Videoarte docet

Giornata libera, fresca e ricaricata dalle vacanze e felice di ritardare un incontro assai poco gradito, dedico due ore del mio tempo alla mostra in Basilica, Artype – archetipi della videoarte, che terminerà la prossima settimana, esattamente il 25 agosto!

Pronta con il mio libretto, che illustra le varie sezioni e gli artisti partecipanti mi dirigo, subito alla seconda, eh si! La prima l’avevo già osservata qualche settimana fa, e naturalmente ne parlerò!

Quindi andando sempre e assolutamente per ordine, mi appropinquo proprio con il RITO. Il curatore della sezione, Paolo Granata, introduce la sezione, parlando del rito in senso ampio

come quella serie di gesti e movimenti  che assumono una valenza rituale, o volutamente oppure in maniera automatica

L’arte espressa nei video di questa sezione serve appunto a svelarci e a recuperare le radici di una sorta di energia primitiva. Nella mia seconda visita, sono arrivata al punto del video di Christian Niccoli che in Planschen del 2008 e della durata di quattro minuti, ci mette di fronte un elemento che ritroveremo, l’acqua del mare o dell’oceano. Qui delle persone sono immerse, vestite, ognuno con la ciambella o camera d’aria, l’unico mezzo di ancoraggio. Inizialmente se sembrano soli nell’immensità acquosa, poi si scopre che sono molti ma ognuno chiuso e isolato, tra di loro è difficile se non impossibile trovare dei punti di incontro e lo si riconosce nello sguardo che le persone si scambiano!

Angelo Sarleti, un calabrese nel regno palladiano (infatti oltre che corregionale è della mia stessa provincia), classe 1979 e ormai milanese, presenta il video di tre minuti dal titolo Mobile, in cui l’attesa è a far da padrone e dove si capisce che la vita di molti di noi è perlopiù scandita da spostamenti e soste in macchina, aspettando il verde, aspettando il passaggio di una macchina, attesa attese, che sono diventate dei riti reiterati!!.

Debora Vrizzi, con il video di sette minuti, Blinding plan, il video girato al MAXXI di Roma, mette a nudo il museo liberandolo dalle opere realmente esposte e riprendendo così la reazione della gente, spaesamento, finta comprensione, ricerca sul muro o sul pavimento bianco di un qualsiasi segno. Una sensazione direi che tutti abbiamo provato almeno una volta nella vita.

Michela Formenti, in Senza respiro e Voce immortala nel suo video una processione religiosa, di un paese ancorato alle tradizioni religiose. Un gruppo di donne, solo donne, vestite di nero e molte a volto coperto intonano una nenia, un motivo rituale e monotono con il quale si confrontano e non si allontano dalle usanze e riti più antichi. In sette minuti. Un lutto, il rito della passione? Non è importante quanto le loro voci.

Marcantonio Lunardi, in Default, mette l’accento su un altro rito della società contemporanea. Le lunghe attese, rituali, telefoniche! Un filtro tra l’uomo e lo stato piuttosto che con altri servizi spesso vitali, che rendono colui che è in ascolto in uno stato di attesa! Quello che risponde più spesso è la voce meccanica e metallica che ci informa sullo stato delle linee, perennemente occupate, di centri di prenotazioni delle visite, piuttosto che delle segreterie universitarie. Il rito si svolge in una fabbrica abbandonata simbolo della decadenza della società e colui che è al telefono si accosta alla cornetta come un vero e proprio predicatore che intona una preghiera silenziosa e di attesa, l’attesa di una risposta.

32 minuti passati, passiamo quindi alla prossima sezione IL GIOCO, questa volta riesco a cominciare dall’inizio, con il primo video, quello di Botto e Bruno dal titolo L’enfant sauvage  della durata di 3 minuti! Come vivere la fanciullezza in una città, giocandoci, usare quartiere e strumenti non proprio naturali ma comunque che agli occhi dei bambini, tra le serrande dei negozi, le pozzanghere tra l’asfalto. 

Enrico Bressan invece in Exercise #49, ci mostra un gioco di equilibrio, quello del tavolo e di due sedie, che nell’intento di colui o colei che interviene cercando di riportare una situazione di simmetria, ma a causa di ritardi e accelerazioni e mosse un po’ troppo energiche, questo accade in 4 minuti di video.

Il successivo è quello di Aldo Giannotti e Markus Hofer, dal titolo Cofee Bolognese che si ritrovano al momento di una pausa caffè, ma un po’ diversa dalle altre, nel centro di Bologna un caffè come tanti e qualche amico, sembrerebbe inverno, ma se si vuole fumare si deve prendere un tavolino fuori, ma il tavolino in questione è un dissuasore del traffico che naturalmente si abbassa appena arriva qualcuno che deve passare con la macchina e il tavolino ritorna così alla sua funzione e tutto quello che è su viene travolto, ma subito dopo il caffè con gli amici continua nonostante gli sguardi sbalorditi della gente.

Il curatore della sezione, Guido Bartorelli, tiene a specificare i due tipi di gioco che i video ci presentano, quello come evento fisico oppure gioco come elaborazione interna all’immagine.

Sezione successiva, IL TERRITORIO, a cura di Silvia Grandi in cui si evidenziano

i territori e il senso dell’abitare pongono da sempre interrogativi e riflessioni anche nell’ambito della ricerca artistica. Vivere, possedere, conquistare uno spazio non significa solo dare sfogo agli istinti primare dell’essere, espressioni della dimensione culturale dell’esistenza umana.

Confini non sempre visibili e delimitati, bensì sempre più sfumati, sovrapposti, espansi verso gli angoli infiniti della mente e dell’immaginazione.

Audrey Coïaniz, propone in Cut//FIX il territorio urbano decomposto e modificato attaverso le manipolazioni pittoriche. Le ingombranti forme dei condomini si scompongono per ricomporsi attraverso il ritmo, la ripetizione dell’architettura urbana ma anche di un paesaggio più ameno.

Filippo Berta in Homo Homini Lupus, propone tre minuti di lotta per la conquista di un territorio, la conquista della sopravvivenza, strappare un pezzo di bandiera, che dona identità a un territorio, è come appropriarsi di qualcosa che dovrebbe essere di tutti, ma che invece si gode per privilegi personali e imporre il proprio potere.

IL GESTO, la quarta sezione! La sezione a cura di Fabiola Naldi, parte dalla seguente citazione

il gesto, per noi, non sarà più un momento fermato del dinamismo universale: sarà, decisamente, la sensazione dinamica eternata come tale. Tutto si muove, tutto corre, tutto volge rapido […]

Dal Novecento inoltre, Fabiola Naldi, ricostruisce tutto il percorso legato all’atto del gesto, arrivando a mille possibilità espressive.

Il duo artistico Bianco Valente, propone il video Entità risonante della durata di quattro minuti sulla ricerca da parte dell’uomo di proprietà magiche all’interno della parola, la grafia che propongono è liquida e decorativa, che si associa all’acqua quale elemento di trasmissione.

Di Silvia Caporesi è proposto invece Secondo Vento, un video della durata di quattro minuti. Il lavoro parte dalle teorie di Gurdjeff sul secondo vento, che è l’energia più potente una volta che quella normale sarà finita. La performer è la campionessa europea di karate,  Shaira Taha. I gesti sono compiuti dentro una cella ed è un po’ come se l’artista volesse appropriarsi di quello spazio millimetro per millimetro. Il tutto con il sottofondo di una melodia in una lingua inesistente eseguita dall’artista stessa.

Gabriele Picco, con Spaghetti Orchestra in the 23th floor propone una melodia particolare, dal ventitreesimo piano di un grattacielo si arma di spaghetti che gli serviranno a orchestrare un flusso, di suoni di luci e di movimenti.

Virginio Villoresi con Fine, ci propone in due minuti la vita e la morte di un soldato, con il solo aiuto delle mani. L’idea nasce e si ispira all’hand painting di Mario Mariotti, idea che concepisce negli anni Sessanta ma che concretizza dopo una ventina d’anni attraverso la pubblicazione di libri sull’argomento.

Prossima sezione IL VIAGGIO, sezione a cura di Stefania Portinari che così introduce l’argomento

Ogni viaggio è un’esperienza incognita, sia esso il recupero di una migrazione antica, la ricerca di una nuova vita per sfuggire a qualcosa o raggiungere qualcuno, una nostalgia di avventura nomade o una nuova frontiera da forzare…

Il viaggio di Danilo Torre, con Da Lingotto a Paradiso, della durata di tre minuti, non ci conduce da una realtà operaia, come risuona dal nome del famoso palazzo torinese, fino alla giusta ricompensa, ma ci accompagna in un viaggio in metropolitana, uguale, claustrofobico e quasi infinito, come ho appreso dalla mia ricerca, la particolarità della metropolitana piemontese è di non avere conducente, quindi il viaggiatore assiste direttamente allo spostamento senza filtri! Infatti guardando il video ho pensato subito alla eventuale trafila, fatta di permessi per poter accedere alla zona del conducente…ma invece no!

Basmati, progetto artistico composto da Saul Saguatti e Audrey Coïaniz (già conosciuta precedentemente), propongono il video Transit – City 03 Aemilia, il territorio preso in esame il lungo trattro di strada collegato dall’antica via Aemilia che parte da Piacenza fino ad arrivare a Rimini. Un lavoro che attraverso 6′ attraversa il territorio facendo diventare il tutto come una lunga metropolitana, riuscendo però a catturare le specificità architettoniche dei vari territori attraversati.

L’ultima sezione è dedicata invece al , curata ancora da Paolo Granata, così tratteggia e introduce l’argomento.

la spinta esistenziale alla libertà, connaturata tanto all’uomo quanto alla sua capacità di creare arte, non può che appoggiarsi sul terreno dell’introspezione, alla ricerca di quell’elemento primordiale che risiede nella parte più intima dell’umanità.

Ho amato molto questa sezione, forse la necessità di ritrovare un me, essere me è complicato spesso, cerco di trovare tra questi video un modo per scoprirmi. Arrivo dal momento del video di Bruno Muzzolina della dura ta di 4′ dal titolo Anema e core

Tenimmoce accusì: anema e core, / nun ce lassammo/ cchiù, manco pe’ n’ora, / stu desiderio ‘e te mme fa paura, /campà cu te, sempre cu te, pe’ nun murì.

Ambientata in una solfatara, forse quella di Pozzuoli, un uomo in questo posto spetttrale e affascinante, con il suo ipod, ricerca se stesso nella solitudine e attraverso le parole di Tito Manlio si immerge in una commovente ricerca.

Donato Sansone con il suo Topo glassato al cioccolato, un intenso momento di disegno con l’intento di dimostrarci la dimensione della nostra anima, molteplice e condannato ad esserlo.

Natalia Saurin invece in Dance Dance Dance ci parla della storia della signora Matilde, amante del ballo, che naturalmente fa parte del sé! E sotto una  luce stroboscopica ci parla della sua infanzia e di quella passione nata da ragazza e mai più abbandonata! Che carina mi ricorda mia nonna!

Karin Andersen con i brevissimi Naughty Messy Nature #1 #2, ci mette di fronte al deterioramente materiale, in questo caso almeno una sembra una patata, e forse corrisponde anche al deterioramento del sé?! Fino alla muffa!

Alessandra Caccia da voce a quello che una sopravvissuta del disastro atomico di Hiroshima porta dentro il proprio sé. Il video dal titolo Hibakusha, della durata di 5′, è un accavallarsi di ricordi, quelli che non si possono assolutamente dimenticare, perchè troppo profondi. Il titolo è il nome che portano i sopravvissuti a questo terribile disastro, non meno vittime di coloro che sono morti, perchè hanno ancora negli occhi il dolore, immagini terrificanti e odori penetranti di morte.

L’ultimo video è quello realizzato da Virginia Mori, delicatissimo e molto tenero, Il gioco del silenzio ci guida attraverso la bellezza eterea e delicata della protagonista dai lunghi capelli corvini parla con un’altra sé, che diventa un abito un qualcosa da indossare per comprenderlo fino in fondo!

Avete ancora una settimana per vedere personalmente la mostra (aperta da martedì a domenica dalle 10 alle 18 – ultimo ingresso 17.30), vedere altri video e incantarvi davanti a quelli proposti qui! La mostra chiude il 25 agosto!

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Agosto a zonzo in cerca di danza

Il 23 agosto si presenta ricco di iniziative come il 22, descritto nel post di ieri.

Ancora appuntamenti con la danza contemporanea, dal pomeriggio con l’appuntamento a Palazzo Sturm. Alle 16.30 Marta Bevilacqua e Arearea con lo spettacolo Schnurrbart. La ricerca della filosofa, votata alla danza contemporanea, collaboranza prima con numerose compagnie prima di intraprendere un percorso autoriale. Nel campo della danza approfondisce la sua formazione presso l’Accademia Isola Danza di Venezia diretta da Carolyn Carlson. Prenotazione consigliata, ingresso unico 5 euro.

Dalle ore 21, al Teatro Remondini, il primo di 3 performance: The shape of necessity, come novelli Adamo ed Eva, due danzatori definiscono un vocabolario in un incontro/scontro tra maschi e femmine. Alle ore 21 bigletto unico 5 euro.

Alle 21.30, con un ingresso unico a 5 euro, She who stays, della coreografa cipriota Milena Ugren Koulas. Il suo lavoro si ispira alle donne del Medioevo, costrette ad espettare un uomo per essere salvate. Un vero e proprio racconto di sottomissione.

Il terzo spettacolo sarà alle 21.45 dal titolo HASTA DONDE? con Sharon Fridman & Arthur Bazin. Due possenti performer interpretano la lotta con i loro mondi interiori. Anche questo prevede un ingresso unico a 5 euro.

Puoi acquistare di persona alla Biglietteria del Festival, a Bassano in Via Vendramini 35 (accesso da Piazza Garibaldi) oppure telefonando allo 0424 524214 nei seguenti orari: dal lunedì al sabato 9.30/12.30-15.30/18.30. Puoi acquistare anche online www.vivaticket.it. I biglietti sono acquistabili anche presso i botteghini dei rispettivi teatri la sera dello spettacolo a partire da un’ora prima l’inizio (ove non esauriti in prevendita).