo, l’avevo incontrata a Gennaio a Schio in occasione della Biennale Internazionale di Opere su carta, quindi l’avevo già vista cimentarsi con paesaggi che nel gergo sono chiamati luoghi/non luoghi… ancora una volta troviamo una poesia nei tratti che formano le attrezzature dell’area portuale di Trieste. Dall’alto in cui tutto diventa insignificante e piccolo, ma bisogna raggiungere altezza considerevoli per riuscire a cambiare prospettiva.

Elena Molena
Elena Molena

Anche Mariko Ota con Construction 1 e 2 e 3 (intaglio e rilievo) si cimenta con il paesaggio che è in cambiamento prendendo il soggetto di un mondo sempre più industrializzato e il relativo atteggiamento dell’essere umano, che cerca di diventare sterile ai sentimenti come l’uomo. Un’eterna catena di montaggio!

Mariko Ota
Mariko Ota

Andrea Serafini, ci butta nella moltitudine con Omnibus, Slide e Senza Titolo (acquaforte, acquatinta e vernice molle). Facendoci ritornare a quota suolo! I suoi soggetti sono indubbiamente insoliti nelle scelte! Sicuramente raro trovare rappresentata una vera rappresentazione della realtà, anzi della quotidianità per molte persone, prendere il tram ad esempio, condizionati da ritmi di vita, colti nelle espressioni non sempre affabili! L’incisore coglie anche il movimento, che abbiamo nella vita lavorativa, tanti soldati che trottano per completare la loro personale missione. Nella terza incisione lo scenario sembra cambiare, un momento di apparente riposo. Kobayashi Dai, ci presenta con Véronique, Shepherd e Doubt ( incisione a secco e acquatinta), il suo inconscio. Il mondo anche onirico, il solo che ti premette di creare una realtà altra e di combinare le immagini del nostro quotidiano.

Andrea Serafini
Andrea Serafini
Kobayashi Dai
Kobayashi Dai

Paolo Miatto propone invece Gli amanti e la luna, Gli amanti, Gli amanti e la civetta ( tecnica sperimentale su cartone). Tre incisioni che indagano il rapporto amoroso, tre amori che iniziano o magari proseguono il loro percorso, sono rappresentati i gesti di una fiducia, necessaria per ogni fase del rapporto amoroso, ma naturalmente anche l’espressione della necessaria vicinanza fisica. Le sue figure possiedono un forte contatto con molti artisti e altrettanti correnti che le rendono scultore, ma con volti che non rendono riconoscibili le emozioni.

Paolo Miatto
Paolo Miatto

Mosaharu Seki con At the stop of the night, The dream that I saw on a slope e Between the crescent moon del 2014 ( wood bloom e litografia). L’artista rielabora l’eterna e magica favola dell’amore. Gli element che troviamo soon derivati dalle store più belle e famose, che ci parlano, sin da piccoli dell’eterna ricerca dell’amore!

Masaharu Seki
Masaharu Seki

Tra le ultime coppie troviamo Nicola Sene con Dal giardino, Portatrice d’acqua e Con mele (incisione, strappo e materie fluide su cartone).  Così ci catapultiamo direttamente nella stagione più attesa, che rende, con il verde, tutto vivo, in attesa per la nostra stessa rinascita. Ninfe e muse che se da un lato escono da un libro di modelli per pittori, dall’altro ci danno la sensazione di entrare in un giardino segreto.

Nicola Sene
Nicola Sene

Vicino a Seme troviamo invece Miyuki Okawa con le incisioni Like fluffy thistle down, I’m floating in the wind, Higher up in the air, I live raising my eyes, and boundless blue expanse is always up there. Oh, Aeolus, where are you going? Nobody knows where he is bounden for. Listen to the song of the wind (acquaforte). Insomma i suoi lunghi titoli in realtà raccontano una storia, fatta di vento. Il tratto ci sorprende, essere di fronte ad un’incisione! Eppure il segno rosso, quasi di una matita è proprio quello! La nature ancora protagonista, in un fire speciale, la peonia! Tra le opera che più mi hanno emozionato e si pone al centro della sua ricerca uno dei fiori che per me sono assolutamente simbolo di Oriente!

Masaharu Seki
Masaharu Seki

Chiudiamo con i Venti Contrari con il diciannovesimo e ventesimo artista: Marina Ziggiotti, la quale ci presenta il suo tris di lavori L’albero filosofico, Di bosco e arabeschi vestito e Radici Profonde (acquaforte, acquatinta, bulino e puntasecca). Ci restituisce la trama della carta, come la sua delicatezza e preziosità. Trasforma il tratto del bulino e della puntasecca in un reticolo di segni, in cui la curatrice Carla Chiara Frigo, ravviata il mondo del teatro delle ombre cinesi. I suoi animali si nascondono, si mostrano attraverso una fitta simbologia. Chiudiamo con Aki Mana con Space 1,2 e 3(xilografia). Di fronte a cosa saremo? Del resto questi buchi neri ci irretiscono, ma ancora la curatrice ci viene in aiuto, paragonando questo vuoto o pieno che ogni tanto appare sulla carta, come bozzoli di seta.

Marina Ziggiotti
Marina Ziggiotti
Aki Mana
Aki Mana

In Venti Contrari troviamo anche altre due esposizioni, come la piccola mostra dal titolo Vivere un’idea per il nostro domani, anche in questo caso troviamo contrapposti artisti italiani e artisti giapponesi. Non me ne voglia nessuno se dico che il livello che ci troviamo di fronte è assolutamente diverso, poi è chiaro che ognuno debba far uscire l’arte che sente di avere nella maniera che preferisce ma certo ci sono dei limiti! Secondo Elena Piacentini che ha curato il testo di presentazione della mostra, che rileggo e rileggo senza trovare tuttavia una motivazione abbastanza valida alla base dell’esposizione! Se l’artista Yoshiko Suzuran decide di proporre dei lavori realizzati con matite colorate per analizzare il mondo della fiaba, il suo stile è estremamente puerile.  Kyoko Yamazaki usa invece la tela naturale per apporre disegni di una nuova versione di paisley, ma troppo diligente e apprezzabile come decorazione ma stop. Shinya Sakurai è probabilmente un’adolescente innamorata se arriva a punteggiare il tessuto, tinto secondo l’antica tecnica giapponese Shibori, di cuoricini stucchevoli e zuccherosi. Ecco un vero e proprio peccato non poter vedere la tela senza tanti cuoricini e dove mi sembra di vedere una mia pagina del diario. Vittorio Valente, primo interprete italiano gioca con il tatto, realizzando quadri che potrebbero essere tranquillamente desunti da un libro di biologia. Ma alla fine mi chiedo anche chi riesca ad apprezzare fino in fondo tutto questo?! Mettere a nudo le nostre cellule e doverle addirittura accarezzare?! Poi Francesco Di Lernia, che ci porta in spiaggia! Rende visibile delle presenze … altre, effetto di un inquinamento oppure elementi alieni hanno deciso finalmente di palesarsi! Chiudiamo con Giampaolo Truffa, che rende visibile un gioco tipico dell’infanzia, carpire dalla forma delle nuvole, elementi riconoscibili, volti, oggetti etc. Ma la bellezza di questo gioco è proprio nel fatto che la persona che condivide tale visione non riesce a cogliere gli elementi che invece troviamo noi. Allora perché portali in un quadro? Insomma se questa è l’idea per il nostro domani forse meglio che decido una soluzione rapida!

IMG_4281 IMG_4282 IMG_4284 IMG_4286 IMG_4288 IMG_4289 IMG_4290

La terza mostra riguarda la personale dell’artista giapponese Narumi Harashina, artista che ha basato la sua carriera sull’incisione a Maniera nera! Se da un lato mi colpisce commuovendomi a tratti, che l’incisore dedica una straordinaria attenzione ad oggetti umili e attinenti alla vita orientale, dall’altro lo sento lontano per quello che io intendo per arte e soprattutto incisione! Vero è anche che per lui, tali oggetti, diventano il pretesto per parlare del lato più sognante della nostra vita, spesso riposto in un luogo lontano e proprio la “lentezza” orientale ci potrebbe aiutare a comprenderne l’importanza! Harashina vive e lavoro a Tokyo, città in cui tiene corsi di tecniche artistiche.

IMG_4294 IMG_4293 IMG_4296 IMG_4297

 

Le mostre sono visibili fino a domani 30 marzo presso la Stamperia d’Arte Busato, qui potrete trovare l’incisione giusta per voi e farvi una vostra idea sul significato di arte!

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...