In costante tempesta

Sabato il Teatro Astra è stato preso d’assalto, come del resto la settimana precedente, per assistere allo spettacolo MOTUS nella tempesta. Un vero fiume di gente che è arrivata con la sua coperta che servirà per lo spettacolo ma poi sarà la casa di gente che non può fare altro che vivere all’aperto, consegnate al Gruppo Condivisione di Strada della Caritas Diocesana Vicentina!

I MOTUS, per parlare delle varie tempeste che imperversano nel mondo moderno hanno trovato la voce nella compagnia riminese di ricerca che utilizza appunto tanti e vari sconvolgimenti. Del resto ognuno di noi è interessato da una tempesta, come quella che attraverso io in questo momento e come direbbe la mia amica Fabiola, quando sono io in tempesta i miei occhi riflettono questo stato e volete sapere qual’è poi il risultato? Mi diventa, si in particolare uno, rosso fuoco!

nella tempesta è caratterizzato da un testo molto complesso e ammaliante, fatto di suggestioni diverse e seguirli alle volte non è stato facile. Se da un lato la base è costituita dal testo di Shakespeare in cui si narra la vicenda di Prospero, la figlia Miranda, Calibano il servo deforme e selvaggio, Ariel lo spirito dell’aria e Power che incarna la magia e l’illusione. Tutti condotti dall’attrice Silvia Calderoni che spicca con la sua fisicità e la sua energia sulla scena. Ma quali sono i temi che si impongono? La tempesta non è solo metaforica ma è anche una condizione di meteorologica che le persone che decidono di intraprendere il viaggio della speranza, conoscono fin troppo bene, il mare non aspetta, decide di scegliere lui i tempi e chi prendere con se. La tempesta è anche sociale, se pensiamo alla situazione degli alloggi e delle difficili condizioni che oggi migliaia di famiglie devono affrontare e diventare loro malgrado abusivi. Le coperte colorate, monocrome, a scacchi, con le rose, maculate diventano gli strumenti scenici, che permettono ad esempio di simulare,  il movimento del vento che si fa violento durante la tempesta, diventare una roccia dove si aspettano gli ordini del mago, oppure possono diventare il lungo mantello di un grande re! Ma la coperta è anche la coperta di Linus, quell’oggetto che valutiamo come strumento di protezione, dalla pioggia e dal freddo, la coperta che ci fa rivivere i ricordi della nostra infanzia, la mia ha Lilli del cartone Disney. Ma può diventare anche un oggetto irritante se siamo costretti a stare sotto le coperte.

Ancora e ancora tempesta emozionale e disagio fisico, l’abitudine alla luce rende particolarmente irritante quelle lampeggianti, il grande occhio che ci acceca con l’abbagliante verità, la pila che gli attori maneggiano per puntare la sua luce cruda sul pubblico e naturalmente le tempeste personali che a volte non riusciamo a controllare e ci travolgono, proprio come un’onda. Lo spettacolo è sorprendente per farci vedere un teatro fuori dal teatro che è vita vera e dura e dove le debolezze degli attori sono visibili. Quando il teatro con tanto di ramo in mano, si aggirano per la città, cosa succede poi?

Alla fine ci portiamo dietro tutta una serie di domande, comuni riflessioni sul nostro Paese, su noi stessi e sulle scelte personali. Anche se può essere pericoloso dobbiamo a volte metterci in mare e aspettarci la tempesta, solo se saremo in grado di passarla allora forse potremmo vivere il resto della vita che abbiamo davanti.

Al termine, consuete chiacchiere con attori e registi, ma questa volta sul palcoscenico, con qualche riluttanza da parte di molto pubblico e anche mia! Che emozione solo camminarci e vedere di fronte tutte quelle sedie rosse! Ma in teatro si chiudono le luci per non rischiare di emozionarsi alla vista della gente?? Comunque in posizione comoda e defilata (proprio dietro ai registi) sentivo e partecipavo in maniera silenziosa al dibattito, cercando di chiarire in me quello che ancora, dopo due giorni mi sta facendo riflettere.

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