La mia versione dei fatti

La violenza è un componente della nostra vita quotidiana, appena giriamo canale su un qualsiasi telegiornale  o talk show subito sentiamo notizie su episodi di violenza, omicidi, suicidi, violenze sulle donne e sui bambini. Non avreste voglia di zittire tutto? Ma spesso, come se fossero episodi di una fiction o il trailer di un film che sembra avvincente, apriamo il maledetto apparecchio proprio per sapere la sorte degli indagati, le novità dell’indagine e l’opinione pubblica è già giudice degli accusati, dando al bar o nelle chiacchiere quotidiane giudizi e già la sentenza … visto che i tribunali sono lenti. Il teatro quindi, ancora una volta ha tratto spunto dalla realtà spesso più crudele e irreale di una sceneggiatura per portare le varie versioni dei fatti dei protagonisti che hanno sconvolto un Paese intero.

Una vicenda che effettivamente ricordavo, ma che molti spettatori fortunatamente no, che vede protagonisti una coppia di gente umile, composta da un uomo semplice, semplicissimo che lavora per sostenere la famiglia e della donna della quale è innamorato e perdona i tentativi di fuga lavorando, immergendosi in questo per non vedere l’infelicità, magari convinto che la nascita di una figlia possa fare la differenza! Scappati dal sud  per arrivare in una cittadina del centro nord Italia per uscire dalla mentalità maligna di un paese, da un passato coniugale già pesante.  Ma in questa vicenda c’è anche l’altro, il datore di lavoro del povero lui che sovraccarica il dipendente pur di fare i suoi comodi, ma non solo con la moglie.

La parte difficile da descrivere è questa, non è la moglie l’oggetto del suo desiderio e delle sue attenzioni, è una povera bambina innocente che ancora non ha il corpo adatto a questo interesse.

Sul palco assistiamo all’avvicendarsi di cinque personaggi che alla fine sono tutti negativi, animati da passioni e piccolezze, caratteristiche dell’animo umano… una donna che si illude di aver trovato un uomo che la ama, scontenta del marito e scontenta e distratta dal suo ruolo di madre, un padre pauroso di affrontare la realtà, che probabilmente accettava rendendosi stupido, per non perdere quella che comunque è la madre di sua figlia, una cosa sua, per mantenere probabilmente anche un lavoro. La sorellastra/cognata gelosa della famiglia, gelosa del fratello, personaggio subdolo che tira il sasso e nasconde la mano. La madre della protagonista che anche davanti all’evidenza difende il suo sangue. La faccia da schiaffi di un uomo a cui saprei benissimo cosa fare … mi spiace solo per Paolo Li Volsi, bravissimo attore che sul palco ho odiato follemente! Insomma lui interpretava la parte del tipico Orco, folle di amore per se stesso che nel compiacersi non si tira indietro neanche agli atti più turpi, non si scomponeva mai! Altro personaggio davvero inquietante è la vicina di casa, tipica impicciona, che mette davanti al viso la maschera della perfezione, che sa benissimo giudicare ma non fa nulla per evitare simili avvenimenti, la spiona che abbiamo tutti davanti alla nostra finestra, che arriva a conoscere ogni nostro minimo spostamento… La madre, vittima e carnefice della sua solitudine, dell’educazione fatta più di schiaffi che di favole, alla ricerca dell’amore, un sentimento che cerca di possedere ad ogni costo, anche sacrificando quello che per una donna dovrebbe essere la cosa più preziosa.

Ma oltre la storia, quali sono gli elementi che Tindato Granata porta sul palco insieme ad altri attori, che creano un cast di spicco?! Ce lo racconta dopo. Sicuramente la volontà di ritornare a parlare di pedofilia come già aveva fatto in antropolaroid, ma con un testo che vede il tema, non certo facile, al centro dell’attenzione. Ma anche parlare della solitudine, che colpisce ognuno di noi e che nei casi più estremi ci fa compiere atti veramente terribili. Naturalmente nel testo di Tindaro una parte  romanzata si inserisce nella dura realtà, carpendo frasi e bassezze, sicuramente meno gravi, dalle voci che ascolta nell’affollata metropolitana milanese in cui migliaia di storie si mescolano. Usando cliché della nostra società, il sempre difficile rapporto con cognate e altri familiari,  il fatto di averle portate in scena in una veste familiare evidenzia di più la loro mostruosità.

Le domande del pubblico vertono su alcune scelte che Tindaro compie: cominciando da quella iniziale  che con un balzo in avanti nel tempo vede “la madre” giudicata e libera dopo gli anni scontati in prigione e in cui nonostante il tanto tempo trascorso il suo nome è ancora associato all’atrocità. Oppure al momento della lettura della sentenza in cui i due protagonisti, “marito e moglie” muovono le teste, un momento metaforico come se fossero presi a sberle dalle parole del giudice. Oppure la scelta di caratterizzare i due fratelli con accenti diversi, voluta per rendere la storia universale.

Insomma grande serata in cui mi sentivo scossa dalla presenza scenica degli attori che adesso ricorderò… e in cui ho sperimentato e cercato di dare la mia versione dei fatti

Tindaro Granata nel ruolo di Agostino Poletti, il marito

Mariangela Granelli nel ruolo di Angela Abbandono, la moglie

Paolo Li Volsi nel ruolo di Giovanni Tramonto, l’amante

Bianca Pesce nel ruolo di Anna Rosaria Grata, la nonna

Francesca Porrini nei ruoli di Francesca Poletti, la cognata e Giuseppina Lembo, l’amica

Giorgia Senesi nel ruolo di Antonietta Carbone, la vicina

Elena Arcuri voce fuori campo.

Scritto e diretto da Tindaro Granata, assistente alla regia Agostino Riola, scene e costumi Eliana Borgonovo, disegno luci Matteo Crespi, elaborazioni musicali Marcello Gori, organizzazione / distribuzione Paola Binetti, direzione artistica Proxima Res Carmelo Rifici, produzione BIBOteatro e Proxima Res

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Un bel di vedremo… il Teatro Civico di Schio

Ho scelto una delle arie più famose dell’opera di Puccini Madame Butterfly per invitarvi a prendere parte ad un evento unico e prezioso, l’imminente riapertura del Teatro Civico di Schio! Una scelta non casuale, ma non affrettiamo i tempi…

Quando le comunità decidono di fondare un teatro, corrisponde ad una fase di sviluppo della società. Un simbolo dell’attenzione verso l’associazione e la condivisione del bello che smette di essere privilegio di poche persone che si riuniscano nel tal palazzo e si apprestano invece a condividere un’esperienza con centinaia di altre persone, anche sconosciute.

Quindi la decisione di riaprire un teatro è sempre un atto di amore verso la comunità in cui si vive. Così per la comunità di Schio, che ha dibattuto e vissuto per dieci anni i lavori di uno scrigno nella città che adesso è pronta ad aprire ai suoi concittadini, ma non solo, aprirsi al mondo!

Per una strana punizione, ho frequentato per qualche tempo un teatro che tutto il mondo ci invidia, il Gran Teatro La Fenice, distrutto da un incendio dolori e riaperto poco più di dieci anni, un evento che ha privato l’umanità di un altro gioiello. Ma sono convinta che coloro che visitano un teatro o assistono ad una rappresentazione, avranno senza dubbio capito quale imponente macchinario che sta alla base del suo funzionamento, ma tutto camuffato dall’oro che ci rapisce e dalla profusione di stucchi e decorazioni, materiali pregiati che ci riportano in un mondo anche probabilmente falso, ma assolutamente affascinante. Il teatro all’italiana ha fatto scuola, esportando questo modello in tutto il mondo, che pur utilizzando forme ardite e avanguardistiche nelle più recenti costruzioni, hanno senza dubbio negli occhi la grande tradizione affermata nel nostro Paese agli inizi del secolo XVII e preso a modello dal XX secolo e nato dalla necessità di far assistere alla rappresentazione un numero maggiore di persone. Il teatro di Schio in questo contesto si configura come un teatro all’italiana dalla forma anomala, indagato da un esperto del settore il Prof. Arch. Valeriano Pastor, docente di progettazione architettonica, collaboratore negli anni ’50 di Carlo Scarpa e d ex rettore dello IUAV di Venezia, un’anomalia che in particolare si ravvisa nell’area destinata alla tribuna. Ma per raccontare una storia, affascinante e travagliata come quella del teatro bisogna andare con ordine!

È il 9 giugno del 1909 quando si inaugura il nuovo teatro che è voluto da un uomo visionario e che crede nel progresso, Alessandro Rossi, regalando alla sua città in una zona nuova, interessata da  fabbricazioni moderne che lo stesso industriale aveva voluto con la vicinanza della stazione ferroviaria e su progetto dell’architetto Ferruccio Chemello. Un teatro costruito con materiali moderni, come per l’utilizzo del cemento armato. Per l’inaugurazione viene scelto un altro simbolo moderno, un dramma musicale composto da Arrigo Boito, librettista che lavorerà per Ponchielli e Verdi, il Mefistofele composto dal librettista e intellettuale padovano nel 1868, un dramma che fu dapprima rappresentato alla Scala di Milano e poi successivamente a Bologna, un progetto ambizioso che richiedeva un complesso allestimento scenico, teatrale e musicale. A Schio il dramma ebbe molto successo tanto che furono proposte ben 14 repliche. Nel 1916 il più grande nemico dei teatri di tutto il mondo arriva anche lì, il fuoco, ma anche la guerra che farà calare il sipario per lunghi anni, arriviamo quindi nel 1919 quando si rialza il sipario per la prima stagione lirica post conflitto e con l’avvento della tecnologia e dei nuovi gusti sbarca così il cinema con tanto di cabina di proiezione, ma la società è in fermento, non c’è tempo di andare dietro ad un teatro vecchio e così a causa dell’incuria del passaggio del tempo, delle nevicate che danneggiano la struttura il Teatro è lasciato lì a se stesso in attesa di essere riscoperto. L’occasione perciò arriva nel 2002 con i primi progetti che vedono di nuovo protagonista questo edificio, gli artisti che entrano in questo luogo  si innamorano di un posto che seppur in abbandono, è ricco di suggestioni. Attraverso la Fondazione del Teatro Civico fondata nel 1994 e successivamente, nel 2002 l’arrivo di Marco Paolini e Milena Gabanelli che lì realizzano delle riprese per il programma televisivo Report, ma quello di Paolini non è un passaggio fugace a Schio, il 13 settembre del 2004 lascia una lettera alla città,  facendo riflettere gli stessi cittadini sulla funzione che il Teatro potrebbe avere in futuro, ma anche fermare il degrado che lo sta colpendo. Così tra il 2003 e il 2004, l’amministrazione comunale promuove la creazione di un gruppo misto, specialisti di tecnologie teatrali, architettoniche e altre discipline legate a questo mondo. Il progetto iniziale prende il nome di Lotto Zero , attraverso una serie di sette eventi organizzati tra il giugno e il settembre del 2005 che mirano a ridar voce a questo luogo, attraverso la partecipazione di artisti di spicco del panorama internazionale, con spettacoli che hanno offerto al pubblico un ampio ventaglio di proposte. Monologhi, concerti, reading, riduzioni teatrali ed eventi unici, ma non rendendo lo spettatore passivo, ma facendolo interagire con lo spazio dando voce alle sensazioni che hanno provato, attraverso un questionario che riguardava l’esperienza appena vissuta e le attese per il futuro. Il lungo lavoro che è cominciato nel 2005 non è ancora finito! Dal 29 marzo avremo la possibilità di vederne una parte!

Ma veniamo al passato appena trascorso. La conferenza stampa del 14 marzo a Schio in Sala Calendoli, pensata durante l’edificazione del Teatro stesso, come Ridotto, qui ci è stato presentato l’intero percorso di dieci anni di idee e di lavori, per finalmente poter accogliere pubblico, nuove luci, atmosfere e suoni. Il benvenuto è dato dal video Old Civ che in pochi minuti ci racconta attraverso suggestive immagini e l’arietta d’antan e il sottofondo della grandine, tutto quello che esprime il Vecchio Teatro. L’autore è Pit Formento, illuminato assessore della cultura.

Il primo intervento spetta al primo cittadino, Luigi Dalla Via, sindaco uscente, che ha caratterizzato la sua amministrazione per il recupero di molti luoghi di Schio, legati ovviamente ad un importante passato industriale, raccogliendo anche questa sfida. Dal percorso iniziato con Lotto Zero e poi i programmi degli interventi, un accenno anche al programma culturale con la prima tranche di recupero che culmina nella serata del 29 marzo e durerà fino a giugno e dopo la pausa estiva, che consentirà il completamento di altri lavori, da settembre la riapertura con una stagione completa.

Il secondo intervento è quello di Serena Todescato Serblin, come consigliere della Fondazione Cariverona, che si dice molto emozionata a questo progetto, in quanto discendente di illustri scledensi. La Signora Serblin snocciola numeri del finanziamento che la Fondazione ha elargito alla Fondazione del Teatro Civico.

Il momento successivo è quello di Vanni Potente, Presidente della Fondazione Teatro Civico, anche lui snocciola numeri e statistiche, facendo un bilancio degli ultimi quattro anni della Fondazione, sul numero di spettatori e della spesa complessiva. La riapertura del Teatro Civico si configurerà come una volontà di coniugare tradizione e contemporaneità. Le attività della Fondazione comprendono più di cinquanta comuni e la nuova sfida del Civico sarà anche nella creazione di nuovi posti di lavoro.

Valeriano Pastor, direttore artistico del restauro architettonico, realizza forse l’intervento più atteso, facendo immergere nelle suggestioni di un luogo che è stato riscoperto come se fino allora fosse stato sepolto, per ben cinquant’anni! Facendo attivamente parte della commissione che ha seguito dall’inizio le fasi di progettazione, stabilendo la frase che è stato leit motiv dell’intero progetto …Così com’è rotto, rotto deve restare, consolidando e attuando le necessarie modifiche che renderanno il teatro moderno nell’impiantistica. Al completamento dei lavori si arriverà a un massimo di 440 posti.

Daniela Golcic, co – progettista e direttore dei lavori rafforza i concetti espressi da Pastor, spiegandoci le linee guida, anzi piuttosto i punti saldi. Come la necessità di far entrare più di 99 persone, far godere il pubblico di una buona visibilità, acustica e confort, ma non sconvolgendo le suggestioni che il teatro emanava anche nello stato di abbandono, attraverso un avvicinamento al teatro contemporaneo che necessità di scatole vuote. Accostare al nuovo il pre esistente non è facile, ma nulla si travestirà di falso.

Chiude gli interventi Annalisa Carrara, che oltre ad essere direttore artistico della Fondazione Teatro Civico, coordina il progetto con Lidia Zocche. Ci parla del futuro rapporto con il circuito Arteven, di cui è presente anche il Direttore Pierluca Donin, spostando già nei prossimi mesi alcuni eventi della stagione in corso al Teatro Astra della città, nel Teatro che si appresta ad aprire.

Al termine il momento più atteso, la visita al cantiere. La sensazione è proprio quella espressa da una mia amica, sembrava di entrare in Nuovo Cinema Paradiso quando un Totò ormai adulto entra nell’edificio che ha più amato. In uno stato di lavoro che ci fa stupire che all’inaugurazione mancano solo poche settimane, i miei occhi ricostruiscono un luogo che è stato vissuto ed amato, animato da molte generazioni, nella Sala Caldendoli, tra un ballo e l’altro sono nati amori che durano fino ad oggi. Si coglie quello che rimane della decorazione realizzata dagli artisti scledensi Luigi Pupin e la bottega composta dai figli e Giuseppe Mincato, palesando la bellezza e la leggerezza di un affresco che sembra scoperto in una grotta,  colonnine, capitelli ionici con tanto corinzio. Totalmente diverso il foyer che non fa intuire a noi che ci avventuriamo per la prima volta, le reali condizioni del teatro, oltre le vetrate. In attesa di scoprire il Teatro al completamento dei lavori, ricordo il programma, che inizierà da fine marzo fino ai primi di giugno.

Riapertura Sabato 29 marzo ore 21 con il Concerto Sinfonico di apertura con l’Orchestra dell’Accademia Musicale di Schio, Filippo Maria Bressan direttore, Domenico Nordio violino, Maja Bogdanovich violoncello, Pietro De Maria pianoforte con musiche di Rossini, Beethoven e Mendelssohn.

Prezzi: 35 euro per posti di Platea, Palchi del primo ordine, prima fila galleria secondo ordine; 25 euro per galleria secondo ordine; 20 euro per posti aggiunti ai palchi.

Venerdì 11 aprile alle ore 17 e 21 Dar Gasang Bon Dar Eerde – Il canto della terra. Concerto di musica spazializzata con l’Orchestra dell’Accademia Musicale di Schio. Filippo Maria Bressan direttore, Julius Berger violoncello, Hyun – Jung Berger violoncello, Davide Zaltron viola, Eugenia Carrieri soprano, Coenobium vocale, Ensemble La Rose, Coralità Scledensr, Maria Dal Bianco maestro del Coro, musiche di Giovanni Bonato.

Prezzi: 35 euro per posti di Platea, Palchi del primo ordine, prima fila galleria secondo ordine; 25 euro per galleria secondo ordine; 20 euro per posti aggiunti ai palchi.

16 – 17 e 18 aprile Patrizia Laquidara in C’eravamo Tanto Amati, canzoni tra Onde radio, Pellicole e Oleogrammi della Nostalgia alle ore 21. Un progetto di Patrizia Laquidara da un’idea di Pit Formento, regia di Mirko Artuso. Orchestra dell’Accademia Musicale di Schio, pianoforte arrangiamenti e direzione d’orchestra Alfonso Santimone, chitarre Daniele Santimone, contrabbasso Davide Garattoni, batteria Nelide Bandello.

Prezzi: 25 euro platea, palchi del primo ordine, prima fila della galleria del secondo ordine; 10 euro posti aggiunti palchi.

Il 25  (ore 17 e 21) – 26 e 27 (ore 17 e ore 21) aprile / 1  (ore 17 e 21)- 2 – 3 – 4 (ore 17 e 21) maggio alle ore 21, L’età ritrovata, con le compagnie territoriali scledensi. Regia di Mirko Artuso con la collaborazione di Chiara Casarin.

Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento dei posti disponibili.

Altri appuntamenti da non perdere sono con Civico OFF – la parola ai giurati. Tre eventi nati dalla collaborazione con il Teatro Stabile del Veneto e Arteven, Circuito Teatrale Regionale del Veneto. Questi spettacoli sono i finalisti del Premio Off del Teatro Stabile del Veneto.

9 maggio ore 21 La Cinghiala di Jesolo di Tiziano Scarpa con Marta Dalla Via;

16 maggio ore 21 Lear/del Conflitto Generazionale regia di compagnia Malmadur;

23 maggio ore 21 Medea/Metamorfosi di Patricia Zanco di Fatebenesorelle Teatro.

Biglietto unico 5 euro

7 e 8 giugno ore 21 Madama Butterfly  (adesso capite il titolo del post) Una primavera perduta, dall’Opera di Giacomo Puccini, Daniele Nuovo drammaturgia e narrazione, Takako Okazzaky soprano, Maecio Gomes tenore, Milo Buson baritono, Gerardo Felisatti.

Prezzi: 15 euro per platea, palchi primo ordine, prima fila galleria secondo ordine, galleria secondo ordine; 8 euro posti aggiunti ai palchetti.

9 giugno ore 21 Una civica passione – Raccontando una città e il suo teatro, conferenza – concerto sulla storia del Teatro Civico di Schio, Daniele Nuovo testi e narrazione, Gerardo Felisatti pianoforte.

Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento dei posti disponibili.

La biglietteria per tutti gli spettacoli apre il 28 marzo a Palazzo Fogazzaro (Via Fratelli Pasini 44). Orari della biglietteria Fondazione Teatro Civico: dal martedì al venerdì dalle 9.30 alle 13. Il 28 marzo dalle 9.30 alle 13 e dalle 16 alle 18.30; il 29 marzo dalle 10 alle 13 e il 2,3 e 4 aprile dalle 16 alle 18.30. Il giorno dello spettacolo la biglietteria apre un’ora prima dell’orario di inizio dello spettacolo al Teatro Civico. I biglietti sono anche acquistabili presso lo I.A.T. Ufficio Turistico a Palazzo Fogazzaro, Via Fratelli Pasini 44 a Schio dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 18 tutti i giorni (anche sabato e domenica).

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Alziamo il sipario dal 17 al 23 marzo

Questa settimana ben quattro spettacoli!

Si comincia a Valdagno al Teatro Super Mercoledì 19 marzo con il Don Giovanni di Moliére con Alberto Giusta, Antonio Zavatteri, Massimo Brizi, Ilaria Felini, Mariella Speranza e Roberto Serpi con la regia di Antonio Zavatteri. Si narrano le imprese di un gentiluomo perverso e libertino. Il nostro protagonista imperversa per le coste italiane e non solo, seducendo contadine e signore, spesso già promesse in matrimonio. Sulle strade della vita incontrerà numerose persone che lo vogliono riportare sulla retta via, ma alla fine sarà inghiottito dall’inferno e l’unico che gli è sempre stato vicino, il servitore, rimarrà anche senza il salario!

Biglietti dai 15 ai 19 euro. Inizio spettacoli ore 21 al Teatro Super di Valdagno. Per info e prenotazioni valgano@cinemotion.in Abbonamenti e biglietti anche presso la Libreria Buonastampa (corso Italia 17 a Valdagno).

Venerdì 21 marzo appuntamento al Teatro Astra con un lo spettacolo che sostituisce Parkin’son. Andrà quindi in scena Mario Perrotta in Un bés. Antonio Ligabue. Questo spettacolo costituisce il primo capitolo della nuova trilogia di Mario Perrotta dedicata ad Antonio Ligabue. Una figura complessa, enigmatica, quella del pittore Ligabue, caratterizzato dalla solitudine, il suo stare al margine e la fama di scemo del paese.

Biglietto intero 13 euro, ridotto 11. Per info e prenotazioni info@teatroastra.it

La stessa sera al Kitchen Teatro Indipendente Faceless di Nicola Perin ed Eleonora Fontana, il tema è molto attuale quello che gli autori portano sul palco, quello del cyberbullismo. In una società che fatica a confrontarsi sul piano del reale e si rifugia nel freddo schermo del computer esiste anche questa minaccia che non risparmia nessuno. La protagonista della loro storia è Eli, una ragazza che ancora frequenta la scuola e viene così presa di mira dall’uomo nero. Non ricevendo tra l’altro nessun tipo di solidarietà, le amiche le voltano le spalle e l’unica soluzione sembra quella di restare chiusa in casa e cercare di scomparire.

Biglietto 10 euro per i tesserati, 13 biglietto + tessera Arci. info@spaziokitchen.it

La settimana si conclude sabato 22 marzo al Teatro Spazio Bixio, con Tom Corradini e i suoi Supereroi, per uno spettacolo scritto, diretto e interpretato da Tom Corradini. I temi affrontati sono piuttosto impegnativi, l’abuso infantile, l’amore adulto e ci si chiede come sia stata la loro infanzia?! I supereroi che nonostante tutti i poteri che hanno a disposizione non hanno proprio l’amore!

Biglietto intero 10, ridotto 8 info@theama.it 0444 322525 lun – ven 10-13 e 14-18 oppure a 345 7342025 tutti i giorni dalle 10 alle 18.

Teatro

Usciamo!!! Tempo di primavera

È primavera… svegliatevi bambine
alle cascine, messere Aprile fa il rubacuor.
E a tarda sera, madonne fiorentine,
quante forcine si troveranno sui prati in fior

sono proprio antica, ma quando sento Primavera non può non venirmi in mente questa canzone, evidentemente ambientata quando la bella Firenze si veste di colori. Ma la primavera, dopo il lungo inverno, è bella ovunque.

Ma puntuale come speriamo la primavera, è la nuova edizione dei Luoghi Aperti del Fai – XXIª edizione delle Giornate di Primavera in cui molti luoghi, solitamente chiusi ci aprono, u n po’ per cambiare aria e permettere a tutti di viverli. Ad accompagnarci spesso giovani studenti per il progetto Apprendisti ciceroni. Ma in provincia di Vicenza cosa ci sarà da riscoprire???

  •  Camminamenti del Castello di Bassano del Grappa, in Piazza Castello Ezzelini, 36061 a Bassano del Grappa, luogo tra l’altro fruibili anche da persone con disabilità fisica. Aperta Domenica 23 marzo dalle 9.00 alle 17.30. Le visite guidate saranno a cura degli Apprendisti Ciceroni del Liceo Classico “Brocchi”; dell’Istituto Professionale Statale Agrario “A. parolini”: Istituto Statale “G.A. Remondini”; Istituto New Cambridge di Romano d’Ezzelino, con la possibilità di visita guidata anche in lingua straniera. Visite guidate dalle 9 alle 17.30. I recinti sono paralleli e concentrici intorno al colmo dell’altura ed è databile tra il 998 e il 1150. Eventi collaterali: Domenica 23 marzo alle ore 9.00 con la cerimonia di apertura ufficiale del camminamento, mentre per tutta la giornata, rappresentazione “Vita al Castello degli Ezzelini” a cura delle associazioni Pro loco e Masnada di Pedemonte.
  • Pieve di Santa Maria in Colle, Bassano del Grappa in Piazza Castello Ezzelini. 36061, bene fruibile a persone con disabilità fisica. Aperta Domenica 23 marzo dalle ore 9.00 alle 17.30. Le visite guidate saranno a cura degli Apprendisti Ciceroni del Liceo Classico “Brocchi”; dell’Istituto Professionale Statale Agrario “A. parolini”: Istituto Statale “G.A. Remondini”; Istituto New Cambridge di Romano d’Ezzelino, con la possibilità di visita guidata anche in lingua straniera. Visite guidate dalle 9 alle 17.30. Fondata intono al 998, sul colle più alto di Bassano, sui resti di una Pieve incastellata. Per la giornata FAI verranno esposti alcuni pezzi del Tesoro del Duomo.
  • Palazzo Thiene Cornaggia, Thiene, Via Corradini 1. 36016 Thiene, bene fruibile da persone con disabilità fisica. Apertura Sabato 22 marzo dalle 10 alle 18 e Domenica 23 marzo dalle 10 alle 18. Visite guidate a cura di Apprendisti Ciceroni. Il palazzo, risalente alla seconda metà del ‘400 è oggi sede della Biblioteca Civica. Eventi collaterali: Venerdì 21 alle ore 20.45 conferenza sull’architettura dipinta di Vicenza.
  • Appartamento prefettizio nel Palazzo del Governo in Palazzo Nievo, Contrà Gazzolle, 1. Bene fruibile da persone con disabilità fisica. Orario Sabato e Domenica dalle 10 alle 18 con visite guidate degli Apprendisti Ciceroni, visite guidate in lingua inglese. Edificato su disegno dello Scamozzi il palazzo è al centro della città nel suo stile neoclassico. Oggi è sede della Provincia di Vicenza. Eventi collaterali: Venerdì 22 marzo ore 20.45 conferenza sull’architettura dipinta di Vicenza.
  • Chiostro dei servi, Piazza Biade 23. Bene fruibile da persone con disabilità fisica. Orario Sabato e Domenica dalle 10 alle 18, visite guidate a cura di Apprendisti Ciceroni, visite guidate anche in lingua inglese. Edificato nel XV secolo è attiguo alla Chiesa due Servi sul lato orientale di PiazzaBiade. Eventi collateraliVenerdì 22 marzo ore 20.45 conferenza sull’architettura dipinta di Vicenza. 
  • Villa di Cricoli, Strada Marosticana 6, bene fruibile a persone con disabilità fisica. Sabato e Domenica dalle 10 alle 18. Visite guidate con Apprendisti Ciceroni. Visite guidate anche in lingua inglese. Eventi collateraliVenerdì 22 marzo ore 20.45 conferenza sull’architettura dipinta di Vicenza.

imagesMoltissime altri palazzi, ville, chiostri e chiese vi aspettano in tutta la regione basta dare un’occhiata e gordervi una bellissima giornata di Primavera!

 

Episodi di scultura veneta – Ep.1

Un vero e proprio corso che si snoderà in cinque lezioni che si concentreranno sulla scultura veneta, semisconosciuta. Saranno pertanto presi in esame cinque secoli della scultura. Per gli studenti queste lezioni, tramite apposito modulo, sono valevoli di crediti formativi.

Il primo appuntamento è per martedì 18 marzo alle ore 17, con una lezione che si incentrerà su L’altare Poiana e la scultura veneta del XV secolo. Interverrà Chiara Rigoni, per la Soprintendenza per i beni storici, artistici ed etnoantropologici di Verona, Rovigo e Vicenza.

Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili. La conferenza, della durata di un’ora e mezza circa, si terranno presso l’Aula Francescana del chiostro di San Lorenzo a Vicenza, alle ore 17.

Incontro organizzato e promosso dall’Associazione degli Amici dei Musei di Vicenza e dalla Fondazione Giuseppe Roi

scultura veneta