A testa vascia a contari i petri

Ieri sera il debutto della nuova stagione del Teatro Astra SIAMO UMANI. E si comincia con un testo di non facile comprensione linguistica ma ricchissimo di umanità. Dissonorata – delitto d’onore in Calabria di Saverio La Ruina, testo proposto anche in occasione delle iniziative promosse dal comune in occasione della Giornata contro la violenza sulla donna.
Ad accoglierci in questo nuovo inizio Carlo Presotto ed Everardo Dal Maso in qualità di consigliere delegato alle Pari Opportunità. Dopodiché la parola va all’attore… momento di suspance, lo spettacolo inizia oppure no?! Per i minuti di attesa naturalmente il crescente brusio del pubblico in sala. Ma ecco che le luci si abbassano ed entra in scena Gianfranco De Franco con il suo sax che introduce l’ingresso della protagonista Pasqualina, depositaria di una storia semplice, triste e comune a moltissime donne.

Nei pascoli della Sila sulle pendici del Pollino, ripercorre la sua storia, fatta di doveri, di lavori faticosi di rispetto verso regole imposte e verso i genitori. A un tratto qualcosa sembra la felicità, l’amore ma ancora una volta ostacolato dal dovere, aspettare il matrimonio della sorella maggiore, e vivere quel sentimento nascosto nel cuore! Le strade del paese si conoscono dalla disposizione delle pietre sul selciato, guardare ad occhi bassi per rischiare di incrociare lo sguardo maschile ed essere considerata una svergognata! E intanto il desiderio maschile e ( a volte) animale non aspetta permessi e matrimoni e ti pigghia… la colpa ti si legge prima in viso e poi è ben evidente nel corpo che mese dopo mese si trasforma! L’imbarazzo è una questione di famigghia e la famiglia cerca di emendare quel peccato attraverso il fuoco purificatore che dovrebbe far scomparire la grave colpa. Aiuto non ne trova neanche in ospedale, la vita nuova è radicata in lei e respira per la prima volta in una stalla, la madre non è più degna di essere accolta in una casa, il 25 dicembre e Gesù anche nasce quel giorno come Saverio suo.

Una storia di donne che si arricchisce di una connotazione linguistica forte e lontana  da Vicenza, il Pollino della Calabria cosentina con il suo dialetto che nella modulazione sempre una litania. Anche se sono calabrese, anche per me è stato impegnativo, venendo da due calabrie diverse, l’una più proiettata verso Napoli ed io verso la Sicilia e il mio massiccio Aspromonte. La storia ambientata in questo paese chiuse e più arretrato rispetto alle vicine città, fatto di convenzioni in cui la donna prima del matrimonio è un essere quasi senza identità che non ha diritto di guardare il mondo in faccia.

Attraverso le parole di Saverio parla una Pasqualina matura nell’età ma fanciulla nei sogni, che ricorda l’amore per il suo bel fidanzato, il rispetto per la famiglia intatto, muovendo le sue gambette come una bambina. Da allora come è cambiata la Calabria nelle sue piccole realtà? Difficile a dirsi, io sono andata via ma ricordo sempre le parole dei mei familiari che mi consigliavano di non passeggiare da sola con le cuffie nelle orecchie per non essere considerata matta. O quando la mia dolce metà è venuto in paese per la prima volta, nel paese credevano che mi stessi per sposare! Ora la mia terra è sconosciuta e familiare al contempo, sconosciuta nel continuo ripresentarmi a persone che conosco da quando sono nata, vicino e tenero negli ordori, nei suoi  e visivamente quando nelle vie più interne del paese vedo le donne vestite di un nero che mortifica gli occhi, abbrutisce il cuore e invecchia precocemente. Di nuovo sconosciuto per la necessità delle ragazze di trovare sicurezza e appagamento solo nel matrimonio e molti genitori che prima di lasciare il paese per sempre sistemano le loro figlie per non farle rimanere sole. Questo nel mio piccolo paese del sud e al nord?!

Prima di concludere la serata, Carlo Presotto e Saverio la Ruina parlano dello spettacolo e dei motivi che stanno dietro. Il dialetto che come ricorda Carlo è la lingua delle relazioni e un bagaglio che si sta perdendo nelle nuove generazioni, l’emozione di ogni nuovo prima, e il test sugli spettatori della prima fila, la necessità dell’attore di un confronto con la madre, giudice dei suoi lavori che veglia sull’autenticità del testo. Le d0mande degli spettatori sono curiose e focalizzate sulle gambette di Pasqualina perchè tanto movimento??? Derivato dalle donne del Salento. E l’ispirazione per Pasqualina, modello derivato da zie e nonne.

Con questo spettacolo Saverio La Ruina ha vinto nel 2007 il Premio Ubu come Migliore attore italiano e Migliore Testo Italiano, nello stesso anno è finalista al Premio Eti – Gli Olimpici del Teatro come Migliore Interprete di Monologo. Nel 2008 riceve una segnalazione speciale per il Premio Ugo Betti e nel 2010 il Premio Hystrio alla drammaturgia.

20131116-123959.jpg

20131116-124010.jpg

20131116-124019.jpg

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...