In the art shoes

Un modo di dire anglosassone ci invita a metterci In my shoes, mentre da noi si direbbe nei nostri panni, quando si vorrebbe vedere all’azione altre persone quando la vita ci pone davanti delle sfide. Ma in questo caso le scarpe sono un mezzo e pretesto per creare arte giovane! Dalla collaborazione tra Fondazione Bevilacqua La Masa e la famosa azienda calzaturiera Stonefly, che ha la sua sede in Veneto a Montebelluna, hanno avviato una collaborazione che inizia il suo quarto anno!

Il 2013 si è caratterizzata con una nuova modalità di collaborazione, i giovani artisti che si trovano in residenza presso la prestigiosa fondazione veneziana sono entrati in azienda a toccare con mano l’ambiente di lavoro, tanto diverso da quello che loro stanno scegliendo, interagendo in un posto che è stato investito da una visione artistica, oltre che produttiva. E proprio presso la Stonefly hanno trovato il materiale, pellami e tessuti che vivono una nuova vita. 16 giovani creativi che hanno, in questa edizione, dato la loro interpretazione.

Ad esempio come Amedeo Abello, che sale 88 scalini che conducono al suo studio, con l’utilizzo di suole mai utilizzate di scarpe Stonefly in ascesa e in discesa lasciando Passi (non) perduti;

Lorenzo Commisso propone una rivisitazione della vita aziendale, la famosa e talvolta sinistra valigetta metallica. Cosa pensate quando ne vedete una? Io spesso vedo scene raccapriccianti, dopo un’infanzia passata a vedere thriller e simili, cosa posso mai pensare!? Forse non un cadavere ma sicuramente tanta carta. Un toro va avanti nella propria carriera facendo valere le sue idee!

Il quartetto composto da Marco Gobbi, Andrea Girotto, Cristiano Menchini e Andriano Valeri, idagano il rapporto tra scultura e architettura proponendo una possibile particolare struttura per abitazioni del futuro. Una sorta di palafitta che utilizza vari materiali di scarto, naturalmente alcune direttamente dall’azienda, quindi pellame e corde, legno ma anche recuperati dall’Isola della Certosa a Venezia. In viale Milano troviamo queste struttura appiattite contro un muro e disseminate un po’ ovunque!

Rachele Maistrello propone invece le fotografie A hero’s life. Coniugando il sistema aziendale con la vita del paese. Spesso l’eroicità non è nei gesti più eclatanti ma nella vita quotidiana, per i piccoli successi  possiamo apparire anche per poche persone degli eroi del quotidiano. Tutto questo interpretato dagli abitanti della frazione San Gaetano.

Elena Mazzi introduce invece negli spazi aziendali un gioco che favorisce l’aspetto sociale all’interno del luogo di lavoro e evidenziando l’importanza del tempo libero. Un biliardo entra in azienda e anche una profana come sa bene che alla base del celebre gioco c’è la geometria e in particolare la teoria del triangolo isoscele, di colpo capisco anche che non posso giocarci in quanto non capirei niente!  Ma l’artista rilegge la geometria insita nel gioco per manipolarla e realizzare una critica e riflessione sulle dinamiche economiche e tra le cause che portano alla delocalizzazione geografica aziendale.

Corinne Mazzoli presenta invece Tutorial #1: how to get a Thing Gap. La cosa positiva dell’aver ormai passato la fase adolescenziale e crescere in un paese lontano da grandi centri è stata la possibilità di passare un’età così travagliata solo con i problemi dell’età e senza altre fissazioni inutili e mode assurde! Come ci fa vedere l’artista la mode a del momento è avere l’interno coscia perfetto, o meglio le due cosce non devono toccarsi ci deve essere spazio! Naturalmente una moda importata dall’America che è arrivata in Francia e ha passato le Alpi per arrivare nel terreno fertile dell’Italia! Tutti i siti modaioli ci aiutano a scoprire i segreti per avere un interno coscia magro e con tanto spazio, una giusta dieta, sport adeguati, balli caraibici, massaggi drenanti! Perché non provarci?! No… credo proprio di no. Oppure Corinne ci fornisce un valido strumento fornito anche di tutorial, il valido attrezzo è stato costruito da Stonefly e in particolare da Annalisa e Danilo Dalla Palma, rivisitando l’addrizza gambe disegnate nell’Ottocento da David Gottlieb Moritz Schreber.

Claudia Rossini, ci fa sbirciare nell’amore segreto. Il testo in braille facilita la segretezza della liason ed è realizzata su pelle ma anche da uno specchio in modo da essere ciechi e vedenti nello stesso tempo, sensazione che l’amore ci fa provare! L’amore al pari dell’odio!

Da Monotono una linea, praticamente invisibile è creata da frammenti dell’opera di Špela Volčič, che mette in stretta relazione la fotografia e la scultura! Ma soprattutto quanto la scultura e la sua aura possa essere messa in discussione dalla fotografia vista in chiave documentarista! Il marmo frantumato in azienda e poi racchiuso in un sacco di pelle… è stato poi riproposto sul pavimento…subdolo di Spazio Monotono, io non ci ho preso per miracolo ma molti l’hanno letteralmente lanciato, così il significato è stato reso con estrema chiarezza grazie ai calci che il materiale ha ricevuto.

All’inaugurazione presente naturalmente il curatore Marco Tagliafierro, Cristiano Seganfreddo e la mitica Maria Luisa Frisa, avendo così l’onore di stringerle la mano!

La mostra sarà aperta fino al 16 marzo con i seguenti orari: dalle 14 alle 19 tranne sabato e domenica. La mostra è realizzata in collaborazione con Stonefly e Jarachgallery

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Parole e immagini in movimenti a pelo d’acqua

In fondo al mar, in fondo, al mar tutto bagnato è molto meglio credi a me.
Generazione Sirenetta e quindi sabato sera tanta leggerezza e magia nello spettacolo fuori stagione proposto dal Teatro Astra con Naturalis Labor Naveneva che ormai seguo da quando mi sono immersa nel mare del blog!
Lo spettacolo Naveneva, proposto anche nella passata edizione di Operaestate Festival 2013 è uno spettacolo per adulti e piccini, ma soprattutto per il mondo adulto che si trova a sperimentare la leggerezza e la bellezza delle fiabe, con una compagnia che certamente sa come usare il lignaggio della danza e infonderci anche tante fonti diverse! Partendo dal testo di Gianni Rodari, il Binomio fantastico, un metodo per mettere in movimento parole e immagini e che Rodari aveva tratto dai Surrealisti francesi, accostando parole che apparentemente risultano dissonanti e lontane, ma naturalmente non possono mancare i tipici romanzi considerati i veri e propri classici della letteratura d’infanzia: Stevenson, Melville, Verne. Agitando i sogni di generazioni di bambini e di bambine, che anche grazie ai cartoni animati si sono arricchite di nuove storie e nuovi protagonisti da amare!

Un viaggio che parte dal porto e si addentra nelle immensità del mare con tutta la vita che contiene, le lotte per la sopravvivenza di molteplici creature. La scenografia, essenziale ma completa in una versatilità di utilizzi che poi è completata dalla bravura di Silvia Bertoncelli, coreografa e ideatrice dello spettacolo, con Chiara Guglielmi e Paolo Ottoboni, il quale dona anche la voce al testo che sentiamo in più di un momento dello spettacolo Na’ veniva e vedeva a levante sul viso diviso vibrante di gocce velato il vestito. Leva la leva. Vale la leva. Vela di lino. Luna di lana… incredibilmente evocativa e dolce.

La città di sabato sera è una Vicenza ricca di eventi che si è divisa tra tanta danza, che diventa sempre più come manifestazione artistica apprezzata e irrinunciabile!

I miei occhi durante lo spettacolo non riusciva a staccarsi dal palcoscenico per cercare piccoli ma grandi differenze e particolari, non perdere le variazioni di luci proposte dalla scenografie e cogliere il cambiamento dei costumi, che è un cambiamento anche umano! Dimenticarci di sognare è assolutamente sbagliato, per me almeno per il momento è meglio sognare ad occhi aperti, il mio mondo onirico è spaventoso! E allora mi rifugio nel teatro e dopo una notte che sogno polipi mi rivolgo ai ricordi e alle creature marine che Naturalis Labor ci ha fatto conoscere!

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Alziamo il sipario dal 17 al 23 febbraio

Già da questa sera il primo appuntamento teatrale. Prima tappa a Bassano del Grappa il 17 febbraio con Giuseppe Battiston ci aspetta con lo spettacolo dal titolo L’invenzione della solitudine di Paul Auster con la regia di Giorgio Gallione e con la produzione di Teatro dell’Archivolto. Un uomo si trova nella casa del padre scomparso da poco, una grande abitazione dove fino alla morte era rimasto isolato ed estraneo alla famiglia. Attraverso gli oggetti di questa casa, il figlio scopre finalmente un padre.

Biglietti dai 14 ai 25 euro, presso il Teatro Remondini di Bassano del Grappa, in prevendita presso l’Ufficio Iat di Largo Corona d’Italia. Come sempre, in base alla disponibilità degli attori, alle ore 18.30 incontro presso il Color Cafè. attiguo al teatro stesso.

Venerdì 21 febbraio si ritorna a Vicenza al Kitchen Teatro Indipendente con I segreti di Arlecchino di Enrico Bonavera. L’attore ed autore presenta il mondo della maschera in modo inconsueto. Scene ricavate direttamente dalla tradizione e alcune figure di storici attori ormai nel dimenticatoio. Da Zanni, Pantalone, Dottore, Capitano, Arlecchino. In uno spettacolo in cui troverete tutta la tradizione del passaparola.

Di e con Enrico Bonavera, maschere Amleto e Donato Sartori, Costumi Alessandro Osemont e Valeria Campo, luci Pietro Striano

Biglietto unico 10 euro, 13 euro biglietto + tessera ARCI

Per info e prenotazioni info@spaziokitchen.it 335 5625286 Via dell’Edilizia 72.

Sabato 22 febbraio ben due appuntamenti, comincio quindi con il Teatro Astra con lo spettacolo Mio figlio era come un padre per me di e con Marta Dalla Via e Diego Dalla Via, aiuto regia di Veronica Schiavone, partitura fisica di Annamaria Ferlini, scene di Diego Dalla Via e costumi di MArta Dalla Via. Lo spettacolo ha vinto il primo premop a Scenario 2013. Generazioni a confronti, scoprendo il futuro che ci aspetta. Una casa, quella di famiglia, che abbiamo sempre immaginato diventare un giorno nostra, ma anche finalmente padroni delle nostre vite.

Biglietto intero 13 euro, 11 ridotto per info e prenotazioni info@teatroastra.it

Sempre Sabato 22 febbraio alle ore 21 al Teatro Spazio Bixio, Nautilus Cantiere Teatrale presenta Il suono e il respiro, lettura scenica sulle contraddizioni artistiche e culturali di Wilhelm Furtwängler con Andriano Marcolini e gli attori di Nautilus Cantiere Teatrale. Furtwänglerè stato uno dei più grandi direttori d’orchestra, dirigendo la Gewandhaus di Leipzig, la Filamornica di Vienna e di Berlino. Dal 1924 al 1954 redige dei quaderni personali che costituiscono la base dello spettacolo della serata.

Biglietto intero 10 ridotto 8, per prenotazioni info@theama.it o al numero 0444 322525 dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18; mentre al 345 7342025 tutti i giorni dalle 10 alle 18.

Teatro

ato quasi per caso, con la volontà di presentare la Maschera e la Commedia in un modo non consueto, accostando scene tradizionali strutturate a una affabulazione a braccio, si è trasformato a poco a poco in un affresco di alcune figure storiche della Commedia all’Improvviso, attori che, ormai dimenticati, sono però stati le grandi ‘star’ di quella gloriosa epopea del teatro.

La presentazione di brani classici dei personaggi di Zanni, Pantalone, Dottore, Capitano, Arlecchino, si alterna ad aneddoti, brevi sketches, a momenti di racconto, improvvisazione, e ‘svelamento’ di alcuni ‘segreti’ dell’arte dell’attore in maschera.

“I segreti di Arlecchino” ha, e continua ad avere, una circuitazione basata essenzialmente sul ‘passaparola’, e quindi trova vita nell ‘incontro e nell ‘autentico gradimento del pubblico, con il quale l’attore ha spesso un rapporto diretto in scena.

Con il solo ausilio di un baule e di una sedia come scenografia, e delle splendide maschere di Amleto e Donato Sartori, lo spettacolo può essere allestito in qualsiasi teatro con la massima agilità.

Ecco perché ha visitato il teatro più piccolo del mondo – il teatro Salvini di Pieve di Teco – come il Teatro Biondo di Palermo o il Teatro Carcano di Milano, ed ha trovato sede ideale in teatri storici come il Teatro Bibbiena a Mantova, il Teatro dello Scamozzi a Sabbioneta, il Cortile di Palazzo Rosso a Genova, o l’antico Teatro Sacco di Savona.

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ato quasi per caso, con la volontà di presentare la Maschera e la Commedia in un modo non consueto, accostando scene tradizionali strutturate a una affabulazione a braccio, si è trasformato a poco a poco in un affresco di alcune figure storiche della Commedia all’Improvviso, attori che, ormai dimenticati, sono però stati le grandi ‘star’ di quella gloriosa epopea del teatro.

La presentazione di brani classici dei personaggi di Zanni, Pantalone, Dottore, Capitano, Arlecchino, si alterna ad aneddoti, brevi sketches, a momenti di racconto, improvvisazione, e ‘svelamento’ di alcuni ‘segreti’ dell’arte dell’attore in maschera.

“I segreti di Arlecchino” ha, e continua ad avere, una circuitazione basata essenzialmente sul ‘passaparola’, e quindi trova vita nell ‘incontro e nell ‘autentico gradimento del pubblico, con il quale l’attore ha spesso un rapporto diretto in scena.

Con il solo ausilio di un baule e di una sedia come scenografia, e delle splendide maschere di Amleto e Donato Sartori, lo spettacolo può essere allestito in qualsiasi teatro con la massima agilità.

Ecco perché ha visitato il teatro più piccolo del mondo – il teatro Salvini di Pieve di Teco – come il Teatro Biondo di Palermo o il Teatro Carcano di Milano, ed ha trovato sede ideale in teatri storici come il Teatro Bibbiena a Mantova, il Teatro dello Scamozzi a Sabbioneta, il Cortile di Palazzo Rosso a Genova, o l’antico Teatro Sacco di Savona.

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