La fortuna è come s’impara

Questo mi dice sempre mia mamma quando confesso qualcosa di quasi inconfessabile, aver fatto shopping ma di un tantino di livello più alto di un H&M, lei placida risponde “Teresa la fortuna è come s’impara“, praticamente è giusto concederci qualche lusso perché se ci abituiamo bene anche la fortuna ci sorride e potremo in un futuro anche permetterci di meglio! Diciamo è diventata ormai una scusa alla pari “Ogni massaro è padrone di una ricotta“, ma è vero, i sensi di colpa sfiniscono spuf!

Così finalmente vado a vedere l’esposizione trasferita finalmente a Palazzo Bonin Longare, organizzata in occasione della nuova Fiera dell’Oro (edizione Fall), anche se gli stand sono chiusi, grazie a questa incursione in città almeno è possibile guardare e documentarsi sulle nuove tendenze e sulle giovani leve del jewellery design!

Provo come al solito a chiedere se è possibile fare delle fotografie pronta ad una risposta negativa, ed infatti, sono convinta che la prima volta, all’epoca dell’inizio del blog quando fotografai i gioielli la gentile donzella fosse un tantino impreparata…ma pazienza il mio moleskine è pronto, la pennapapà anche e adesso e scriviamo ma anche schizziamo…non sono degni gli sgorbi che faccio di essere chiamati disegni.

Gli spunti che hanno portato i giovani designer sono molteplici e naturalmente a mio avviso alcune idee sono più vincenti di altre.

Corinne Saltalamacchia disegna Sineddoche realizzata da ARLY sns di Galante Arturo & C., analizza la parola portafortuna facendo risalire il termine a fero quindi portare e la fortuna che Corinne ricerca e attribuisce all’armonia insita nella natura, dentro alle gabbie ci sono queste piccole sfere che simboleggiano i 4 elementi, all’interno tre e la gabbia stessa il quarto.

Uno dei progetti più apprezzati dalla giuria, quello di Stefania Spairani, seconda classificata parte per la sua ricerca dai Labirinti,  Il modello è stato realizzato da Lanza Franco srl/Galvanica Vicentina, partendo da una delle maggiori paure dell’uomo quella sul futuro. Ma riprende una tradizione antica, derivata dalla Grecia classica e il suo classico labirinto, quello unicursale cioè costituito da un unico involuto percorso.

Tra quelli che probabilmente metterei subito per mettere un po’ di sale al mio controverso periodo con la religione e i suoi simboli, BEN e DETTO di Francesco Torre, il prototipo è realizzato da Pietro Poliero/Area Prototipi di Moreno Vivian. Due anelli che mette in discussione  il rapporto, non sempre chiarissimo, tra religione e superstizione, uno dei due anelli rappresenta una vera e propria cupola con tanto si croce, l’altro invece ha i buchi per versare il sale sulle pietanze, o dietro la schiena!

Bello ma non tanto portabile l’anello The weird fruit ring realizzato da Linea Italia su progetto di Silvia Preziosa, è concepito per essere indossato da due dita, il che, come ogni cosa che mi blocca non potrei portare. L’ispirazione è il melograno, frutto che molteplici legami simbolici e legami con molteplici civiltà, il più famoso è legato naturalmente al rito di Proserpina, che tra l’altro anche per esigenze lavorative vedo ogni santo giorno!  O nella tradizione cristiana è simbolo della passione. Ma se per l’Occidente assume dei caratteri negative per il Corano è tra le buone cose create da Dio, e nella tradizione ortodossa è simbolo di abbondanza, fertilità e buone cose.

I simboli della bonheur possono ispirarsi anche a tradizione lontane da noi, ma che colpiscono e affascinano i creativi, gli orecchini Tezcatlipoca, realizzato da Stone Age srl e disegnato da Irma Sofia Moreno Ricaño, che trae spunto dal Dio della cultura messicana per l’anello e gli orecchini. Il Dio era particolarmente riconoscibile per le striature in bianco e nero, i monili riprendono quindi questo motivo.

Ritornando a casa nostra, troviamo i miti e le credenze popolari che vanno su  e giù dalla penisola e nei mari, dalla Sardegna Giulia Meloni con Sa prenda ‘e is ogus ovvero “Il gioiello degli occhi”, dritto dritto dalla tradizione sarda la collana realizzata da Eurosilber snc, è realizzato per sottolineare la connessione con la natura e con monili/amuleti diffusi sull’isola. La collana è realizzata con l’opercato di conchiglia chiamato fava marina o occhio di Santa Lucia.

Il tipo porte bohneur che non esiterei un minuto a portare, anche con il rischio di impigliarmi in ogni angolo, è Rebus, creazione di Lucrezia Amitrano, il prototipo è realizzato da Casarotto Roberto snc di Casarotto Cristian e Denis, un semplice anello con al posto di una gemma, un simbolo emblema e punto di partenza per raccontare storie e credenze popolari, detti. Sottili e giocosi, mi divertirei ad abbinarli in più di uno e creare la mia storia.

Ma tra i giovani, c’è chi pensa ai giovanissimi come Irene De Ponti che idea Joint’s Bohneur, realizzato da LCS srl, una spilla per i giovanissimi che si concentra sulla speranza, sulla luce e sulle possibilità un vero e cattura bohneur che aiuta a illuminare il tracciato della vita, scegliendo forme e materiali giovani. La designer gioca presentando in maniera scherzosa il mondo animale.

Con Simona Esposito andiamo al sud alla ricerca delle leggende del Sannio, L’origine della trama realizzato da Celegato Silver Jewels srl, al centro la spilla è sferica e come raggi partono le vere e proprie setole della scopa, che sembra quasi un caldo sole. L’ispirazione è nata dalla leggenda della Janara, una strega famosa per provocare malformazioni e malattia, la quale la notte si aggirava per i borghi addormentati,  altre tradizioni la vedono come ladra di asini e altri animali da cortile, per poi riportarli la mattina già stanchi. Insomma per evitare che la strega entri, tradizione vuole che bisognava mettere una scopra davanti all’uscio e così passava il tempo a contare le setole, più ne aveva meno creava problemi così per arrivare alla mattina.

Tra le altre creazioni quella chiamata Tentarnonuoce di Beatrice Marcolin e realizzato dai Fratelli Bovo srl, all’apparenza un bracciale rigido, ma in realtà sull’anima del bracciale stesso ci sono tante fascette di metallo che ruotano, il progetto è legato alle parole che potrebbero essere composte, e se posizionate in un certo ordine si materializza un famoso aforisma…l’avevo valutato per il titolo del primo post sull’argomento, recita così

Se fortuna vien prendila a man salda.. Leonardo Da Vinci

Amo alla follia le Spillole, idea di Sofia Marinelli e realizzato da DML srl, che ci racconta un po’ del nuovo significato dei porte-bohneur. Infatti se prima ci si affidava a oggetti più o meno di pregio, per alleviare le nostre sofferenze e per illuderci forse, adesso i nuovi detentori dei poteri curativi sono assolutamente le pillole…ahimè! Quattro spille i cui colori sono legata a precisi organi: la spillola Depression associata al cuore che è di color rosso; la distress blu, legata ai polmoni; l’Anxiety legata appunto all’ansia ma anche allo stomaco (legati????) gialla; Paranoia in verde e associata al cervello.

Menzione anche agli due classificati di questo contest, Francesco Decio, con Omnia realizzato da Scanavin srl sono tre anelli basati su figure geometriche, ha trovato nella sua ricerca otto figure primarie e ognuna possiede un significato doppio, esprimono l’idea di accumulo e molteplicità.

Mentre Alice McLean con Gold Allure, parte dall’idea dell’oro quale simbolo di potere. La collana che realizza (da M.P.M. di Gobbato Enzo srl), è in argento placcato oro e una vernice termocromatica, da appesa risulta nera, una volta indossata il calore del corpo riporta alla luce la bellezza dell’oro.

Mi spiace non trovare immagini degne ma è stato praticamente impossibile, sulla pagina della fiera le immagini sono poche e non riguardano i monili che cito, per fortuna ho preso le copie di VIORO  Daily Issue  che mi hanno fatto da promemoria…unica soluzione andate a visitare la mostra, fino al 29 settembre tutti i giorni dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19, Palazzo Bonin Longare.

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3 pensieri su “La fortuna è come s’impara

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