Alla ricerca del giusto ambasciatore!

Giorni caratterizzati dal nervosismo, ma per fortuna Nadir c’è! E non solo lui!

Pronti da Spazio Nadir, ieri sera, siamo andati alla ricerca di un ambasciatori che porti agli amministratori della città un aiuto reale e meno burocratizzato per la gestioni di spazi per mostre e qualsiasi altro evento culturale. E come avviene spesso è dai privati che partono le maggiori iniziative! Ed ecco che proprio da Spazio Nadir, in Contrà Santa Caterina, si presentano i candidati per questo posto tanto ambito.

Sul palco lo Sbirro Bertacche ci accoglie e ci presenta i  candidati che attraverso le loro parole e le loro proposte, alla fine della serata ci toccherà votare! I primi sono i Siemesi, grandiosi! Il duo è in realtà di poche parole ma attraverso una straordinaria e mimica e la loro coordinazione ci hanno regalato momenti di vero divertimento, i siamesi hanno spesso curato i passaggi tra un “ambasciatore” e l’altro! Sicuramente hanno unito anche una sauna, costretti dentro al maglione doppio. Dopo i siamesi, tocca a Simone Limone...o meglio i tre attori che hanno portato in scena la vita di un classico baretto di quartiere, ormai luogo di ritrovo per il consueto cliente eternamente seduto ad un tavolino, con il giornale fresco di stampa, pronto a commentare ogni avvenimento della giornata! Nel mondo dominato dalla crisi, gli annunci ricercati sono quelli lavorativi, all’interno del bar, microcosmo e microcittà si avvicendano vari personaggi, comici e grotteschi! Dopo lo stacchetto dei siamesi ecco una nuova aspirante candidata ambasciatrice, impersonata dall’attrice Mariangela Milani, la quale si cala nei panni dell’alternativa che vuole dare alla città palladiana una libertà assoluta sui costumi e sui consumi…inevitabilmente però, il Nadir Sbirro, l’arresta.

Ma la sorpresa della serata è stato senz’altro il collegamento dalla Svizzera con un altro aspirante ambasciatore, Buffo Truffo, il mio preferito, calato nei panni di un moderno consigliere e buffone di corte, con tanto di costume e gobba, è sicuramente il primo candidato che da una serie di idee concrete per la città, come l’abbattimento del Nuovo Teatro Comunale, da trasmettere in Raimondo visione! Dopo il collegamento non poteva mancare il momento con la poesia, immancabile! Tommaso Righetto è l’esecutore ispirato di un lungo componimento!

Ecco un altro intervento dei siamesi, nel disperato tentativo di bere in due una birra, certamente la faccenda è ulteriormente complicata dai nasi,  non certo alla francese dei gemelli. Forti della bevuta si cimentano con la lettura simultanea dedicata al sesso, ad ogni errore si ricominciava di nuovo. Ultimo l’istrione Diego Pillon che ci propone un momento cabarettistico molto newyorchese! Dopo aver distribuito vari oggetti scenici in giro, Diego ha portato in scena molti personaggi, certo il gran caldo ha davvero stancato l’attore, ma l’effetto è senz’altro garantito.

Dopo il saluto di gruppo sulle note del testo di Bruno Lauzi, La bella tartaruga...è il momento della votazione, chi vincerà? Su post-it scegliamo il nostro ambasciatore…i post.-it vengono attaccati direttamente sul corpo di Diego Pillon (diciamo che qualcuno se n’è approfittato) …un po’ di suspense e ecco il risultato.. a pari merito i siamesi e il personaggio portato in scena da Mariangela Milani.

A questo punto non resta che festeggiare con le molte bottiglie arrivate per la serata!

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Vi ricordo che sono sempre aperte le iscrizioni per il prossimo varietà!

Avere fede

Se non faccio qualcosa non mi sento in pace con me stessa e allora nel mio sacro giorno libero, una confortante dormita è d’obbligo, ma lo scorso venerdì, è stato accompagnato da un nervosismo che mi accompagnata per tutto il giorno e anche per quello successivo. Ho dovuto trovare qualcosa da fare! Come ad esempio vedere due mostre che fanno parte  del vasto programma del Festival Biblico. Dopo il week-end scorso, in stretto contatto  con gli euforici e un po’ scassa degli infervorati biblici, ho deciso di vedere di persona quello che significa per gli organizzatori e per gli artisti fede. Prima tappa del mio cammino, la Basilica Palladiana.

Premetto che da circa un anno non mi ritengo più una credente e mi sento distante da tutto questo! Come sempre e ancora di più oggi, quello che esprimo nel mio blog personale è appunto PERSONALE, dando semplicemente il mio punto di vista.

Come dicevo prima di questa dichiarazione, la prima tappa è il bianco monumento simbolo della città, in cui non rimettevo piede da svariato tempo! La lunga mostra è divisa in sette sezioni. La cosa che mi è parsa subito confusionaria è la persistenza delle gigantografie delle mostra sulle cartoline che l’ha preceduta. La prima sezione è dedicata alla parola scritta attraverso l’evoluzione della Bibbia, praticamente dei pannelli descrittivi…non sarebbe stato più utile e bello vedere delle Bibbie in delle teche? Miniate? … no eh?! La seconda sezione che mi ha fatto venire tra l’altro il prurito è quella dedicata all’editto di Costantino del 313, le fotografie erano quasi un contorno rispetto alla parola scritta. Passo velocemente anche la sezione Sogni di libertà, dedicata all’illustrazione dei libri per l’infanzia, preferisco dedicarmi alla sezione Fede e libertà, mostra di artisti di arte contemporanea. Incontro artisti e opere che ho già visto in altri contesti e nelle miei precedenti incursioni nell’arte sacra contemporanea.

Andrea Bizzotto con Christus, (2012), un dipinto su tre tele che sono composte le quali ci presentano la raffigurazione del Cristo. L’idea è che LUI ci abbracci, ma secondo le intenzioni dell’artista (peraltro espresse l’anno scorso in occasione della mostra a San Silvestro), esso rappresenta un uomo in carne e ossa, che potrebbe essere ognuno di noi.

Leda Guerra, realizza con la sua evidente abilità manuale due bassorilievi in tessuto di tulle, naturalmente anche in questo caso la fonte primaria è l’arte sacra rinascimentale e medievale, con la riproduzione della Creazione di Adamo  e un part. del Compianto sul Cristo Morto. Il particolare michelangiolesco è inserito come volta e secondo le intenzioni della “creatrice”, rappresenta un invito a un dialogo con il cielo. Il Compianto è invece ispirato al gruppo scultoreo realizzato da Niccolò dell’Arca, conservato a Bologna nella chiesa di Santa Maria della Vita. L’artista riprende il momento della disperazione e il conseguente urlo viene amplificato dal ritto panneggio dei veli.

Nella sala successiva ci accolgono le opere di Giuseppe Cordiano, con il polittico che raffigura la Crocifissione e un altro pannello che raffigura Gesù e la samaritana.

Ancora nella stessa sala, Paul Moroder Doss, con due sculture lignee in castagno e patina acrilica, Adamo ed Eva – IO E TE (2012), due figure monumentali, raffigurati entrambi ad occhi chiusi e dal corpo sofferente, i due sono rappresentati quindi dopo essere stati colpiti dal destino da loro scelto. Accostate ad un pannello ligneo dal titolo Chi sei tu? Gesù in dialogo con gli evangelisti del 2005.

Nella stessa sala Gian Carlo Frison presenta tre opere sul tema della libertà e della fede: Scudo di fragilità – il bicchiere infranto del 2010, scudo d contemplazione (Dum volvitur orbis) del 2010 e Prius concepit mente quam corpore. La libertà è intesa e inserita nella composizione di forze vitali e di libero slancio, oppure come ricerca della verità. Nell’ultima di questa serie di opere, si parla della libertà di concepire un pensiero come forma, azione e carne.

Lo scultore Mario Trotta presenta altre tre opere che raffigurano santi ignoti e lo stato di grazia, tutte realizzate in acciaio. I santi ignoti diventano quindi le persone che donano la propria vita alla famiglia, oppure quelle che sacrificano la loro libertà per il prossimo.

Nella sezione dedicata al Wabi Sabi e all’inclusione sociale, le fotografie esposte hanno suscitato in me una certa impressione, i ritratti di persone che hanno un aspetto artificiosso, usciti da racconti gotici indossando vestiti che sembrano non appartenergli. Tra i ritratti altre foto di paesaggio di Mario Rossato e Bruno dalle Carbonare, oltre che frasi che fanno parte della filosofia del Wabi Sabi.

Dopo aver tralasciato la sezione Fede e libertà, con i luoghi e i volti della spiritualità...mi dedico alla sezione con gli scatti della reporter Monika Bulaj. La fotografa ha immortalato il significato FEDE nelle varie confessioni del mondo. Qui ho riflettuto molto e mi sono chiesta, da cosa nasce la loro fede? Ebrei, ortodossi, musulmani ecc.. come riescono ad abbandonarsi così totalmente? Tra i suoi molti scatti, in cui la fotografa  raggiunge effetti pittorici, ci si sofferma all’arcaicità delle manifestazioni religiose, rituali e gestualità che rincorrono i secoli. Oltre ai Paesi esotici anche l’Italia è rappresentata, il nostro Paese dai grandi contrasti, che probabilmente non fa che aumentarne il fascino, immortale i menbri della Confraternita dei Battenti di Guardia Sanframondi, un paese del Beneventano in cui alcuni abitanti sono vestiti come i componenti del Ku Klux Klan e sfilano per le vie del paese, appunto battendosi. Questo scatto, realizzato nel 2003 fa vedere come la religione sia ancora legata al pentimento e alla concezione di una religione che punisce e i cui fedeli devono scontare le presunte colpe in maniera violenta. Pensavo che certe manifestazioni fossero legate ad epoche remote…ed invece.

Con molte domande che affollano la mia testa, esco dalla Basilica e mi dirigo verso ViArt, la seconda tappa biblica.

Qui in programma fino al 23 giugno (mentre in Basilica fino al 27 giugno), la mostra organizzata in collaborazione con il museo della ceramica di Nove, dal titolo Mani d’artista – quando la fede nella terra diviene libertà

Qui le opere sono tutte caratterizzate dall’utilizzo della ceramica per riportare il tema del Festival di quest’anno. Gli artisti proposti dimostrano ognuno una scelta ben precisa, chi si accosta ancora alla tradizione, chi invece sceglie un approccio più innovativo.

Igino Legnaghi, artista veronese, si pone senz’altro nella direzione più tradizionale. Propone l’altorilievo dal titolo La fede alla luce delle scritture, in ceramica ingobbiata  rimanda alla tradizione bizantina anche come scelta del soggetto. Cristo entro la mandorla, risorto e circondato dai simboli degli evangelisti.

Pietro Giuseppe Zanoli, sceglie una via di mezzo, ponendosi ta la scelta tradizionale dell’artista precedente e un tocco più innovativo nel racconto e nell’esecuzione. Sono quattro le sue opere esposte. La vite e i tralci e Miracolo del cielo nato che hanno per base il Vangelo Secondo Giovanni. Nel primo è rappresentato il Crocifisso in cui la croce è totalmente avviluppata da tralci e dall’uva. Il corpo è scomposto e visibili i segni delle ferite, il viso scompare ed è sostituito dalla croce di spine. Nel rilievo  con il Miracolo del Cielo nato, sono giustapposti due episodi in cui c’è la stessa framentazione dei corpi e dei volti. Altra opera quella intitolata Vai, cammina, ha per soggetto appunto le gambe, le quali,  possono andare dove vogliono, in qualsiasi direzione, ecco il perchè delle frecce alla base, ma per camminare bisognerebbe, ovviamente nel messaggio dell’opera, avere l’aiuto divino.

Abbinamento strano quella dell”opera di Manuela Badeschi che accosta ceramica e la sua più tipica espressione, il neon. Il pubblico vicentino la conosce per le sue collaborazioni, Cleto Munari, le opere per la Biblioteca Internazionale “La Vigna”. Il triangolo come raffigurazione della Divina Dimora, e il quadrato come Unione con il Divino. Col neon acceso, specie il triangolo mi sembrava il simbolo dei Pink Floyd.

Ferruccio De Mori, con tre opere, che come la didascalia stessa dice, impegnative! Il dono della speranza; il dono della fede; il dono della libertà. Impegnative per davvero anche dal punto di vista compositivo, tutte in gres smaltato e con troppi simboli messi in evidenza, catene, spade, melograni, corone di spine e simboli religiosi con tanto di simbolo della pace per eccellenza…la COLOMBA!!!

Annamaria Targher, in questo periodo anche occupata nella mostra IO SONO DIVERSO, presenta due opere dal titolo Interlogo e Interlogo2, in entrambi il bacile che oltre all’acqua contengono l’Alfa e l’Omega, quindi i simboli di principio e fine. Dai bacili escono da un lato parole della nostra quotidianità e dall’altro espressioni più fumettistiche delle più comuni espressioni di meraviglia, dubbio e dolore.

Di Natalino Sonda il piatto in maiolica decorata che riproduce il motivo della Sorgente di acqua che vampilla per la vita eterna. Ancora una riproduzione tradizionale e con una tecnica che si inserisce nella grande tradizione della ceramica, come ad esempio quella di Deruta. Non amo in maniera particolare la realizzazione un po’ naif usata da Sonda.

Chiudo questa breve rassegna con Alberto Salvetti e le sue tre opere che ho visto anche nel suo studio. I tre tubi raku luminescenza interna. Il dono e i due autoritratti. I tubi sono in relazione con l’esigenza interna dell’artista di liberarsi dai giudizi e dai pensieri per consentire di divenire egli stesso uno strumento di comunicazione. Il tubo e i suoi collegamenti diventano il mezzo che comunemente usiamo per gli elementi di primaria importanza per la nostra vita.

Avete ancora una settimana per farvi una vostra personale idea di fede e libertà. Andarci di persona non costra proprio nulla, entrambe le esibizioni sono a ingresso libero!