Un bel di vedremo… il Teatro Civico di Schio

Ho scelto una delle arie più famose dell’opera di Puccini Madame Butterfly per invitarvi a prendere parte ad un evento unico e prezioso, l’imminente riapertura del Teatro Civico di Schio! Una scelta non casuale, ma non affrettiamo i tempi…

Quando le comunità decidono di fondare un teatro, corrisponde ad una fase di sviluppo della società. Un simbolo dell’attenzione verso l’associazione e la condivisione del bello che smette di essere privilegio di poche persone che si riuniscano nel tal palazzo e si apprestano invece a condividere un’esperienza con centinaia di altre persone, anche sconosciute.

Quindi la decisione di riaprire un teatro è sempre un atto di amore verso la comunità in cui si vive. Così per la comunità di Schio, che ha dibattuto e vissuto per dieci anni i lavori di uno scrigno nella città che adesso è pronta ad aprire ai suoi concittadini, ma non solo, aprirsi al mondo!

Per una strana punizione, ho frequentato per qualche tempo un teatro che tutto il mondo ci invidia, il Gran Teatro La Fenice, distrutto da un incendio dolori e riaperto poco più di dieci anni, un evento che ha privato l’umanità di un altro gioiello. Ma sono convinta che coloro che visitano un teatro o assistono ad una rappresentazione, avranno senza dubbio capito quale imponente macchinario che sta alla base del suo funzionamento, ma tutto camuffato dall’oro che ci rapisce e dalla profusione di stucchi e decorazioni, materiali pregiati che ci riportano in un mondo anche probabilmente falso, ma assolutamente affascinante. Il teatro all’italiana ha fatto scuola, esportando questo modello in tutto il mondo, che pur utilizzando forme ardite e avanguardistiche nelle più recenti costruzioni, hanno senza dubbio negli occhi la grande tradizione affermata nel nostro Paese agli inizi del secolo XVII e preso a modello dal XX secolo e nato dalla necessità di far assistere alla rappresentazione un numero maggiore di persone. Il teatro di Schio in questo contesto si configura come un teatro all’italiana dalla forma anomala, indagato da un esperto del settore il Prof. Arch. Valeriano Pastor, docente di progettazione architettonica, collaboratore negli anni ’50 di Carlo Scarpa e d ex rettore dello IUAV di Venezia, un’anomalia che in particolare si ravvisa nell’area destinata alla tribuna. Ma per raccontare una storia, affascinante e travagliata come quella del teatro bisogna andare con ordine!

È il 9 giugno del 1909 quando si inaugura il nuovo teatro che è voluto da un uomo visionario e che crede nel progresso, Alessandro Rossi, regalando alla sua città in una zona nuova, interessata da  fabbricazioni moderne che lo stesso industriale aveva voluto con la vicinanza della stazione ferroviaria e su progetto dell’architetto Ferruccio Chemello. Un teatro costruito con materiali moderni, come per l’utilizzo del cemento armato. Per l’inaugurazione viene scelto un altro simbolo moderno, un dramma musicale composto da Arrigo Boito, librettista che lavorerà per Ponchielli e Verdi, il Mefistofele composto dal librettista e intellettuale padovano nel 1868, un dramma che fu dapprima rappresentato alla Scala di Milano e poi successivamente a Bologna, un progetto ambizioso che richiedeva un complesso allestimento scenico, teatrale e musicale. A Schio il dramma ebbe molto successo tanto che furono proposte ben 14 repliche. Nel 1916 il più grande nemico dei teatri di tutto il mondo arriva anche lì, il fuoco, ma anche la guerra che farà calare il sipario per lunghi anni, arriviamo quindi nel 1919 quando si rialza il sipario per la prima stagione lirica post conflitto e con l’avvento della tecnologia e dei nuovi gusti sbarca così il cinema con tanto di cabina di proiezione, ma la società è in fermento, non c’è tempo di andare dietro ad un teatro vecchio e così a causa dell’incuria del passaggio del tempo, delle nevicate che danneggiano la struttura il Teatro è lasciato lì a se stesso in attesa di essere riscoperto. L’occasione perciò arriva nel 2002 con i primi progetti che vedono di nuovo protagonista questo edificio, gli artisti che entrano in questo luogo  si innamorano di un posto che seppur in abbandono, è ricco di suggestioni. Attraverso la Fondazione del Teatro Civico fondata nel 1994 e successivamente, nel 2002 l’arrivo di Marco Paolini e Milena Gabanelli che lì realizzano delle riprese per il programma televisivo Report, ma quello di Paolini non è un passaggio fugace a Schio, il 13 settembre del 2004 lascia una lettera alla città,  facendo riflettere gli stessi cittadini sulla funzione che il Teatro potrebbe avere in futuro, ma anche fermare il degrado che lo sta colpendo. Così tra il 2003 e il 2004, l’amministrazione comunale promuove la creazione di un gruppo misto, specialisti di tecnologie teatrali, architettoniche e altre discipline legate a questo mondo. Il progetto iniziale prende il nome di Lotto Zero , attraverso una serie di sette eventi organizzati tra il giugno e il settembre del 2005 che mirano a ridar voce a questo luogo, attraverso la partecipazione di artisti di spicco del panorama internazionale, con spettacoli che hanno offerto al pubblico un ampio ventaglio di proposte. Monologhi, concerti, reading, riduzioni teatrali ed eventi unici, ma non rendendo lo spettatore passivo, ma facendolo interagire con lo spazio dando voce alle sensazioni che hanno provato, attraverso un questionario che riguardava l’esperienza appena vissuta e le attese per il futuro. Il lungo lavoro che è cominciato nel 2005 non è ancora finito! Dal 29 marzo avremo la possibilità di vederne una parte!

Ma veniamo al passato appena trascorso. La conferenza stampa del 14 marzo a Schio in Sala Calendoli, pensata durante l’edificazione del Teatro stesso, come Ridotto, qui ci è stato presentato l’intero percorso di dieci anni di idee e di lavori, per finalmente poter accogliere pubblico, nuove luci, atmosfere e suoni. Il benvenuto è dato dal video Old Civ che in pochi minuti ci racconta attraverso suggestive immagini e l’arietta d’antan e il sottofondo della grandine, tutto quello che esprime il Vecchio Teatro. L’autore è Pit Formento, illuminato assessore della cultura.

Il primo intervento spetta al primo cittadino, Luigi Dalla Via, sindaco uscente, che ha caratterizzato la sua amministrazione per il recupero di molti luoghi di Schio, legati ovviamente ad un importante passato industriale, raccogliendo anche questa sfida. Dal percorso iniziato con Lotto Zero e poi i programmi degli interventi, un accenno anche al programma culturale con la prima tranche di recupero che culmina nella serata del 29 marzo e durerà fino a giugno e dopo la pausa estiva, che consentirà il completamento di altri lavori, da settembre la riapertura con una stagione completa.

Il secondo intervento è quello di Serena Todescato Serblin, come consigliere della Fondazione Cariverona, che si dice molto emozionata a questo progetto, in quanto discendente di illustri scledensi. La Signora Serblin snocciola numeri del finanziamento che la Fondazione ha elargito alla Fondazione del Teatro Civico.

Il momento successivo è quello di Vanni Potente, Presidente della Fondazione Teatro Civico, anche lui snocciola numeri e statistiche, facendo un bilancio degli ultimi quattro anni della Fondazione, sul numero di spettatori e della spesa complessiva. La riapertura del Teatro Civico si configurerà come una volontà di coniugare tradizione e contemporaneità. Le attività della Fondazione comprendono più di cinquanta comuni e la nuova sfida del Civico sarà anche nella creazione di nuovi posti di lavoro.

Valeriano Pastor, direttore artistico del restauro architettonico, realizza forse l’intervento più atteso, facendo immergere nelle suggestioni di un luogo che è stato riscoperto come se fino allora fosse stato sepolto, per ben cinquant’anni! Facendo attivamente parte della commissione che ha seguito dall’inizio le fasi di progettazione, stabilendo la frase che è stato leit motiv dell’intero progetto …Così com’è rotto, rotto deve restare, consolidando e attuando le necessarie modifiche che renderanno il teatro moderno nell’impiantistica. Al completamento dei lavori si arriverà a un massimo di 440 posti.

Daniela Golcic, co – progettista e direttore dei lavori rafforza i concetti espressi da Pastor, spiegandoci le linee guida, anzi piuttosto i punti saldi. Come la necessità di far entrare più di 99 persone, far godere il pubblico di una buona visibilità, acustica e confort, ma non sconvolgendo le suggestioni che il teatro emanava anche nello stato di abbandono, attraverso un avvicinamento al teatro contemporaneo che necessità di scatole vuote. Accostare al nuovo il pre esistente non è facile, ma nulla si travestirà di falso.

Chiude gli interventi Annalisa Carrara, che oltre ad essere direttore artistico della Fondazione Teatro Civico, coordina il progetto con Lidia Zocche. Ci parla del futuro rapporto con il circuito Arteven, di cui è presente anche il Direttore Pierluca Donin, spostando già nei prossimi mesi alcuni eventi della stagione in corso al Teatro Astra della città, nel Teatro che si appresta ad aprire.

Al termine il momento più atteso, la visita al cantiere. La sensazione è proprio quella espressa da una mia amica, sembrava di entrare in Nuovo Cinema Paradiso quando un Totò ormai adulto entra nell’edificio che ha più amato. In uno stato di lavoro che ci fa stupire che all’inaugurazione mancano solo poche settimane, i miei occhi ricostruiscono un luogo che è stato vissuto ed amato, animato da molte generazioni, nella Sala Caldendoli, tra un ballo e l’altro sono nati amori che durano fino ad oggi. Si coglie quello che rimane della decorazione realizzata dagli artisti scledensi Luigi Pupin e la bottega composta dai figli e Giuseppe Mincato, palesando la bellezza e la leggerezza di un affresco che sembra scoperto in una grotta,  colonnine, capitelli ionici con tanto corinzio. Totalmente diverso il foyer che non fa intuire a noi che ci avventuriamo per la prima volta, le reali condizioni del teatro, oltre le vetrate. In attesa di scoprire il Teatro al completamento dei lavori, ricordo il programma, che inizierà da fine marzo fino ai primi di giugno.

Riapertura Sabato 29 marzo ore 21 con il Concerto Sinfonico di apertura con l’Orchestra dell’Accademia Musicale di Schio, Filippo Maria Bressan direttore, Domenico Nordio violino, Maja Bogdanovich violoncello, Pietro De Maria pianoforte con musiche di Rossini, Beethoven e Mendelssohn.

Prezzi: 35 euro per posti di Platea, Palchi del primo ordine, prima fila galleria secondo ordine; 25 euro per galleria secondo ordine; 20 euro per posti aggiunti ai palchi.

Venerdì 11 aprile alle ore 17 e 21 Dar Gasang Bon Dar Eerde – Il canto della terra. Concerto di musica spazializzata con l’Orchestra dell’Accademia Musicale di Schio. Filippo Maria Bressan direttore, Julius Berger violoncello, Hyun – Jung Berger violoncello, Davide Zaltron viola, Eugenia Carrieri soprano, Coenobium vocale, Ensemble La Rose, Coralità Scledensr, Maria Dal Bianco maestro del Coro, musiche di Giovanni Bonato.

Prezzi: 35 euro per posti di Platea, Palchi del primo ordine, prima fila galleria secondo ordine; 25 euro per galleria secondo ordine; 20 euro per posti aggiunti ai palchi.

16 – 17 e 18 aprile Patrizia Laquidara in C’eravamo Tanto Amati, canzoni tra Onde radio, Pellicole e Oleogrammi della Nostalgia alle ore 21. Un progetto di Patrizia Laquidara da un’idea di Pit Formento, regia di Mirko Artuso. Orchestra dell’Accademia Musicale di Schio, pianoforte arrangiamenti e direzione d’orchestra Alfonso Santimone, chitarre Daniele Santimone, contrabbasso Davide Garattoni, batteria Nelide Bandello.

Prezzi: 25 euro platea, palchi del primo ordine, prima fila della galleria del secondo ordine; 10 euro posti aggiunti palchi.

Il 25  (ore 17 e 21) – 26 e 27 (ore 17 e ore 21) aprile / 1  (ore 17 e 21)- 2 – 3 – 4 (ore 17 e 21) maggio alle ore 21, L’età ritrovata, con le compagnie territoriali scledensi. Regia di Mirko Artuso con la collaborazione di Chiara Casarin.

Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento dei posti disponibili.

Altri appuntamenti da non perdere sono con Civico OFF – la parola ai giurati. Tre eventi nati dalla collaborazione con il Teatro Stabile del Veneto e Arteven, Circuito Teatrale Regionale del Veneto. Questi spettacoli sono i finalisti del Premio Off del Teatro Stabile del Veneto.

9 maggio ore 21 La Cinghiala di Jesolo di Tiziano Scarpa con Marta Dalla Via;

16 maggio ore 21 Lear/del Conflitto Generazionale regia di compagnia Malmadur;

23 maggio ore 21 Medea/Metamorfosi di Patricia Zanco di Fatebenesorelle Teatro.

Biglietto unico 5 euro

7 e 8 giugno ore 21 Madama Butterfly  (adesso capite il titolo del post) Una primavera perduta, dall’Opera di Giacomo Puccini, Daniele Nuovo drammaturgia e narrazione, Takako Okazzaky soprano, Maecio Gomes tenore, Milo Buson baritono, Gerardo Felisatti.

Prezzi: 15 euro per platea, palchi primo ordine, prima fila galleria secondo ordine, galleria secondo ordine; 8 euro posti aggiunti ai palchetti.

9 giugno ore 21 Una civica passione – Raccontando una città e il suo teatro, conferenza – concerto sulla storia del Teatro Civico di Schio, Daniele Nuovo testi e narrazione, Gerardo Felisatti pianoforte.

Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento dei posti disponibili.

La biglietteria per tutti gli spettacoli apre il 28 marzo a Palazzo Fogazzaro (Via Fratelli Pasini 44). Orari della biglietteria Fondazione Teatro Civico: dal martedì al venerdì dalle 9.30 alle 13. Il 28 marzo dalle 9.30 alle 13 e dalle 16 alle 18.30; il 29 marzo dalle 10 alle 13 e il 2,3 e 4 aprile dalle 16 alle 18.30. Il giorno dello spettacolo la biglietteria apre un’ora prima dell’orario di inizio dello spettacolo al Teatro Civico. I biglietti sono anche acquistabili presso lo I.A.T. Ufficio Turistico a Palazzo Fogazzaro, Via Fratelli Pasini 44 a Schio dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 18 tutti i giorni (anche sabato e domenica).

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