C’era una volta una fabbrica nella valle dell’orco

Primo appuntamento per la nuova edizione di Ghisa Art Fusion, che ci porta per questa prima tappa nel territorio scledense e nelle ex aree industriali, questa volta presso la Fabbrica Saccardo! Un posto da un fascino incredibile, che risponde pienamente al mio gusto un po’ gotico, favorita dalla prima giornata totalmente autunnale, stagione che ci regala colori caldi e avvolgenti., ma anche secchiate d’acqua!

Tralasciando il fatto che una volta parcheggiato non riuscivo (ma non solo io e la mia dolce metà) a trovare l’ingresso, una volta entrati è tutto stupefacente! Il recupero è fatto a regola d’arte, ma con la capacità di non musealizzare un posto ricco di storia e ancora piena di macchinari che una volta venivano utilizzati quotidianamente, ma rendendolo un posto vivo e creativo, piene di energie che si rinnovano in un costante scambio di idee e progetti, con posti condivisi e la possibilità di creare il proprio angolo (per modo di dire) e pensare!

Davanti si apre la  grande sala centrale con il soffitto in legno, sostenuto da archi in ghisa, e sull’estremità il suono femminile del Daffodils Duo che rendono omaggio, alle donne della scena musicale ottocentesca,  si diffonde nella sala, la quale è  avvolta dalle note del violoncello, ma purtroppo per problemi audio non si è potuta apprezzare al meglio. Sapendo da fonti certe che la performance sarebbe cominciata alle 19.45, c’è stato tutto il tempo di conoscere meglio il posto, sbirciando qua e là! Alla scoperta delle terrazze affacciate sul Tretto e sulla Valle dell’Orco e che via via portano fino al Summano. Il nome evocativo di questo posto me lo dice Giacomo Guzzonato, figlio del famoso artista che proprio più in su, ha il suo rifugio, la sua casa a contatto con la natura e l’acqua, la carta…  vorrei saperne di più, Giacomo se sei in lettura aiutami a scoprire di più!!!! Poi ritorno dentro, per salutare tutte le padrone di casa che hanno avuto un successo strepitoso! Tanta gente!

All’interno del grandioso complesso si va a curiosare tra Atelier, con laboratori permanenti, Berlinda Guerriero, Fabio Guerra, Guerrono Ferrari, Barbara Gonzato e Piero Martinello! Solo per citare alcuni nomi!

Ma c’è anche un’altra artista protagonista della serata in corso, Giulia Pesarin, un’artista che espone in una serata per le donne e foto di donne, le quali si sentono imprigionate nel loro corpo, magari dagli abiti che indossano, magari dal mondo che li circonda! Come non capirle! Le foto mosse, rendono ancora più sfuggenti le movenze della protagonista, la quale nasconde il proprio viso e si ribella o almeno prova, attraverso la nudità, l’indossare un tutù, simbolo di eleganza eteree e perfetta. Nell’immaginario comune la ballerina riesce a rendere indolore e facile anche un momento doloroso come quello dell’indossare le scarpette e stare sulle punte, la protagonista delle foto indossa invece delle bellissime scarpe rosso fuoco, che nel colore esprime la voglia di dire… cosa non lo so, personalmente quando ho comprato le mie, le richelieu rosse stringate…un tripudio di spudoratezza, che naturalmente sono talmente importabili da essere oggetto dei miei sospiri, tanto so che rimarranno lì, quando li vorrò indossare so dove trovarle e sperando in una morbida caduta, sarà il segnale che qualcosa è cambiato. Per il momento mi tengo il blog e annoio voi!

Amici, persone e tanto fermento mi portano comunque a riflettere in che direzione stiamo, sto andando, ma per incrementare i miei pensieri e riflessioni mi affido al collettivo Jennifer rosa, loro sanno cosa dire. Dopo la presentazione a cura di Elena Piazza + 2, interrotta da problemi tecnici, puntualissima arriva il momento del collettivo che presentano al numeroso pubblico L’ora, se non sbaglio è la prima volta che la presentano, in un’ora si consuma una vita. La caratteristica del collettivo, e se li seguite lo sapete, è il fatto di essere guidati nell’azione, talvolta tale azione è solo vista dal pubblico, perchè suggerita al performer tramite cuffie. In quest’ora i performer sono chiamati dalla casualità, a compiere dei precisi movimenti, che spesso li costringono a interagire, in modo “violento” o in modo “morboso” nei confronti degli altri, ma i  miei occhi hanno visto soprattutto una sfida con se stessi, in un rapporto conflittuale tra casualità dei gesti e condizionamento degli stessi! Metafora per eccellenza della vita, come compiere una determinata azione, per il momento, è un gesto autonomo ma la serie di cose da fare è dettato da molteplici situazioni, la nostra vita è condizionata da abitudini, da doveri che ci sono imposti e doveri che la nostra mente ci impone, dall’ansia di fare bene e di fare in fretta (citando un personaggio che appunto è stato inflitto a me e altre sfortunate persone), da condizionamenti culturali e da regole, strutture e sovrastrutture sociali, siamo telecomandati attraverso una rete wireless.

Ci hanno dimostrato attraverso il loro sudore, la fatica nel dover accontentare un essere superiore di non poter essere spontanei. Un’ora di fatica anche per coloro che li seguiva. Un lavoro che ancora una volta ci pone di fronte a uno dei problemi della società odierna! Un’ora è difficile da seguire tutta, ed è stato difficile per molte persone, una sfida!

Ringrazio le tre coraggiose e perseveranti menti di Metamorfosi Gallery e il Comune di Schio, da un lato per non abbandonare il territorio, nonostante il periodo terribile, e dall’altro per dimostrare un’apertura al contemporaneo e una fiducia nei giovani creativi unico, attraverso un’apertura degna delle città metropolitane! VIcenza oh oh svegliati!!!!!

Vi ricordo il prossimo appuntamento il 27 ottobre...con me ci leggiamo il 26 naturalmente di seguito trovate le foto!

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