L’arasso sotto al brasso…

Il viaggio all’interno della tessilità e della manualità del mondo femminile inizia con la poesia che il filosofo tessitore Luciano Ghersi ha voluto lasciare sul quaderno delle firme di Palazzo Leoni Montanari, durante l’inaugurazione della collettiva dislocata Arazzi nei Palazzi.

Marco Caco va a palasso

col so arasso sotto al brasso

par no dir le so razon

Marco Caco va in prezon

Questa finezza dialettale certo non poteva appartenermi, ma sembra giusto citare l’unico maschietto nel mondo femminile della tessitura!

La rassegna inaugurata il 5 ottobre è un viaggio incredibile nel mondo del filo, non strettamente legato alla lana, o alla seta, ma questo può diventare di carta o di metallo.

Il 5 ottobre io e tutte noi PLM girls siamo pronte in alta uniforme, l’inaugurazione ha inizio e la domanda tipica di ogni nuova mostra  è: ci sarà curiosità? che risposta avremo? Ma prima di inutili bilanci passiamo al momento inaugurale, che prevede la presenza delle autorità, Elena Milan come portavoce di Andrea M. Massari per la sede museale di Palazzo Leoni Montanari, sede scelta per inaugurare l’intera rassegna, Corrado Facco, il quale nonostante il periodo estremamente delicato della Fiera di Vicenza parla a nome di questa, l’architetto Lea Di Muzio, ideatrice e curatrice della rassegna e dell’intera Abilmente. Naturalmente presenti quasi tutti gli artisti, mancava Teodolinda Caorlin e quasi quasi ci si stava dimenticando dell’unico uomo tessitore presente in mostra. Il tutto con conclusione del gruppo di danza che sia all’interno della zona della mostra che nella zona bookshop, intrattengono gli invitati con le loro danza. Non si può nascondere però che dopo lunghi discorsi e già a mezzogiorno passato, lo stomaco langue ed ecco che la cosa che risulta sicuramente apprezzata è il buffet, e a noi neanche una briciola!!!

Ed ecco un momento di danza, subito dopo la fine della presentazione
Ed ecco un momento di danza, subito dopo la fine della presentazione

Può avere inizio il mio, e un pochino anche il vostro, viaggio all’interno delle mostre che vedono interessato tutto il centro storico e i palazzi più rappresentativi, in un lungo filo che muniti di piantina potete seguire anche con ordine. Non vi illudete io sono stata più disordinata!

Non potevo non cominciare da Palazzo Leoni Montanari, luogo che vivo più di casa mia, con lo straordinario vantaggio di poter avere un’anteprima sugli allestimenti e così aver gustato un giorno prima dell’inizio l’esposizione delle due artiste: Renata Bonfanti e Sandra Marconato. Due artiste che nelle iniziali scelte comuni, hanno continuato in due direzioni opposte.

Renata Bonfanti, attratta dal mondo dell’architettura assorbita dall’esempio paterno, appunto architetto, ha ormai alle spalle almeno 60 anni di lavoro e quando decide di studiare l’arte, decide di andare molto lontano, e agli inizi degli anni ’50 si trasferisce ad Oslo presso la Kvinnelige Industriskole  della città svedese, un’istituto inaugurato nel 1875 e costruito dall’architetto Henry Thrap – Meyer, una scuola industriale femminile. Ma Renata Bonfanti torna nella natia Bassano e continua a ispirarsi delle architettura, delle tessiture e della complessità delle sfumature, da un video che trovate su youtube, potete sentire dalla sua stessa voce il bisogno di dare agli arazzi un movimento, dando la possibilità di creare uno spazio mobile. A differenza di molte altre artiste tessili, Renata Bonfanti non si è ispirata alla pittura ma sempre e solo all’architettura ma anche alla cultura letteraria. Il suo lavoro è stato richiesto anche da registi come Ermanno Olmi in particolare per il film Lunga vita alla signora del 1987, la bella tovaglia è proprio una creazione della Bonfanti. Le opere in mostra a Palazzo Leoni Montanari, sono quasi tutte di proprietà dell’Istituto bancario e si caratterizzano per l’uso dei toni scuri che si rifanno alle tematiche nordiche e attinenti alla Bauhaus, che naturalmente hanno contagiato la produzione artistica del nord Europa. Ma se l’espressionismo dei tessuti è nordico sono caldi i rimandi che l’artista fa, nel suo immaginario sono si presenti le architetture di Manhattan con i suoi grattacieli che fendono il cielo come lame, ma le onde e il colore veneziano è espresso in Isola veneziana,  qui le architetture ci sono ma più morbide, il nord Europa e la campagna nei pressi di Oslo, la gelida e desertica  Tundra (dal lappone pianura senza alberi), alla quale regala i suoi toni più terrei e glaciali, ma pervaso dal suo calore, espresso dalle linee rosa e giallo. Algeria 16 e Algeria 25 fanno viaggiare la nostra mente verso lo sterminato deserto, con i suoi toni sabbia e le sue conformazioni rocciose, erose dal vento, ma le date di realizzazione mi hanno fatto pensare anche a un riferimento alla situazione del popolo algerino, e così navigando su internet scopro che nel 1991 (anno di realizzazione di Algeria 16) il Paese è stato scosso da una guerra civile che ha imperversato fino ai primi anni del nuovo millennio. Mentre per Algeria 25, che porta la data 1996, non posso che pensare all’assassinio dei monaci di Tibhirine. Forse solo coincidenze. Ma non pensiamo alla Bonfanti come un’artista che ha infuso con i fili, tra trama e ordito solo tristezza ma ha reso anche l’idea del mondo della frivolezza femminile, come qualcosa che ci aiuta a vivere un po’ meglio, ed ecco Eccentrica, una donna alta e coloratissima oppure Mano di signora, dalle  cui unghie rosse dipartono i fili per tessere e mi ritornano alla mente le immagini di Renata Bonfanti che al suo tavolo sceglie con attenzione i colori da giustapporre, le sue mani che accarezzano i fili quasi per farsi trasmettere il disegno che ha già ben in mente nella sua testa.

Manhattan, 1986  Lana, lino e meraklon, tessitura a mano
Manhattan, 1986
Lana, lino e meraklon, tessitura a mano
Isola veneziana, 1985 Lana e lino, tessitura a mano
Isola veneziana, 1985
Lana e lino, tessitura a mano
Isola veneziana (part.)
Isola veneziana (part.)
Algeria 16, 1991 Lana e lino; tessitura a mano
Algeria 16, 1991
Lana e lino; tessitura a mano
Mano di signora, 1982 Lana, cotone, juta, tessitura a mano
Mano di signora, 1982
Lana, cotone, juta, tessitura a mano
Tundra, 1992 Lana, lino e meraklon, tessitura a mano
Tundra, 1992
Lana, lino e meraklon, tessitura a mano

A condividere lo spazio Sandra Marconato, padovana, prima di intraprendere il viaggio che la porterà ad Oslo, inizia a Venezia, qui tra i suoi insegnanti Anna Akerdahl Balsamo Stella, tessitrice originaria di Stoccolma, la quale arriva in Italia con il marito Guido Balsamo Stella. L’insegnante svedese sarà una figura comune per le tessitrici che incontreremo nel nostro percorso. Sandra Marconato, si specializza in tessitura ad Oslo, dove apprenderà in particolare la lezione  di Else Halling, una donna che ha avuto un ruolo importante nel processo di rinnovamento dell’arte in Norvegia dal 1900 in poi, per oltre 20 anni ha insegnato nella scuola Kvinnelige Industriskole, specializzandosi nell’arazzo norvegese e formando le nuove generazioni di tessitori. A differenza della Bonfanti la quale non ha mai tradito la fibra di lana, Sandra Marconato ha esplorato il mondo del filo in generale, passando poi alla carta. Le opere esposte a Palazzo partono dalla seconda metà degli anni ’70 e sono improntate anche alla ricerca di effetti attraverso il trattemento del filo, la tessitura, le geometrie si arricchiscono di tagli, di curvature, anse. A prima vista mi hanno dato la forte impressione degli stendardi medievali, con i colori delle contrada, ma già in Ritmo intersecante la forma e il tessuto subiscono un movimento curvo. Il mio preferito è senz’altro Mare, del mare abbiamo la spuma con le ultime onde che si scontrano con la battigia. Nella seconda sala si ha il passaggio, ancora tessuto con Materiale impacchettato, un arazzo con applicate tante bustine e al cui interno materiali di risulta delle sue opere passate, un consegnare alla memoria un passaggio che avviene con le opere degli anni ’80, quando con Cancello, una delicata e sinuosa decorazione, il filo di lana o di cotone è sostituito dalla carta giapponese e il filo propriamente detto viene usato per gli assemblaggi, la carta e la garza si uniscono a creare superfici modulate e la carta è il mezzo necessario per il Diario, risme e risme di carta legate indissolubilmente per mezzo dello spago. Con la carta, la garza e la tempera la Marconato rende visibile un’Endiadi, non  parola ma figura retorica che ha origine dal greco e significa una parola in due, che consiste nell’utilizzo di due o più parole per esprimere un unico concetto, qualcosa che facciamo comunemente senza accorgersene!

Ritmo intersecante, 1978 Lana, canapa, elaborazione al telaio
Ritmo intersecante, 1978
Lana, canapa, elaborazione al telaio
Ritmo intersecante (part.)
Ritmo intersecante (part.)
Mare, 1978 Lana, canapa, cotone, elaborazione al telaio
Mare, 1978
Lana, canapa, cotone, elaborazione al telaio
Mare (part.)
Mare (part.)
Materiale impacchettato, 1979 Materiali vari, nylon, elaborazione al telaio e tecnica mista
Materiale impacchettato, 1979
Materiali vari, nylon, elaborazione al telaio e tecnica mista
Materiale impacchettato (part.)
Materiale impacchettato (part.)
Endiadi, 1993 Carta, garza e tempera, tecnica libera
Endiadi, 1993
Carta, garza e tempera, tecnica libera
Endiadi (part.)
Endiadi (part.)
Endiadi (part.)
Endiadi (part.)

Incredibile! Ma il nostro viaggio è ancora lungo quindi andiamo non perdiamo tempo. Il mio secondo giorno nel mondo della tessitura è domenica, dopo un po’ di evasione da Vicenza, la mia tappa è il Complesso Monumentale di San Silvestro, qui è ospitata l’arte di Marisa Bandiera Cerantola, artista bassanese! Non poteva avere uno spazio diverso a disposizione, le sue grandi opere hanno bisogno di un luogo arioso, un lavoro complesso che utilizza non solo il linguaggio della giustapposizione cromatica ma soprattutto la logica matematica, di cui io sono assolutamente sprovvista, inizia la sua ricerca matematica negli anni ’70, ma non utilizzando il pc, come si potrebbe pensare ma sono tutti calcoli suoi. Per mia fortuna non solo ho trovato in mostra un’amica, che ha voluto farmi dono di un catalogo, lascito dalla stessa artista, destinata a curiosi della tecnica usata e soprattutto per scoprire da dove derivano i suoi calcoli, dal titolo Marisa Bandiera Cerantola Le opere e i giorni, in questo testo l’artista che ha ordito e tramato, ci racconta e ci guida nelle molteplici componenti dell’opera : analisi, ricerca scientifica, sensibilità, linguaggio, tecnica la vita e la persona. In Minuetto l’artista usa la stoffa foderata all’interno da alluminio, molto utilizzata nella realizzazione per alberghi di lusso,mentre nelle cornici, usa le spazzole per la lucidatura dei metalli, che sembrano quasi di sangallo o le gorgiere tolte a qualche personaggio del ‘600. Impressionanti quelle di grandi dimensione e di colori vivaci, come Rosso Kyoto – Ricerca sulle strutture visuali nascoste. Questi tessuti apparentemente sbrindellati sono intrecciati con un attento studio delle proporzioni e anche del colore che risulta sfumato, così è per Settimo Cielo che è posto proprio sopra l’altare e attraverso la serie L’ordito trama se stesso, che occupa tutta la navata. Nella saletta attigua alla chiesa anche i bozzetti.

Minuetto, 1991  Tecnica mista
Minuetto, 1991
Tecnica mista
Cornici, 1993 Tecnica mista
Cornici, 1993
Tecnica mista
Roso Kyoto, ricerca sulle strutture visuali nascoste (legge B, campo 30, + e - in aumento costante), 1986 Tessuto in fibre naturali tagliato e dipinto
Roso Kyoto, ricerca sulle strutture visuali nascoste (legge B, campo 30, + e – in aumento costante), 1986
Tessuto in fibre naturali tagliato e dipinto
L'ordito trama se stesso (part.)
L’ordito trama se stesso (part.)
l'ordito trama se stesso, 1983 tela di cotone dipinta, tagliata a strisce in tutta la lunghezza e tessuta con se stessa
l’ordito trama se stesso, 1983
tela di cotone dipinta, tagliata a strisce in tutta la lunghezza e tessuta con se stessa
Variazioni sul tema "L'ordito trama se stesso" - gemelli n.1, 1984 - 85  Plexiglass
Variazioni sul tema “L’ordito trama se stesso” – gemelli n.1, 1984 – 85
Plexiglass

E tre, anche il terzo giorno, ma solo per esigenze organizzative mie! Martedì un pomeriggio dedicato all’arazzo. Pensavo di cominciare dal Museo Diocesano ma all’una è chiuso per pausa… me ne dimentico sempre, allora vado a Palazzo Bonin Longare dove mi aspetta Teodolinda Caorlin, un nome da regina che inevitabilmente mi fa pensare a tessuti sontuosi! Il materiale forse è più povero ma i colori sono straordinariamente ricchi, da riempire gli occhi. Artista veneziana che nella città lagunare apprende l’arte tessile, arricchendola con altri svariati interessi. Le donne di Teodolinda, tradotte in tessuto filato, rappresentano gli otto peccati capitali, e nella storia dell’arte questi sono stati raffigurati in molteplici modi, ma quello che mi viene subito in mente e cerco di creare un parallelismo è Cesare Ripa, l’iconologo che attraverso il suo libro aiutava i pittori nella rappresentazione di molteplici concetti. Nella prima saletta, avvolta da buio,  troviamo l’Accidia, secondo il Ripa  la figura andrebbe così raffigurata

donna vecchia, brutta, mal vestita, che stia a sedere e che terghi la guancia appoggiata sopra alla sinistra mano, dalla quale penda  un cartella con un motto […], il gomito di detta mano sia posata sopra il ginocchio, tendendo il capo chino […]

Direi che la rappresentazione che ha realizzato la Caorlin è abbastanza fedele alla descrizione di Ripa. Nella stessa sala, l’Avarizia  che dal Ripa è così descritta

donna vecchia e pallida e magra che nell’aspetto mostri affanno e malinconia

in questo caso manca il lupo, e l’artista fa avanzare la sua triste figura con cupidigia verso lo spettatore di fronte, pronta ad afferrare la borsa. All’ingresso troviamo invece la paura, altra figura che prende le distanze da modelli precedenti, la rappresenta nell’atto di proteggersi dagli sguardi o da qualsiasi altra minaccia. Nella sala attigua avvolte dal buio e forti del loro cromatismo le altre donne emergono: la Lussuria in una posa languida e quasi di sfida, in un rosso sfacciato si atteggia a sensuale preda. La Gola, che in un gesto provocatorio mangia con gusto, Di fianco la Superbia che si pone nel tipico gesto altero e di superiorità, mento alto e proteso si pone di fronte al nostro cammino per sfidarci. L’Ira ancora rossa e urlante, anche per Ripa ha questo colore, in un grido disperato, muto ma udibile. Ultima l‘Invidia, la quale a differenza dell’iconografia consueta è giovane anzi giovanissima, ma mantiene il colore livido dell’incarnato, il colore verde della ruggine. Oltre i peccati terribili ma affascinanti, anche una  piccola opera, anch’essa naturalmente realizzata a telaio, intitolata Occhi, sembra un ritratto vintage di Twiggy. Ci troviamo di fronte non solo ad un’artista abile ma che riesce a rendere la tessitura teatrale e glamour.

Accidia, 2011 Cotone, tela Gobelin
Accidia, 2011
Cotone, tela Gobelin
Avariazia, 2010 Cotone, tela Gobelin
Avariazia, 2010
Cotone, tela Gobelin
Paura Cotone, tela Gobelin
Paura
Cotone, tela Gobelin
Lussuria, Cotone, tela Gobelin
Lussuria,
Cotone, tela Gobelin
Superbia, 2010 Cotone, Tela Gobelin
Superbia, 2010
Cotone, Tela Gobelin

La mia visita continua a Palazzo Cordellina, con l’artista Luciana Costa Gianello, vicentina che si avvicina all’arte dell’arazzo dal 1978, influenzata da Renata Bonfanti. La sua ricerca si arricchisce attraverso la sperimentazione di altre tecniche e nuovi materiali, spingendosi nelle proprietà tridimensionali del filo. Ma cosa possiamo vedere in mostra? L’opera che ha realizzato per Vicenza la città in cui vive e lavora, con opere dove la rarefazione e le atmosfere e i richiami orientali si accompagnano alla musica di Erik Satie, in una visita con sottofondo musicale, la famosissima Gymnipédies n. 1. In occasione di Arazzi nei palazzi, la Gianello realizza Guanciali Teneri, subito voglia di lanciarsi sui cuscini, e testare la qualità dell’imbottitura, ma resisto a questi impulsi e la scruto, vedendo in forma di rimandi e di disegni la pianta della città! Non un unico cuscino, ma tanti da scorporare e da sprimacciare. La topografia di Vicenza è desunta dalla mappa del topografo Georg Braun e dell’incisore Frans Hegenberg presente in mostra, e con essa vuole stabilire un viaggio nel quotidiano dei vicentini e non che vivono la città, i luoghi monumentali diventano un nuovo posto per le esperienze e i ricordi. Tra le molteplici suggestioni anche la mappa dei sentimenti, ispirata alla Carte du Tendre inserita all’interno del romanzo scritto dalla scrittrice Madeleine de Scudery Clélie, historie romaine. Di fianco ai candidi e morbidi guanciali, una serie di fogli con riprodotto la mappa morbida, da completare con i ricordi che associamo a Vicenza. Nella stessa sala anche le Impronte… frammenti di un cammino, che sono tra l’abbozzo e la penitenza, scarpe dure e spinose. In una delle stanze adiacenti Passion, una sorta di kimono/stendardo che si apre in un abbraccio, passionale dal colore, mentre nella sala più grande Il passo dei pensieri, del 2013, un’istallazione con cartone riciclato, che simula i passi, i nostri passi, anche mentali! Rappresentano i nostri pensieri, desideri, sogni e tutte le altre componenti emotive della nostra vita. Mentre nell’ambiente più raccolto dell’intero spazio messo a disposizione per l’artista. Skénos – l’abitazione dell’anima, il termine deriva dal greco che significa appunto abitazione, ma trattiene in se la componente più intima, l’abitazione dell’anima. Come si apprende dal sito personale della stessa Costa Gianello, questo luogo realizzato con feltro ignifugo,  legno e una buona dose di tecnica personale, è la tipica abitazione delle popolazioni mongole ma anche turca. Mentre la forma circolare richiama da un lato il concetto di perfezione e dall’altro quello di universalità e ancora troviamo una spiegazione per i simboli disseminati sulla superficie del feltro: sulla sommità della cupola troviamo i simboli della volta celeste, sulla fascia inferiore i simboli delle Genesi, mentre sulle fasce laterali i simboli della vita.

Guanciali teneri (part.), 2013, Istallazione, cotone, tecnica personale
Guanciali teneri (part.), 2013,
Istallazione, cotone, tecnica personale
Guanciali teneri (part.), 2013 Istallazione, cotone, tecnica personale
Guanciali teneri (part.), 2013
Istallazione, cotone, tecnica personale
Passion, 2007  Carta giapponese, poliuretano, tecnica personale
Passion, 2007
Carta giapponese, poliuretano, tecnica personale
Il passo dei pensieri, 2013 Istallazione, cartone riciclato, tecnica personale
Il passo dei pensieri, 2013
Istallazione, cartone riciclato, tecnica personale
Il passo dei pensieri (part)
Il passo dei pensieri (part)
Skénos - L'abitazione dell'anima, 1992 Feltro ignifugo, legno, tecnica personale.
Skénos – L’abitazione dell’anima, 1992
Feltro ignifugo, legno, tecnica personale.

Altro giro e altra corsa, non mi abbandonate mi raccomando! Adesso conosciamo Luciano Ghersi, filosofo tessitore, nonché unico maschietto in questa rassegna femminile, i suoi lavori si possono vedere in prevalenza a Palazzo Barbaran da Porto, ma anche nella Loggia del Capitaniato potete vedere qualcosa di suo, ma che francamente messa lì così non dice poi molto! Una mia amica mi ha messo la pulce nell’orecchio e avendo riconosciuta una forma tipica delle tende indiane, ho voluto indagare e così ecco la TIPI, la tipica appunto tenda ma fatta con pelli e corteccia di betulle, la parola è formata da due radici Thi che significa abitare e da pi, essi abitano = abitazione. Il tessuto utilizzato da Ghersi si svolge con un ritmo avvolgente e sempre un’immensa sciarpa, effettivamente se dovessi giudicare la sua produzione da questa, non ne rimarrei particolarmente sconvolta o impressionata, allora via al Palladio Museum a scoprire di più del suo mondo! Appena entrata nelle sale dedicate alla sua produzione, il colore prende il sopravvento, e segni tribali, si affiancano a segni molto più moderni come la bicicletta! I suoi arazzi si giocano sul riuso, in Bikerouite il tessuto jeans e le stoffe hanno un’origina ben precisa addirittura griffata Cavalli e Bonotto. In quello posto a fianco, 5 settimane 1/2, un girotondo di forme e colori ci trasportano dentro, in una danza di forme antropomorfe e dell’amore che esplode. Particolare ma anche provocatorio l’istallazione che oltre al teppeto in puro stile Ghersi, vede l’uso di una sedia, direi scomoda, perché la seduta è realizzata in fil di ferro, quindi o nessuno ci si siede sopra oppure chi decide di sedersi ci rimane… forse è il modello proposto a molti nostri politici. Merita un’esposizione un esempio di telaio tribale didattico, realizzato su disegno di Luciano Ghersi dal falegname Silvestrelli per la Facoltà del Tessere. Incredibile sala dei Tappeti volanti, mossi dal ventilatore e accompagnati dalla musica, mentre le antiche cornici della sala ospitano i Micro arazzi realizzati anche grazie alla plastica recuperata dalle bibite. Ma tra i più belli sicuramente ButterFlying e Telaio nel Telaio.

Bikeruite (2011) e 5 settimane e 1/2 (2012)
Bikeruite (2011) e 5 settimane e 1/2 (2012)
Tappeto compresso e IV poltrona del Buon Governo, 2013
Tappeto compresso e IV poltrona del Buon Governo, 2013
Estate assetata, 2011, micro arazzi
Estate assetata, 2011,
micro arazzi
Tappeti volanti, 2013, nella parete di fondo Telaio nel Telaio (2012)
Tappeti volanti, 2013, nella parete di fondo Telaio nel Telaio (2012)
ButterFlying, 2012
ButterFlying, 2012

Condivide la stessa location un’artista con tutt’altra formazione Attiliana Argentieri Zanetti, viareggina ma veneta di adozione,  allieva di Anna Akerdhal e quindi compagna di studi di molte delle artiste presenti nei palazzi vicentini. Attiliana, sposa Gianfranco Zanetti, scenografo e sperimentatore, questo due creativo si fonde e spinge la Argentieri a provare la terza dimensione, le sue produzioni sono caratterizzata da un filo di rafia o altre fibre vegetali, che naturalmente non possiedono una grande varietà cromatica, la sua produzione sfida il filo, lo attociglia, lo sfrangia, diventa circolare e dalle forme vicine al sacco, ma il lavoro con il marito la porta a cimentarsi con vere e proprie scenografie che parlano spesso di popoli lontani, desertici, ma anche alle straordinari scenari naturali e architettonici che l’Italia ci dona, Matera, Venezia, tra l’altro scelta come immagine guida dell’intera rassegna. Le opere di Attiliana Argentieri Zanetti, sono da tenere in mano, su un tavolo o una mensola, quanto da indossare. Oppure ancora da appendere per creare all’interno delle nostre case la sensazione di una tenda nel deserto.

Sala dedicata ad Attiliana Argentieri Zanetti
Sala dedicata ad Attiliana Argentieri Zanetti
Sacco senza chiusura, 1980 Scultura tessile, polimaterica
Sacco senza chiusura, 1980
Scultura tessile, polimaterica
con Gianfranco Zanetti, Ritorno dall'attesa, 2000, Istallazione, plastica, legno, fibre naturali,
con Gianfranco Zanetti, Ritorno dall’attesa, 2000,
Istallazione, plastica, legno, fibre naturali,
Sacco senza chiusura, 1983,  tubolare polimaterico
Sacco senza chiusura, 1983,
tubolare polimaterico

Io viaggio è quasi alla fine, bisogna appuntare l’ultimo bottone! L’ultima tappa è il Museo Diocesano, il museo di Piazza Duomo ospita l’esposizione di Wanda Zamichieli Casaril, veneziana l’artista si forma prima presso l’Istituto d’arte dei Carmini e successivamente si specializza in Tessitura. Il suo è un mondo fatto di mappe di mondi immaginari, di distese, di tessuti impalpabili e di aria, leggere e colorate. I suoi teli, hanno bisogno di aria! E in questa esposizione, accanto alle opere realizzate troviamo anche i bozzetti, tra quelli che mi hanno maggiormente impressionato è stato il colore e la leggerezza di Jabot, non mi ero mai preoccupata di scoprire il nome del collare che  indossano i giudici, una sorta di cravattino piene di reminiscenze ottocentesche, resiste nella Corte tedesca, la forma che tradizionalmente è piena di gale è semplificata fino diventare una stella o una foglia che flutta sulla sottilissima trama. In Mappa di un viaggio immaginario, questa vela di forma sinuosa, del color dell’oro, è percorsa da legami e da vie che formano una sottilissima quanto fittissima trama. I giardini sono un’altra figurazione che la tessitrice utilizza e rielabora nel suo immaginario di fili color del ruggine, creando una geografie e architettura interna. La grande vela Animals, ci porta nel mare profondo e oscuro, pesci, bisce e tutta la vegetazione di una mare fantastico. Attinge invece dalla grande tradizione della tappezzeria d’oltralpe, l’arazzo Il dono del cuore, in cui la tradizione di dame e cavalieri, all’interno del suo hortus conclusus, non sappiamo se la bella dama, ha coronato il suo sogno d’amore, del suo cavaliere rimangono solo i piedi! Anche le dame medievali si sono emancipate???

Jabot, 1994 tecnica personale
Jabot, 1994
tecnica personale
Jabot (part.)
Jabot (part.)
Giardino rugginoso, 1997 tecnica personale
Giardino rugginoso, 1997
tecnica personale
Giardino rugginoso (part.)
Giardino rugginoso (part.)
Il dono del cuore, 1987 Tessitura Gobelin
Il dono del cuore, 1987
Tessitura Gobelin
Il dono del cuore (part.)
Il dono del cuore (part.)

All’interno della stessa sala è allestito il laboratorio permanente con corsi dal martedì alla domenica

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Il mio viaggio è concluso, ma il vostro è solo all’inizio, le mostre nell’arte tessile a Vicenza continua per la maggior parte fino al 27 ottobre, per Palazzo Montanari fino all’8 dicembre. Un’arte che parla prevalentemente donna! Quando ho saputo della mostra, la mia mente è andata subito a Sonia Delaunay, moglie del famoso artista, la quale, come gran parte delle donne delle avanguardie riscoperte solo in tempi recenti. L’artista ha applicata la sua visione di arte ai vestiti e anche all’abbigliamento dicendo che…

I ritmi si facevano desiderare di far danzare anche i colori, di allietare anche l’arte del vestire così triste e monotona

Ma per citare anche Achille Bonito Oliva, che nel catalogo dedicato all’artista durante la mostra del 2002, afferma

l’arte non è maschile o femminile, in quanto il suo prodotto appartiene a quella zona di androgina indeterminazione giocata sull’elaborazione del linguaggio e della forma…

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