Prezzario per un genocidio

Serata intensa di emozioni ieri sera al Teatro Astra di Vicenza, per uno spettacolo fuori stagione Onorata Società. Il Vajont dopo il Vajont.

Il mio approccio nei confronti di questo appuntamento è stato all’insegna della completa libertà mentale, la mia età e forse anche la lontananza geografica dal quel territorio, mi ha fatto avvicinare allo spettacolo con silenzio e rispetto. Patricia Zanco allora è come se mi prendesse per mano riportandomi in quella tragica notte!

Dapprima le notizie che arrivavo a Belluno, all’attenzione di persone incredule e che minimizzano la tragedia, passando alla testimonianza di una sopravvissuta che perde i figli e poi la lista dei nomi e cognomi,  che nell’Italia del boom economico e dell’omertà fanno atterrire e arrivano adesso come un bumerang, anche se i protagonisti sono tutti morti. Alle spalle di colei che da voce alle parole dei sopravvissuti, scorrono i titoli dei giornali dell’epoca e il lavoro teatrale si trasforma in un lavoro documentario in cui si citano perizie su perizie e pareri spesso non favorevoli al mostro che incombe sui paesi di montagna di Longarone, Erto, Casso. In 7 minuti alle 22,39, quando molti già dormivano, in un’ora subdola e che impedisce una reazione attiva e che invade tutto con la sua forza distruttrice. Cosa succede allora, si riflette su un’opera di ingegneria che la gente della montagna, che la conosceva e aveva nel sangue, non ne aveva mai capito perché di quella diga sul monte Toc, già il nome dice molto. Dal 1940, data del primo progetto passano altri 13 anni, in cui da dimensioni più contenute, grazie ai sogni grandiosi di Vittorio Cini e Carlo Semenza, si passa ad un’opera molto più grande!!! La diga si costruisce, si comincia l’opera nel settembre del 1956, questi primi lavori misero in luce i problemi di carattere geologico, come la consistenza stessa della roccia, non tanto compatta di come si pensava all’inizio. I lavori sono stati ultimati nell’agosto del 1960.

Durante lo spettacolo Patricia Zanco, legge la relazione del Prof. Müller che aveva effettuato una perizia di fattibilità sconsigliando di realizzare un’opera così grande, per un progetto che da folle può diventare criminale. Mostrando così la sua capacità cabarettistica di una situazione tanto tragica da sembrare assurda. Alleggerendo l’aria dello stesso teatro che oggi non parla ferocemente d’attualità ma  di un passato pesante che non vorremmo rivedere più… ma la storia ci dimostra tutt’altro, mentre venivano spiegati le varie fasi di un processo che si dimostra sempre più una farsa e che per poco non cade in prescrizione, da Belluno viene trasferito all’Aquila, luogo abbastanza lontano da non permettere alla povera gente sopravvissuta di raggiungere il luogo del processo. Mentre citava la cittadina abruzzese la mia mente non ha potuto non pensare alla fatalità che ha colpito poco tempo fa quel luogo. Il terremoto certo non è imputabile a nessuno, ma la responsabilità per quelle case che sono crollate uccidendo in un’ora altrettanto subdola molte persone, quella si è a coloro che ancora una volta hanno costruito un luogo non sicuro!! Ed ecco che l’attrice mi toglie quasi le parole di bocca … Ma l’ironia in questa vicenda sta proprio in questo, mentre i paesi vengono totalmente distrutti, la diga rimane là! Freddo e bianco un monumento a un genocidio che in una notte ha ucciso 2.000 persone!

Dal punto di vista recitativo Patricia Zanco ha mostrano una capacità di caratterizzare i personaggi che di volta in volta “apparivano” sul palco, rievocando un’Italia che aveva già da molto superato la metà del ‘900 ma ancora imperniata totalmente di uno spirito Ottocentesco che mostrava il “meglio” di se nell’ambito accademico e scientifico. Le prove in laboratorio erano una farsa nella farsa, buttare fumo negli occhi al Governo che cercava di far luce, ma sempre a lume di candela. Non mostrare le falle e far capire che quel progetto approvato e così vantato come esempio di alta ingegneria sarebbe stata una macchina di morte. Coloro che avevano una colpa grave come Biadene e Sensidoni vengono condannati da pene ridicole e condonate, mentre il capo cantiere Pancini, per paura o per senso di colpa decide di togliersi la vita prima dell’inizio del processo, da reo per aver eseguito gli ordini, una pedina, avrebbe a mio parere pagato molto di più di coloro che era veramente responsabile. Tra i sopravvissuti che hanno accettato un indennizzo monetario in cambio del ritiro della denuncia, accettando di partecipare a un  genocidio con prezzario, perdi un fratello cifra x, perdi un padre cifra y, magari perdi il nonno o una donna probabilmente niente!

In questa battaglia una figura importante c’è Tina Merlin, giornalista ed ex partigiana, che si batte per una nuova battaglia raccogliendo testimonianze di una popolazione provata e sola, ma ancora prima della tragedia, sensibilizzando l’opinione pubblica con articoli di denuncia che le valsero una denuncia per la diffusione di notizie false e tendenziose. La beffa non ha fine dopo la mortificazione i tentativi di ricostruzione che videro affacciarsi nella vicenda anche truffatori che sfruttarono il dolore per arricchirsi, una volta scoperti, la banda pagò di più di coloro che avevano firmato la condanna a morte per moltissima gente!

Lo spettacolo finisce, la rabbia si fa sentire e l’unica cosa che resta sono i vestiti di persone, di bambini che come unica colpa è quella di essere nati lì!

Dopo una pausa alcune considerazioni con l’attrice e la regista!

Stupita e stanca, Patricia Zanco ringrazia ma chiede anche scusa per aver perso la voce e per un lavoro che a suo parere era disorganico, ma credo che nessuno ha notato ciò. Per la Zanco e tutto il resto della regia e della produzione non si tratta di un punto di arrivo ma solo di partenza, il secondo movimento di qualcosa che si è mostrato solo a Valdagno prima. Il pubblico rimasto ne rimane colpito e ringrazia per lo spettacolo che serve per non dimenticare.

Patricia ci racconta come è arrivata anche alla decisione di dedicare al Vajont uno spettacolo, è stato dopo essere stata ad Erto, in cui i pochi sopravvissuti, ormai anziani e stanchi, dopo un primo momento di mutismo e rifiuto di un passato doloroso, hanno bisogno di raccontare. A questo punto interviene anche la co-regista Daniela Mattiuzzi, che esprime anche la difficoltà nel parlare di un argomento del genere e del taglio politico e del lungo processo con aspetti celati e con nomi dell’Onorata Società che fanno di tutto in nome del profitto (non cambia niente insomma!). La parola ritorna a Patricia Zanco che parla ancora della necessità di lavorarci e di tarare la reazione del pubblico.

L’altro intervento del pubblico è quello di una signora di origine bellunese che all’epoca aveva 11 anni e all’ora della valanga era in piedi con i genitori davanti alla televisione, tra le immagini che ha più impresse ha il ricordo della tv che in seguito alla scossa si spegne e poi il Piave il fiume colmo di detriti, in particolare mobili e evidenzia che nella rievocazione della Zanco l’acqua manca come elemento, ma nell’insieme ha trovato emozione e identificazione.

Ancora Patricia ci racconta del terrore vedendo la prima stesura, composta da Francesco Nicolini, composta da nomi e cifre e la paura di non sapere dove inserire il teatro.

L’ultimo intervento è quello dell’attore Andrea Dellai, che evidenzia il notevole ma pericoloso lavoro, che probabilmente resterà fuori stagione (sig!). E come sia cambiata, per coloro che conoscono la fama di Vittorio Cini, conosciuto come mecenate e amante delle arti, vederlo invece come un avido trafficante megalomane!

Tra le opinioni raccolte, c’è chi mi ha confidato di aver visto nella Zanco il lavoro di Paolini, ad esempio nel modo di trattare la vicenda, ma credo che per l’assurdità di questo Paese non ci siano altri modi di raccontarlo. La vicenda è grave e riuscire a presentarlo con brio è necessario a diffondere un messaggio diverso, di un Paese che per il Dio denaro e la fama sta perdendo la sua magia!

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Scienza e tecnologia in libreria

Lunedì 20 gennaio alle ore 18.30, nuovo appuntamento in libreria.

Quest’oggi verrà presentato il libro Scienza e tecnologia e nuove generazioni. Intervengono gli autori Nelio Bizzo e Paulo Sergio Garcia, introduce Beatrice Pellegrini.

Ingresso libero.

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Cinema al sapore di Tzatziki

La sala Tzatziki è un tipico condimento greco a base di yogurt, aglio e cetrioli! E la Grecia e la sua cultura sono i protagonisti di una serie di incontri al cinema, Odeon! Infatti la Società Generale del Mutuo Soccorso e l’Associazione Culturale Italo Ellenica (ACIEV), per un ciclo di film dedicati ai nostri cugini di oltre Jonio! Per me più vicini dei francesi! In tutto quattro film, ogni lunedì alle ore 19,30 con ingresso libero!

Ma vediamo intanto il primo appuntamento. Lunedì 20 gennaio alle ore 19,30 il film Zorba il Greco di Micheal Cecoyannis, datato 1964. Il film basato sull’omonimo romanzo di Nikos Kazantzakis. Racconta della vicenda di Basil che eredita una miniera in disuso a Creta, durante il viaggio che lo porta alla sua eredità incontra Zorba, l’uomo conoscendo questo uomo pieno di vitalità e innamorato della vita, ne rimane affascinato scoprendo così le gioie della vita, che avranno però degli alterni esiti. Antony Quinn è Zorba e rimarrà tra le più famose prove d’attore.

I film, in lingua italiana, saranno introdotti da Enzo Pancera critico cinematografico per Il Giornale di Vicenza. 

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