Ghe dao!

Avete presente quelle giornate in cui tutto quello che avete davanti è nero, soprattutto se vi trovate di fronte ad un cog…ne!? Aver possudo darghe! Eccomi, quindi quale giorno migliore per ascoltare alcuni brani di un libro che si intitola Te dao!

Fiduciosa che la presentazione avesse un qualche rapporto con la pittura, eccomi da Galla, con la sensazione di essere al primo giorno di scuola, la prima attività che riprende in città dopo il periodo estivo! Preso posto e dopo una prima occhiata agli acquerelli esposti, comincia la presentazione a cura di Giovanna Grossato, che non delude neanche oggi le mie aspettative, lascia parlare i protagonisti stessi, Luciano Vighy l’artista e l’autore del libro Mariano Castello. Giusto il tempo di proporci i folder contenenti la descrizione della mostra e l’opera inedita di Vighy, ma anche illustrare il tema dei lavori presentati nella seconda sala, sul tema di Volare Oh Oh! Ovviamente riferita al celebre successo vintage della canzone italiana!

Del resto perché le parole della storica dell’arte, si devono “sprecare” se già nel

spiegava l’opera dell’artista! Stupida io che non ho fatto una copia! Il primo a parlare è Luciano Vighy, che stupisce per la sua verve da critico letterario, da quando nel suo privato circolo letterario, familiare, tra i discorsi e i libri letti esce il nome dell’autore scledense, l’inizio di una conoscenza che è diventata fonte di vera ispirazione tanto da basarsi sui suoi racconti il lingua italiana e veneta, per i suoi ultimi lavori. Luciano Vighy del resto non è nuovo a questo tipo di esperienza, ha tratto ispirazione da molte opere, compreso dalla Bibbia! Oppure il Risveglio dei nani, in cui finalmente i Nani della celebre villa si animano. Ma per Te dao, Vighy prende ispirazione da storie che hanno una comune costruzione, la famiglia, con un padre, una madre, una sorella e il ragazzino, un po’ giamburrasca e in cui cosa che capita spesso, la figura del padre diventa una macchietta debole, mentre i veri pantaloni sono portati dalla madre. Evidenziata è la comunanza di stile con Dino Coltro, con personaggi che si inseriscono in un medesimo clima! L’artista arriva addirittura a paragonare Castello a Cechov…azz, forse un po’ azzardato?! Ma comunque non mollo, e penso, se l’artista avrà parlato del libro, lo scrittore parlerà delle illustrazioni e magari come è nata l’amicizia e la collaborazione. Ma quando la parola passa a Mariano Castello, quello che sentiamo dalla sua bocca sono brani scelti da suo libro in italiano e veneto. Il testo è dedicato all’Italia e a coloro che la amano, spingendosi verso un vero sentimento che ai bambini fascisti era imposto.

Sicuramente la mia scarsa conoscenza del dialetto, non solo veneto, non mi ha tanto aiutato, ma da quello che ho capito e soprattutto ho sentito dalle grosse risate del pubblico in sala, non sono sicura di essere d’accordo con il concetto vernacolare che il libro esprime! Sono riportati una serie di avventure grottesche! Dal mio ricordo e delle cose che ho più immagazzinato del mio dialetto, che conosco troppo poco forse, sono le vere perle di saggezza, una serie di detti e motti, che per fortuna mia madre conosce perfettamente e nei momenti più opportuni mi confortano da quello che ogni tanto la mia vita mi offre deludendomi! Così come uso il dialetto per esprimere stati d’animo e condizioni anche fisiche che rendono meglio di qualsiasi traduzione italiana! Cu si vardàu si sarbàu…non è molto collegato all’argomento ma lo facciamo andare bene!

Una volta finita la presentazione mi dedico ai numerosi acquerelli, che tradiscono non solo una grande ironia, espressa prima dalla pittura, ma sicuramente grotteschi e sgraziati. Probabilmente la dimostrazione reale della società in cui viviamo, nascosta da apparenze di bellezza esteriore, ma grottesca e cattiva come i personaggi di Vighy. Nella sala dedicata a Volare Oh Oh (OH OH è fondamentale), l’artista presenta degli immaginare squarci nel cielo dominato, evidentemente a seconda dell’ora e della zona personaggi volanti alla Chagall, dal cielo notturno degli amanti, a quelli affollati, semplicemente, da troppi sognatori, a quelli biblici con Giacobbe, a donne che inseguono l’ideale liberty delle farfalle, oppure le famiglie volanti.

Anche a me piacerebbe trovare posto e volare nel cielo azzurro, ma andare proprio lontano! Nel frattempo aspettiamo la fine di Agosto e ricordate Agustu, agusternu capu di l’inverno!

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