Italia/Argentina/Uruguay/Italia

Mai interessata al calcio e certo non incomincerò proprio oggi, ma parlerò di un’artista che in Italia si conosce poco o per nulla e una volta tanto possiamo dire che proprio Vicenza è stata, una volta tanto, diversa e unica!

Linda Kohen, dopo alcune settimane di esposizione presso la Galleria Antiquaria di Vincenzo Lovato, passa per un breve periodo da Galla con una selezione dei suoi schizzi. Presenta la padrona di casa ormai per gli eventi artistici della Libreria, Giovanna Grossato. Saggiamente ho deciso di non prepararmi troppo sulla figura dell’artista e lasciarmi trasportare dalle parole della critica d’arte.

Così si scopre che la signora Linda, dal nome che già sa di Sud  America,  da ragazza  è Olivetti, nome famoso che sa proprio di Milano. Il padre si ribella con l’autoesilio alla situazione italiana e in particolare a causa delle reggi razziali, decide di partire con la famiglia prima in Argentina e successivamente in Uruguay, precisamente dal 1940. La giovane Linda si appassiona presto alla pittura, e dal 1949 entra nell’atelier di Joaquìm Torres Garcia, il pittore muore proprio quell’anno ma l’atelier rimane nelle mani di alcuni studenti più impegnati, chiudendo definitivamente nel 1962. Nel frattempo Linda si sposa! La sua pittura, in particolari oli, raffigurano nature morte, nudi ecc.. mentre nel 1974 il suo stile si personalizza e raffigura situazione domestiche e le sue magiche visioni sono caratterizzate da uno stile essenziale. Solo nel 2011 sarà protagonista di una mostra qui in Italia. Dopo un inizio meno deludente del solito, ecco che la lezione di storia dell’arte comincia, così scopriamo tutto quello che non sapevano e sapevamo sulla prospettiva!!!! Cominciando da Panofsky!

Insomma stringi stringi le sue prospettiva distorte e le sue visioni a volo d’uccello, si svincolano dalla realtà attraverso l’attitudine alla narrazione, che evidenzia la riflessione sull’essere. La sua produzione attinge anche alla biografia, visibile in ogni autore, vedendo i tempi di assenza e gli oggetti d’uso come residuo del vissuto lavorando per riduzione ma carichi di significato. Ma anche il teatro ha il suo peso. Per lo schizzo intitolato  La table verte, si ispira all’opera di Kurt Jooss, ballerino e coreografo tedesco, spettacolo rappresentata a Parigi nell’estate del 1932, opera ispirata alla danza macabra e premonitrice del nazismo, all’interno di questo piccolo schizzo tanti significati.

La parola passa all’artista, bella e anziana donna che con molta semplicità ci parla brevemente, dell’amore che prova per la città e la speranza di poter tornare ancora una volta! Aggiunge al lungo discorso della curatrice solo che lei ama disegnare da sempre, forse sarebbero bastate queste parole per scoprire lei, Linda Kohen.

I suoi Hombres  si stagliano sulla carta bianca che catturano tutta la bellezza dell’improvvisazione, ogni piegolina, ogni crepa che la carta ha, sa di vissuto e di amato! L’elementarità di Linda,  voluta si arricchisce della forza del segno. Il bozzetto delle mani è semplicemente fantastico, quattro mani in quattro pose, sentimenti che si intrecciano.  Così salutando  Linda Kohen, lei ricambia il suo saluto grazie al riflesso del suo volto in un paio di lenti, che trattengono la natura effimera delle bolle!

Ancora qualche giorno per vedere la mostra, poi dovete andare a New York

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